Ultime della sera. Lo “spettacolo” del Mediterraneo

Un grande palcoscenico tra fortune e tragedie

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
23 Settembre 2021 19:05
Ultime della sera. Lo “spettacolo” del Mediterraneo

Il mare Mediterraneo, il più bello al mondo. Le sue coste ci regalano i migliori paesaggi e i migliori tramonti ma purtroppo è il più difficile da percorrere e non perché il vento non è a favore o l'acqua in sé non è attraversabile ma perché da ormai troppi anni il Mediterraneo è un palco sopra la quale vengono rappresentate fin troppe tragedie.

Nei Tg italiani, ma anche in quelli stranieri, tutti gli altri mari che bagnano lo stivale sono quasi mai citati, come se non esistessero, come se in Italia vi fosse solo il mare Mediterraneo. Fin dal suo principio è stato culla di grandi civiltà, da questo mare sono passati quasi tutti i popoli della terra ed attraverso esso hanno edificato, costruito intere popolazioni. Praticamente il Mediterraneo è un tesoro d'inestimabile valore. Nel saggio "Il Grande Mare" David Abulafia spiega il ruolo storico del Mediterraneo come terreno d'incontro tra civiltà e di scontro tra imperi, che prosegue dall'antichità ai giorni nostri.

Il Mediterraneo è il mare attorno cui si sono concentrate la maggior quantità di civiltà che hanno contribuito al progresso dell'umanità dell'antichità ad oggi, le tre grandi religione monoteiste, la più ampia varietà di lingue, culture, contatti umani, le più intense rivalità tra potenze dallo scontro tra Roma e Cartagine all'attuale "nuovo bipolarismo" tra Stati Uniti e Cina. Mare tra le terre ma anche mare tra gli oceani. Per secoli commerci, conflitti, contatti umani, contaminazioni culturali e religiose, idee e "saperi" hanno viaggiato sulle acque di un mare che, nella sua interezza, ha visto navigatori esperti solcarlo fin dalla notte dei tempi.

Quello che solo per Roma fu il Mare Nostrum è stato terreno di competizione acceso e crocevia di civiltà, oggetto del desiderio di alcuni popoli e terrore di altri, timorosi di assalti e invasioni.

Mazara del Vallo, ultima città d'Italia chiamata dai popoli africani “africa bianca” perché a dividerci da loro è soltanto il Mediterraneo, ne è testimone secolare di questo racconto infinito perché da essa sono passati molti dei popoli su citati e l'hanno resa seppur così piccola, una città culturalmente enorme, ed essa è stata ed è ancora oggi protagonista e attenta osservatrice di ciò che accade all'interno del Mare.

Poniamoci una domanda, quanto è importante il Mediterraneo per la nostra civiltà mazarese? La risposta è semplice: tanto!

Attorno al Mediterraneo si è costituita la nostra città con i suoi abili pescatori che hanno reso Mazara primo porto peschereccio d'Italia nel quale pescare il pesce più rinomato del mondo ma soprattutto l'oro più rinomato del mondo, quello rosso: sua maestà il gambero.

Il Mediterraneo per molti anni ha abbracciato il Satiro Danzante che sempre i nostri abili pescatori hanno recuperato e portato agli splendori rendendolo il simbolo della nostra magnifica città.

Ma purtroppo come in passato i conflitti ci sono sempre stati e sempre ci saranno.

Basti pensare alla Libia che da decenni minaccia proprio i nostri pescatori mitragliandoli e addirittura rapendoli ed imprigionandoli. Ormai risaputa ovunque la prigionia per 108 giorni dei nostri pescatori. Ma in questo rinomato palco sul mare non si “esibiscono” solamente i pescatori, i libici, le economie di tutto il mondo con i loro popoli, ma con enorme amarezza e tristezza anche migliaia e migliaia di vite umane che cercano di trovare un barlume di speranza e di appoggio da noi “africani bianchi” e che spesso per tante ragioni non riescono neanche a superarlo questo tratto di mare. Ad intervenire sono ONG, militari italiani ma anche pescatori mazaresi che oltre ad inseguire il diritto al lavoro, aiutano il prossimo a raggiungere il diritto alla vita.

Nel 2016 un numero eccezionalmente elevato di rifugiati e migranti ha cercato di raggiungere le coste europee attraverso il Mediterraneo centrale. Nello stesso anno, su tale rotta, sono state segnalate oltre 181 000 persone, la maggior parte delle quali ha raggiunto l’Italia. Il 2016 è stato un anno record anche per il numero di vite perse in mare: più di 4 500 persone sono annegate nel tentativo di attraversamento. Il Mediterraneo centrale è tornato ad essere, per migranti e rifugiati, la principale rotta per raggiungere l’Europa, come accadeva prima dell’ondata di arrivi attraverso il Mediterraneo orientale, alla fine del 2015 e all’inizio del 2016. I costi di questa situazione in termini di sofferenze umane sono inaccettabili.

Spunti di riflessione:

Per quanto ancora dovremmo assistere a queste sofferenze? Per quanto ancora metteremo un muro contro i nostri amici “africani neri”? Quante vite dovranno ancora morire prima che l'Europa intera si svegli? Perché la vita altrui vale meno rispetto alla nostra? Probabilmente la colpa la nostra scetticità è causata da coloro che ci lucrano e mettono il proprio “IO” prima di ogni cosa? Oltre questo tema a quante tragedie ancora dovremmo assistere sul nostro Mare?

Quanto sarebbe bello se ognuno di noi vivesse su questa terra pensando un po di più al prossimo che non sia per forza straniero o che non sia per forza italiano?

Sarebbe sicuramente un Mediterraneo migliore di cui si potrebbero ricordare solo belle vicende contornate da paesaggi e mete mozzafiato invidiabili da tutto il mondo.

Don Pino Pugisi assassinato dalla mafia diceva sempre: “Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto!”

In copertina come spunto di riflessione una foto pubblicata sull'agenzia di Stampa nazionale “Dire”.

di Roberto MARRONE

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

Per contatti, suggerimenti, articoli e altro scrivete a: amicidipenna2020@gmail.com

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