“Una punta di Sal”. Turismo e Satiro Danzante

Il turismo a Mazara del Vallo e la statua bronzea del Satiro Danzante che andrebbe maggiormente valorizzata

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
08 Agosto 2021 10:10
“Una punta di Sal”. Turismo e Satiro Danzante

Ritornano i turisti a Mazara? A dire il vero, in questi giorni c’è un certo risveglio. Si vedono gruppi di diversi Paesi europei che visitano la città e, principalmente, le monumentalità ed il Satiro danzante che fa registrare una buona affluenza pur con i problemi connessi con la pandemia. Ha rischiato anche di finire in America ma fortunatamente è finito a Mazara. Un museo, tra l’altro, chiuso per molti mesi nel 2019 e nello scorso anno e che ha riaperto i battenti da qualche mese senza alcun fragore pubblicitario.

Siamo lontani dai dati del 2018, ultimo anno censito dall’ufficio turistico provinciale, in cui è spiccato il boom di Mazara del Vallo, che ha trainato il comparto in termini di percentuali, con altri piccoli centri. La città del Satiro ha registrato il +28,2% di arrivi e +56,86% di presenze nel 2018 rispetto al 2017: circa 10 mila arrivi e 60 mila presenze in più. La permanenza media di Mazara è stata in linea con la media provinciale: 3,6%. Vogliamo anche ricordare che il presidente della Regione Musumeci nell'ultima sua visita a Mazara del Vallo, nel mese di ottobre del 2019 in Capitaneria di Porto per annunciare l'inizio dei tanti attesi lavori di escavazione del porto canale (una storia penosa tutta siciliana), appena seduto al centro del tavolo delle autorità chiese al sindaco Salvatore Quinci informazioni sul museo del Satiro sottolineando la necessità di un maggiore impegno da parte di tutti per la sua ulteriore valorizzazione, dimenticando, forse, che il museo del Satiro è di proprietà della Regione che ne ha anche la gestione.

Il Museo del Satiro è un simbolo della cultura mediterranea. Espone, oltre la preziosa statua, il patrimonio sommerso recuperato nel canale di Sicilia che testimonia come le migrazioni, lungo le rotte del Mediterraneo, siano sempre esistite. Il suo bacino conserva la nostra storia, memoria e identità.

La statua ha trovato la sua collezione nel Museo nel 2005, dopo la fine del suo restauro, effettuato dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma. Come desiderava il compianto Sebastiano Tusa, è auspicabile che il settore della ricerca archeologica subacquea sia incrementato per restituire arte e bellezza che giace nei fondali. Fatto che pone, al centro del Mediterraneo, problemi di diritto internazionale. Con ogni probabilità il Satiro aveva ‘compagni di viaggio’. Infatti è ipotizzabile che fosse inserito in un gruppo con altri Satiri e Menadi uniti da un rito in una vorticosa danza orgiastica tipica del ciclo dionisiaco e riscontrabile in numerosi confronti iconografici.Nonostante ciò l’opera costituisce un unicum per le sue dimensioni (inferiori a quelle di altri cicli dionisiaci), per la sfida sul piano statico e la morbidezza del modellato.Altri oggetti rinvenuti nelle acque del canale di Sicilia sono esposti al Museo.

Il Satiro ha rischiato di finire in America. Ventitrè anni fa, nella notte tra 4 e il 5 marzo 1998, al largo delle coste di Mazara del Vallo, il peschereccio Capitan Ciccio, condotto da Francesco Adragna, riportò a galla il Satiro danzante, una statua di bronzo del V secolo A.C. un originale manufatto dell'epoca greca. Ed è stata una fortuna perché la statua poteva essere “pescata” da Robert Ballard , oceanografo e archeologo statunitense, e poteva finire in America. La storia inizia nella primavera del 1997.Capitan Ciccio pescava casualmente dai fondali del Canale di Sicilia, nel mare tra Pantelleria e l’Africa, una gamba bronzea flessa e,  successivamente, il busto del satiro, trasportato a Mazara in gran fretta e senza “chiasso” nell’ex Collegio dei Gesuiti e immerso in una vasca alla vista di studiosi (primo fra tutti Sebastiano Tusa), tecnici, giornalisti e politici.

