Ultime della sera: “Ho perso il mio bimbo” urlava un anno fa la mamma di Joseph”

Il Mediterraneo: un mare di diritti

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
05 Ottobre 2021 19:00
Ultime della sera: “Ho perso il mio bimbo” urlava un anno fa la mamma di Joseph”

Era il 12 novembre 2020 quando un naufragio all'interno del nostro Mar Mediterraneo toglieva la vita a quasi 100 persone che dall'Africa avevano intrapreso l'avventura di arrivare in Europa.

Il Mar Mediterraneo, un mare di diritti ma i punti di vista sono tanti perché mentre alcuni diritti vengono garantiti, vengono meno invece i diritti al lavoro ed ancor prima alla vita.

I diritti 3 e 4 dell'ONU recitano così: ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della sua persona. Nessuno potrà essere tenuto in schiavitù né in servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi sono proibiti in tutte le loro forme.

Spesso purtroppo ciò che è scritto non sempre viene però mantenuto.

Ne ho parlato nello scorso articolo del 23 settembre dove affrontavo proprio la bellezza ma anche la crudeltà di questo Mare.

Il 12 novembre 2020 ricorderete sicuramente questa data ma ricorderete più di tutti l'urlo di una mamma africana: “Ho perso il mio bimbo”: urla la madre di Joseph, soli sei mesi vissuti, un futuro tutto da scrivere e che invece si ferma nelle acque di un mare che travolge e uccide. E’ l’ultima storia di una tragedia dell’immigrazione, raccontata tante volte. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha parlato di 74 vittime al largo della Libia, in 120 venti erano a bordo dell’imbarcazione, 47 i sopravvissuti. Stesso luogo e altri 20 migranti in un secondo naufragio reso noto da Medici senza frontiere.

Il giorno dopo, il 13 novembre la Guardia costiera italiana aveva soccorso e portato a Lampedusa i 169 migranti che viaggiavano a bordo di due imbarcazioni segnalate dalla rete Alarm Phone. Una motovedetta partita per soccorrere una prima imbarcazione con 90 persone a bordo aveva intercettato la seconda con altri 79 e poi dopo il trasbordo ne aveva recuperati altri 90. In zona c'erano anche 4 o 5 barchini, soccorsi da unita' della Guardia di finanza con l'assistenza di un'altra motovedetta della Guardia costiera.

Oggi non voglio spendere tante parole perché sono convinto che non sempre servano a qualcosa ma sono convinto che possano quantomeno servire a far conoscere, a quanti hanno il piacere di leggermi, le tristi vicende che assediano il nostro mondo che si trova appena dietro l'angolo. Per questi motivi vi riporto un'intervista fatta dal VaticanNews un anno fa a Mons. Domenico Mogavero vescovo di Mazara.

“C'è un proverbio siciliano che dice: “Occhio che non vede, cuore che non si addolora”. Questa volta abbiamo visto e abbiamo visto tutti, ma ho il timore che i cuori siano rimasti allo stato di durezza nel quale si trovavano. A me ha provocato angoscia il grido di quella mamma (ndr. La mamma di Joseph, il bimbo di sei mesi annegato). Mi ha richiamato il grido biblico di Rachele che urla il suo dolore e non vuole essere consolata perché il figlio non le sarà più dato. Ecco questa è un'immagine, credo esemplare, in questo momento.

Di fronte a tanto dolore, noi restiamo tutti indifferenti, è una pagina di cronaca che prima la archiviamo e meglio è per tutti: questo è il pensiero di quelli che vogliono scaricare la propria coscienza, la propria responsabilità. Io qui da pastore dico che non possiamo voltarci dall’altro lato, prendo in prestito le parole di Papa Francesco, è la globalizzazione dell'indifferenza. Quanto sono attuali ancora oggi le parole del Papa a Lampedusa nell'ottobre del 2013. Quello che succede ci lascia assolutamente freddi e distaccati.

C’è soltanto la Open Arms, nessuno si muove e la gente continua a morire e che non si dica che i migranti debbono stare dalle loro parti, perché così siamo in pace noi e sono in pace loro. Come facciamo a stare in pace di fronte a questa ecatombe che quotidianamente insanguina il Mediterraneo? Il nostro cuore piange però noi possiamo soltanto alzare la voce di fronte a una indifferenza generalizzata del mondo della politica, oltre che della cultura e purtroppo, ahimé, anche di tanti nostri fratelli nella fede.”

L'appello di mons.Mogavero:

“L’appello è all’umanità. Quando ti muore un fratello o una madre o una sorella o un figlio nessuno resta indifferente. Non lo è per noi di fronte a questi morti, che sono persone che ci appartengono, sono la nostra stessa carne anche se hanno un colore della pelle diverso e hanno un'origine diversa ma restano nostri fratelli. Come il nostro cuore non si può commuovere di fronte a tanta tragedia? Allora c'è il problema della soluzione immediata dell'accoglienza, ma c'è il problema grande del fenomeno migratorio, che non è iniziato ieri e non finirà domani, e che deve essere affrontato a livello internazionale, con una concertazione politica, economica e culturale tra le nazioni e tra coloro che, nelle istituzioni internazionali, hanno la possibilità di orientare la riflessione e anche le scelte politiche e diplomatiche.”

di Roberto MARRONE

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

Per contatti, suggerimenti, articoli e altro scrivete a: amicidipenna2020@gmail.com

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