Ultime della sera: “Essere prof tra presenza e DAD”

Un anno tutto da ricordare.

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
04 Giugno 2021 18:30
Ultime della sera: “Essere prof tra presenza e DAD”

“Mamma mia…è l’ultimo giorno di scuola…” Non ho dubbi che questo pensiero sia balenato in testa a molti che, questa mattina, aprendo gli occhi, si sono resi conto che l’anno scolastico 2020-2021 sia giunto al termine. Il 14 settembre 2020, giorno di inizio scuola per noi di Verona, sembra ieri ed oggi, 4 giugno 2021, il percorso termina. Un anno particolare, anomalo, difficile ma comunque bello che vale la pena raccontare con l’occhio di chi per nove mesi ha visto dalla cattedra l’alternarsi di banchi pieni e vuoti.

Perché settembre, quel mese che da sempre dà inizio al corso di un nuovo anno tra le mura scolastiche, è stato un mese ricco di speranze di fiducia; dopo un lockdown che per tre mesi ci ha lasciati tutti interdetti, chiusi in casa nella speranza di non contrarre un virus che ha causato una miriade di morti, il ritorno tra i banchi è stato visto come un momento di riscatto, di ritorno alla normalità, anche da parte di noi professori. Cimentarsi con la tecnologia non è stato facile ma se guardiamo all’anno scorso, sembrava una prova di breve durata: chiusi in casa davanti ad un computer, un po’ adrenalinici nel sentirci capaci di utilizzare un pc e una piattaforma, abbiamo dato del nostro meglio per garantire la formazione di quella generazione che, vale la pena dirlo, riteniamo il futuro del nostro Paese.

Nessuno si sarebbe aspettato, però, che nel giro di pochissimo tempo quel ritorno, tanto bramato di normalità, si sarebbe nuovamente fermato, senza una data certa di interruzione definitiva. Che poi di normalità è sempre difficile parlare: mascherine, distanziamento, gel igienizzanti e spray per disinfettare le cattedre ad ogni cambio d’ora…un kit di sopravvivenza che in breve tempo è diventato abitudine e che non è pesato perché, per un docente, non esiste cosa più importante che vedere de visu i propri alunni.

A seconda di quante classi si ha, il numero degli studenti può variare, certo è che un professore ricorda tutti i nomi, tutte le voci e tutti i visi e questo momento storico ci ha portato a privarci proprio di questo: i nomi sono diventati due iniziali dentro ad un cerchio, le voci sono state alterate dall’effetto di un microfono e i volti pixelati a seconda della qualità della webcam. Ma la cosa che mi ha fatto più specie sono state le aule; trovarsi a parlare davanti ad un monitor quando davanti a te erano presenti 30 banchi vuoti è stato un colpo emotivo.

È vero…quando parlavamo con gli studenti in presenza c’era sempre chi ripassava ansioso per l’interrogazione dell’ora successiva, chi guardava nel vuoto perché innamorato o stanco della nottata passata in piedi, in qualche modo erano da un’altra parte con la testa ma col corpo erano lì. Quei banchi vuoti, invece, denotavano un’assenza che, come si è soliti pensare e credere, pesa all’uomo quando prende coscienza che qualcosa che aveva non è più davanti a sé. La scuola in cui lavoro è una scuola cattolica in cui certe abitudini non sono imposizioni ma modi di vivere: uno di questi è la preghiera del mattino; il docente della prima ora recita una preghiera con la classe e poi inizia la lezione.

Immaginate cosa può voler dire collegare un pc, fare l’appello, recitare un Padre Nostro e sentire solo la propria voce: i microfoni degli studenti silenziati, qualcuno lo si vede recitare la preghiera dalla webcam e davanti a te il vuoto e il silenzio; credo sia stato proprio quello il momento in cui si è presa coscienza di una cosa: la tua voce racchiudeva tutte le loro, la tua preghiera era comunitaria e tu, docente, ti facevi traino delle loro emozioni, delle loro paure da quel momento fino a data da destinarsi.

Con il tempo l’emozione e lo sconforto della solitudine hanno lasciato spazio alla grinta, perché un ragazzo di 14 o 18 anni non può essere abbandonato a se stesso. Noi docenti non siamo dei meri registratori che riproducono con la voce delle nozioni e delle informazioni, siamo strumenti, insieme alle loro famiglie, di crescita e formazione e per maturare e crescere non si può essere da soli. Se già un anno scolastico normale risulta difficile in certi mesi, quest’anno la difficoltà si è triplicata. 

