“Un punta di Sal”. “La classe operaia va in paradiso”…Sempre e comunque

Questa settimana Salvatore Giacalone ripercorre alcuni momenti salienti delle lotte della classe operaia siciliana

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
04 Aprile 2021 13:14
“Un punta di Sal”. “La classe operaia va in paradiso”…Sempre e comunque

Le lotte di una volta, quella contadina e l’altra industriale, ormai fanno parte di un passato, purtroppo dimenticato. Lo vogliamo far rivivere con una premessa: in questo momento, nel mezzo della pandemia, si parla molto di crisi della politica, tanto che il Governo Draghi è visto come una fase di tregua utile ai partiti per ridefinirsi. In realtà, prima ancora che i partiti appaiono in crisi, tutti i grandi gruppi intermedi e, tra questi, innanzitutto i sindacati, sembrano, in particolare questi ultimi, che più che agire, piaccia guardare ciò che succede, quando invece bisognerebbe tirare su le bandiere come accadeva negli anni del dopo guerra.

Forse perché i sindacati, da un lato, vivono una crisi non nata con la pandemia, ma molto più antica, e, dall’altro, la loro crisi interessa una parte sempre più ridotta della collettività.L’ultima imponente manifestazione sindacale fu quella organizzata da Cofferati nel 1994, contro la riforma Berlusconi delle pensioni che, dopo alcuni anni, sono state colpite ben più duramente, senza alcuna significativa protesta.

Nel frattempo, si sono verificati altri due fenomeni imponenti, che hanno ulteriormente rivoluzionato il mondo del lavoro: la globalizzazione e l’avvento di Internet. Il primo fenomeno ha, tra l’altro, avuto l’effetto di accentuare il fenomeno dello spostamento in paesi lontani dall’Italia della produzione di beni. Per le poche fabbriche restate in Italia, poi, la proprietà è in molti casi passata a gruppi esteri, insensibili agli effetti in Italia di una lotta sindacale non proprio dura.

Siamo lontani negli anni e nel pensiero dei I Fasci siciliani e del Partito Socialista dei lavoratori. Una delle pagine di storia più importanti della Sicilia, caduta però nell’oblio.La vogliamo fare riemergere perché quegli operai –patrioti, morti per la causa del lavoro e della libertà- riaccenda la passione della lotta di classe a difesa dei diritti, per accedere al suo “paradiso” terrestre, al suo benessere, una risposta alla eterna disoccupazione.La storia inizia con la nascita del Partito dei Lavoratori Italiani nel 1892.

La combattività operaia cominciò ad aumentare con effetti particolarmente significativi in Sicilia dove il movimento prese il nome di Fasci siciliani. Francesco Crispi, siciliano di Ribera, capo del governo, volle affrontare subito la situazione dei Fasci che stava per scoppiare. Le proteste erano in tutta l’isola, la classe operaia si fece sentire. Il primo compito del siciliano Crispi, come presidente del Consiglio, fu quello di affrontare questi operai inquieti e irrequieti. Vennero spediti in Sicilia 40.000 soldati, furono istituiti tribunali militari, vietate le riunioni pubbliche, confiscate le armi, introdotta la censura sulla stampa e proibito l'ingresso all'isola ai sospetti. A febbraio il consenso parlamentare cominciò a calare e Crispi si difese appellandosi alla difesa dell'unità nazionale, dato che i rivoltosi avevano secondo lui intenzioni separatiste.

Recuperò il consenso e pochi giorni dopo ottenne ancora una larga fiducia alla Camera. Il movimento dei Fasci siciliani fu sciolto lo stesso 1894 e i capi arrestati. Nell’ottobre dello stesso anno fu sciolto anche il Partito Socialista dei lavoratori. Centinaia i morti per la causa. Il 4 gennaio 1894, il capo del governo italiano, Francesco Crispi, decretò lo stato d’assedio, dando pieni poteri civili e militari al generale Morra di Lavriano per mettere a ferro e fuoco l’Isola.

Gli ordini di Crispi (ironia della sorte, pure lui siciliano e con un passato di “rivoluzionario” mazziniano) furono chiari: sciogliere tutte le sezioni dei fasci, arrestarne i capi e sottoporli a processo davanti ai tribunali militari, riportare ad ogni costo l’ordine nelle campagne siciliane. Prima di lui, il liberale Giovanni Giolitti, nonostante le sollecitazioni dei proprietari terrieri e dei gabelloti mafiosi siciliani, si era rifiutato di scioglierli. Ma, nel dicembre 1893, il siciliano Crispi, inviò le truppe nei comuni più “caldi”, con l’ordine di sparare sui contadini ai primi accenni di protesta.

