Tribù digitali

Una riflessione filosofica, per cominciare l’anno nuovo, tratta dal saggio Tecno_Evo, su pandemia e digitale

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
13 Gennaio 2022 18:50
Tribù digitali

E' da poco uscito il mio primo saggio Tecno_Evo - Manuale d'istruzioni per un ventennio sospeso. I quattro lustri a cui mi riferisco sono quelli che muovono dal 2001 fino al recente 2022. In occasione del nuovo anno incipiente, mi sembra interessante condividere con voi, in anteprima, un mix di paragrafi del libro inerenti a questa situazione; tra pandemia, nuova ondata, quarantene e crisi esistenziali di una generazione "sospesa":

“Si deve cominciare dalla sostanza, eterna e immutabile.

E questa sostanza, in questo caso, siamo NOI. E allora guardiamoci... siamo ectoplasmi che vagano sorridenti ma spesso defunti per la maggior parte del #tempo: sempre uniti e connessi ma soli nell’imo del nostro spirito maledetto. Siamo una folla solitaria (The Lonely Crowd) ma legata l’una all’altro da onde virtuali. Siamo atolli in un arcipelago infinito... E la pandemia globale non ha fatto altro che esacerbare questa solitudine connessa e condivisa – per utilizzare termini che dalla sociologia sono inglobati ora per osmosi nel vocabolario digitale.

Quante volte ci siamo ritrovati soli nella stanza, con noi stessi, in quei rari momenti di heideggeriana autenticità, a pensare che nessuno dei nostri mille contatti digitali fosse reale? Quante volte ci siamo sentiti abbandonati da tutti proprio forse perché digitalmente amati e stimati da tutti?

La rete tende a creare infatti un’allucinazione perenne – un’illusione continua di socialità condivisa. Non è reale. È collisione fluida di interazioni volatili. È iper-reale.

Siamo soli, dunque.

E troppe volte la storia del pensiero dimentica, concentrandosi sopra sofismi lontani chilometri dalla realtà quotidiana, che l’uomo è principalmente solo. Ed è questa la scintilla malata che ci ha sempre spinto a stabilire contatti, forgiare società, costruire ponti.

Al contempo, esiste una spinta opposta, solipsista e autolesionista, che porta l’essere umano a isolarsi e immergersi nell’autocommiserazione di non poter essere compreso.

Ogni agglomerato sociale è simbolo del perfetto equilibrio tra queste due pulsioni ancestrali e antitetiche. È banale, sì, ma ognuno può ritrovarsi in questo rozzo schema. All’interno della società, alcuni gruppi hanno imitato una dinamica di equilibrio proliferando. Chi non introietta questo paradigma, invece, si esclude volontariamente.

L’antropologo e filosofo francese della seconda metà del Novecento René Girard scrive infatti che:

Le minoranze etniche e religiose tendono a polarizzare contro di sé le maggioranze. Vi è in questo un criterio di selezione vittimaria certamente proprio a ogni società, ma transculturale nel suo principio. Non c’è, quasi, società che non sottometta le proprie minoranze, i proprio gruppi mal integrati o anche semplicemente distinti, a certe forme di discriminazione [...].

Negli anni, naturalmente, la forma di aggregazione, affiliazione, comunione, condivisione e diffusione di codesti vessati dalla vita è cambiata non poco. Il contenuto, invece, o per meglio dire l’humus del disagio, è rimasto sempre lo stesso. La rete ha unito i soli con i soli contro gli altri, in un social network dell’astio – la greve agorà dove postare misfatti: dalle proprie memorie alle esecuzioni in diretta. Ma il seme è rimasto sempre lo stesso."

di Alessandro Isidoro RE

La rubrica Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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