La costante incertezza di cosa sarebbe successo nei giorni e mesi futuri, il costante cambio di ritmo scolastico, ha reso il percorso fino a giugno estremamente provante e duro. Avete presente quando si va a camminare in montagna? Esistono due tipologie di scarpinate. La prima, quella che tutti hanno testato, inizia con calma e gradualmente aumenta la fatica. Ma nelle camminate montane avviene una cosa: ad un certo punto della salita si rompe il fiato. La difficoltà si spezza improvvisamente, si trova un ritmo e con quel ritmo si arriva in cima.

Accade a volte, però, che il percorso che facciamo ci impedisca di rompere il fiato perché il passo continua a cambiare e a velocità ravvicinata; non si riesce a prendere un ritmo e questo comporta una maggiore difficoltà di percorso. Questo secondo caso rispecchia l’anno scolastico 2020-2021: un inizio in presenza, interrotto dopo solo due mesi per un ritorno in DAD a cui non si riusciva a porre fine. Si stava in attesa di qualche DPCM nella speranza di un ritorno tra i banchi ma questo ritorno tardava ad arrivare…e quando i tempi si allungano entra in gioco una componente complicata: la rassegnazione.

“Prof, ma allora torniamo?” quante volte avremmo voluto dire “Sì” ma non era ancora il momento. La tristezza dell’incertezza ha cominciato a toccare anche noi che, per evidenti ragioni, non potevamo far trapelare ai nostri studenti; loro non dovevano perdere la vivacità che li contraddistingue e noi non potevamo calare nell’entusiasmo da trasmettergli. Perché, a conti fatti, stiamo parlando di una generazione tecnologica che ha visto la propria vita sovraccaricarsi di strumenti moderni a discapito della relazione umana.

Se avessimo mollato, se ci fossimo arresi, a loro cosa sarebbe rimasto? Per cui ci siamo fatti forza l’un l’altro e abbiamo continuato la strada, aspettando chi magari era più lento a camminare, mettendo una mano sulla spalla a chi diceva “non ce la faccio più”, stringendo la mano a chi si fermava. Fortunatamente, buona parte del secondo quadrimestre l’abbiamo fatto con una presenza al 50% e poi al 70%. Quest’anno scolastico è stata una cordata che, alla fine, è riuscita ad arrivare in cima. E dall’alto della vetta il panorama non delude mai.

Nessuno è rimasto indietro, la fatica ha lasciato spazio ai sorrisi e ad un respiro a pieni polmoni. Tutto si rasserena, come sempre, dopo che la vita ci mette davanti delle prove difficili. Ho aspettato oggi per concludere questo pensiero. Stamattina, le classi quinte hanno letto una lettera a noi docenti. Loro hanno raggiunto la vera meta ed ora gli aspetta un’altra montagna da scalare, il loro futuro. Non sono mancate le lacrime, anzi. La commozione è stata tanta. Ma una cosa è emersa e per nulla secondaria: hanno avuto un pensiero per ognuno di noi, ricordando molti momenti di quotidianità vissuti insieme.

Quello che più colpisce è che a loro è rimasto il nostro insegnamento per la vita e non il mero nozionismo: si sono appassionati alle materie, si sono sentiti compresi nei momenti di difficoltà, si sono interrogati su cosa vogliono diventare e ognuno di noi porterà nel cuore ciascuno di loro. Perché uno studente non è semplicemente un numero, è un seme nascosto nella terra da innaffiare e da scaldare; da mettere nelle condizioni di poter germogliare e crescere e una volta fatto ciò possiamo sederci a guardare una meravigliosa fioritura.

Quei fiori sono sopravvissuti alle intemperie e ora diventeranno un tappetto coloratissimo e profumato. Il Covid non li ha indeboliti ma ha reso i loro steli ancora più robusti, perché è nella difficoltà che riscopriamo l’amore e il bene, unica fonte di salvezza irrinunciabile per l’uomo. Ora vi resta solo che sbocciare. Buona vita.

di Valentina ARDUINI

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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