Ricordiamo alcuni morti: 1894. 1 gennaio. A Pietraperzia durante una manifestazione contro le tasse comunali, i soldati sparano sulla folla: 8 morti, tra cui una bambina, e 15 feriti.

A Gibellina manifestazione contro le tasse comunali. Alcune guardie campestri e i soldati aprono il fuoco (i militari senza squilli di tromba): 14 morti tra i manifestanti. Il pretore Tommaso Casapinta, che erroneamente si credeva che avesse ordinato il fuoco, viene ucciso a sassate e bastonate.Lo stesso giorno a Belmonte Mezzagno (Palermo) scontro tra soldati e manifestanti. Due morti: il soldato Francesco Sculli e il contadino Stefano Monte. 16 gennaio 1922. A Paceco vengono uccisi Domenico Spatola, militante comunista, Mario e Pietro Paolo Spatola, figli del dirigente comunista Giacomo, protagonista delle lotte contadine fin dai Fasci siciliani.

23 gennaio. A Castelvetrano ferito in un agguato Tommaso Mangiapanello, organizzatore delle lotte agrarie e assessore comunale socialista. Muore il giorno dopo, 16 febbraio, a Dattilo-Paceco viene ucciso Antonino Scuderi, consigliere comunale socialista e segretario della locale Società Agricola Cooperativa. 10 giugno. Sulla strada provinciale per Monte San Giuliano (l’attuale Erice) viene ucciso Sebastiano Bonfiglio, sindaco socialista del paese. Membro della direzione del Partito socialista, era uno dei più significativi organizzatori delle lotte contadine e della resistenza al fascismo.

Una carneficina, insomma, con migliaia di morti in tutta la Sicilia.

4 aprile 1949 a Mazara muore il bracciante Francesco La Rosa durante un interrogatorio nella caserma dei carabinieri. In quel tempo sindaco di Mazara era Girolamo D’Andrea che riuscì a spegnare qualche focolaio. I contadini organizzati posero con forza il problema dell’ammodernamento dell’agricoltura della Sicilia, ancora caratterizzata da latifondi incolti o mal coltivati, nelle mani di poche ricchissime famiglie, che li affittavano ai gabelloti mafiosi, i quali – a loro volta – li spezzettavano in piccoli lotti per subaffittarli ai contadini.

Erano quest’ultimi a lavorare la terra fino a 16 ore al giorno, ricavandone appena il necessario per sopravvivere. Una situazione insostenibile. Fu per questo che i contadini posero il problema di contratti agrari più equi e di trasformazioni colturali radicali.Eppure, ancora oggi molti manuali scolastici non dedicano al movimento dei Fasci neanche una riga. In tutti i comuni, invece, c’è una via dedicata a quel Francesco Crispi, che represse nel sangue il movimento, fece sciogliere i Fasci e arrestare i suoi capi.

Provocatoriamente, oggi i siciliani democratici potrebbero (con qualche ragione) chiedere a tutti i municipi dell’Isola di cancellare le vie e le piazze intitolare a Francesco Crispi, per reintitolarle ai Fasci dei lavoratori.Ma, anche senza arrivare a questi eccessi, le organizzazioni palermitane della Cgil, dell’Anpi, dell’Arci e di Libera, hanno redatto ed approvato un documento, con cui chiedono ai sindaci e ai consigli comunali della Sicilia di intitolare una strada o una piazza ai Fasci dei lavoratori, «allo scopo di onorare e di rendere giustizia storica alle migliaia di donne e di uomini che lo animarono».

La proposta vale anche per il comune di Mazara del Vallo e dei centri limitrofi.

Salvatore Giacalone

P.S. “La classe operaia va in paradiso” (in copertina la locandina ) è un film del 1971 diretto da Elio Petri, con Gianmaria Volontè, vincitore del Grand Prix per il miglior film al Festival di Cannes 1972. Dichiarazione di ElioPetri: “Con il mio film sono stati polemici tutti, sindacalisti, studenti di sinistra, intellettuali, dirigenti comunisti, maoisti. Ciascuno avrebbe voluto un'opera che sostenesse le proprie ragioni: invece questo è un film sulla classe operaia”

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