Era stata una scoperta sensazionale. Un pezzo di storia che riemerge dal mare a distanza di secoli che avrebbe potuto dare altre scoperte perché sempre a luglio del 1997, nello stesso spazio di mare del rinvenimento della gamba, venne organizzata, in collaborazione con la Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo, una ricognizione tramite sonar a scansione laterale: dai risultati emerse che il tratto di mare era pesantemente “arato” dalle reti a strascico. Su questo fondale piatto vennero isolati alcuni “target”, ovvero alcuni elementi non pertinenti al fondale marino e definibili come masse anomale, anche metalliche.Sembrava che le indagini avessero colto nel segno, ma d’altra parte nulla di nuovo era stato scoperto.

Ma quell’anno 1998 fu la fortuna del ritrovamento del satiro perché nell'estate del 1997 lo statunitense Robert Ballard dava notizia della scoperta, nei fondali del canale di Sicilia antistanti Mazara del Vallo, di 8 relitti. L'annuncio ufficiale del ritrovamento veniva dato a Washington, presso la sede della National Geographic Society. Ballard si era avvalso dell'impiego del sommergibile a propulsione nucleare Nr-1 (messo a disposizione dalla Marina degli Stati Uniti), equipaggiato con un rivelatore sonar ad ampio raggio, e aveva localizzato i relitti a circa 800 m di profondità in un'area di circa 32 km².

L'équipe di Ballard, grazie alla guida a distanza del sommergibile Jason, effettuava un campionamento di 115 reperti. Ed era l'analisi di questi oggetti a consentire una prima datazione delle navi. Cinque relitti erano di epoca romana (la loro cronologia abbraccia un arco temporale compreso fra i sec. II-I a.C. e il sec. V d. C.), uno risaliva all'età islamica (sec. VIII-IX) e gli ultimi due erano resti di navi moderne, affondate verosimilmente nel sec. XIX. Il relitto più interessante era quello della più antica delle navi romane, databile fra la fine del II e gli inizi del sec.

I a. C. Lunga circa 30 m, giaceva sul fondale in eccellente stato di conservazione e doveva avere il carico suddiviso in due parti: una a prua e l'altra a poppa dell'albero maestro. Tra i manufatti che ne facevano partestoviglie, vasellame in bronzo e almeno otto tipi diversi di anfore, destinate al trasporto di vino, olio, frutta conservata e salsa di pesce (il famoso garum, che andava di gran moda sulle tavole dei Romani). Se Ballard, nelle sue ricerche, si fosse spostato di qualche miglio, il Satiro sarebbe stato dirottato in America.

Lo afferma, tra l’altro, in una relazione consegnata alla National Geographic Society. “Nel marzo 1998 – scrive - ancora nelle acque antistanti Mazara del Vallo, le reti di una imbarcazione da pesca in alto mare hanno portato in superficie una statua di bronzo frammentaria che giaceva a quasi 500 metri di profondità. Si tratta di un torso che è stato in un primo tempo ritenuto un ritratto del dio dei venti Eolo, ma del quale si è successivamente proposta una più credibile identificazione come satiro (soprattutto alla luce della forma appuntita delle orecchie), impegnato in una danza e forse facente parte di una più ricca scena, quale per esempio un corteo dionisiaco.

Qualche tempo prima, lo stesso peschereccio, nella stessa area, aveva “pescato” una gamba in bronzo che si è rivelata essere l'arto inferiore sinistro della medesima opera. Dalla testa al tallone la statua misura 2,42 metri e si tratta perciò di un ritratto a dimensioni maggiori del vero. Il satiro è stato ritratto nel momento in cui esegue una rapida piroetta da sinistra a destra; la gamba sinistra è flessa all'indietro e il peso del corpo poggiava sulla destra, ancora mancante; le braccia, anch'esse mancanti, dovevano seguire il movimento del corpo.

Sulla schiena è stata rilevata la presenza di un foro, che doveva corrispondere all'attacco della corda, mentre il volto conserva le pupille di avorio che erano state inserite nelle orbite secondo un uso tipico della bronzistica antica. Sulla testa una folta chioma dorata al vento. Bellissima”.

Salvatore Giacalone

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