Misteridicittà/Presenze occultate nelle profondità del mare causa di incidenti di pescherecci?

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
28 Giugno 2015 13:43
Misteridicittà/Presenze occultate nelle profondità del mare causa di incidenti di pescherecci?

Ieri si è svolta una cerimonia per ricordare il 35esimo anniversario della strage di Ustica: ottantuno vittime, passeggeri ed equipaggio dell'aereo Itavia precipitato nel Tirreno. “Nel trentacinquesimo anniversario della tragedia che ha fortemente segnato la storia recente del nostro Paese desidero esprimere a lei, gentile Presidente, e all'intera Associazione la mia vicinanza, nel ricordo delle vittime. Rievocare Ustica non significa solo alimentare la memoria di coloro che sono stati strappati ingiustamente alla vita e agli affetti, ma riaffermare l'impegno di perseverare nella ricerca tenace di una verità finalmente univoca sull'accaduto”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio inviato al presidente dell'Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti.

 

“Faccio mia la stringente domanda di giustizia che sale sia dalle famiglie così duramente segnate per la perdita dei loro cari sia dalla coscienza civile dell'intero Paese affinchè, anche a livello internazionale –ha aggiunto il Capo dello Stato - venga overosamente assicurato un contributo atto a rimuovere le troppe pagine di opacità che continuano a pesare sulla nostra vita democratica e che attendono risposte. Con questa consapevolezza e con questo auspicio, invio a tutti il mio cordiale, partecipe saluto”.

Le parole del Presidente Mattarella appaiono “coraggiose” in merito alla vera causa che provocò quella strage nei cieli del basso Tirreno, ma al tempo stesso risultano dettate dalla circostanza dinnanzi ad un mistero che ancora ad oggi appare per buona parte celato negli abissi e nella memoria di quanti sanno. Ormai è fuor di dubbio che l’aereo di linea fu bersaglio non voluto di un veicolo militare straniero ma alleato. Purtroppo la verità dei fatti ed i responsabili diretti della strage in questi lunghissimi anni sono stati coperti da un segreto celato da poteri forti, anzi fortissimi, che hanno “tappato la bocca” a quanti sapevano cosa realmente avvenuto quella sera del 27 giugno 1980.

Di casi come quelli di Ustica, forse non di proporzioni tali da ricevere la stessa visibilità mediatica, ne sono successi diversi, molti di questi hanno visto come “scena del crimine” le acque del Mediterraneo Centrale e vittime pescatori intenti a fare null’altro che il loro lavoro, un lavoro tramandato da generazioni e che ha visto l’acquisizione di un patrimonio di conoscenze circa le zone di pesca storicamente battute.

Il Mar Mediterraneo fin dalla sua costituzione fisico-geografica è stato tesoro di molti popoli, la sua ricchezza sta nel contenuto e il suo potere nelle sue coste che come un arcobaleno cangiante nel tempo, offrono alla vista una moltitudine di bandiere, (27 ad oggi, che per alcuni sarebbero anche troppe), e se volessimo percorrerne i 46 mila chilometri di perimetro, godrebbero di tale meravigliosa varietà tutti e cinque i nostri sensi.

Tuttavia è nella natura dell’uomo far nascere discordia dalla diversità, perché chi è diverso porta con sé una verità meno vera della nostra, da qui al dominio il passo è breve, al desiderio di controllo, e più si è andati avanti con l’evoluzione della tecnologia, più il nuovo scenario di dominazione se ne è servito per far fronte a quel bisogno di essere un passo avanti, di non far scoprire i piani in atto che mirano sia a monitorare che spesso a destabilizzare per un proprio tornaconto l’equilibrio di determinati territori.

Ma il Mar Mediterraneo è una zona tanto ricca e ambita quanto delicata, poter essere presente e avervi accesso tramite organi di controllo sia ufficiali che segreti è un’opportunità che pochi si sono lasciati sfuggire perché vorrebbe dire non stare all’oscuro di tutto quello che sta succedendo, e di cose ne accadono in questo mare.

Dal suo ingresso con bandiera spagnola nello stretto di Gibilterra, dove l’oceano si trasforma in meraviglia, fino all’escamotage logistico del canale di Suez in territorio egiziano, veniva solcato da “bianche nuvole” che silenziose procedevano lente come a voler seguire il ritmo della natura che le ospitava, diverso si presenta oggi lo scenario affacciandosi dalle coste, a percorrerlo adesso rumorosi “edifici”.

Navi da crociera, mercantili, navi da guerra e pescherecci, navi che sono dimora ma troppo spesso tomba di chi il mare lo vive per vivere. Non ci vogliamo soffermare sulle tragedie del mare che quotidianamente ci hanno assuefatto alla vista di corpi galleggianti, o pezzi indistinti di pescherecci affondati in seguito a violente tempeste.Questo è un mistero più grande dell’uomo, è la natura che si manifesta e fine a se stessa ne risulterebbe un’analisi. Ma puntiamo all’ambizioso desiderio di far riflettere, al dovere di far restare a galla ciò che è comodo far abissare nel profondo oblio della memoria.

Karol, Esmeralda, Maria Laura, Furia dei Mari, Maria Madre, Pascoli, Socrate, Gianna, Rosa Gangitano, Anna Asaro, per citarne alcuni, pescherecci i cui equipaggi hanno vissuto storie che ai più sembrerebbero frutto di strane fantasie o indicibili complotti, ma molte di queste fantasticherie possiamo solo ipotizzarle, non tutti sono tornati a casa, italiani o africani, siciliani o tunisini, molti dei nostri protagonisti hanno trovato eterna dimora tra i flutti di quel mare che da sempre li ha nutriti nel corpo e nello spirito.Il mistero sta in ciò che li ha strappati alla vita, strani naufragi, sparizioni impossibili e tanto rapide da non poter dare nemmeno il tempo di lanciare un sos, soccorsi che non arrivano in tempo o che se lo fanno non riescono a trovare nessuna testimonianza della presenza dell’imbarcazione.

Nessun comitato o organizzazione nata per far luce sui fatti ha mai prodotto risultati che dessero una risposta chiara e soddisfacente, e questo come si sa è terreno fertile per le ipotesi. E’ risaputo ormai che non c’è bisogno di permesso per “pattugliare” una zona di mare purché si chiami con l’appellativo: “acque internazionali” e questo è sia imposizione di chi va a farci sequestri che di chi preferisce silenziosamente spiare, o peggio ancora eseguire delle esercitazioni.

Durante le esercitazioni, si sa, qualcosa può andar storto, si fanno proprio per evitare che accada ciò in caso di emergenza bellica o difensiva. Ma se qualcosa non va come previsto, per errore umano, le coordinate inserite per il lancio di un ordigno, la traiettoria di una troppo rapida emersione, una svista o malfunzionamento del sonar, a pagarne le conseguenze è chi si trova nelle vicinanze, chi non può immaginarsi che per una battuta di pesca deve fare i conti con qualcosa di inaspettato, con i difensori del mare.

Un sottomarino impigliato nelle reti, come accadde il 14 Marzo del 1980 al Socrate, o il Gianna che è stato trascinato per quattro miglia e mezzo da un sommergibile non identificato che poi si è dato alla fuga.

Finita in tragedia invece il 5 Agosto del 1985, la vicenda del Rosa Gangitano, 11 uomini a bordo, viene speronata fino ad affondare dalla fregata della marina militare italiana Todaro, non si è mai fatta chiarezza su questi incidenti, ma quel che fa male è l’indifferenza mostrata a chi meriterebbe rispetto come essere umano, lavoratore che ha dato la vita per ciò che più nobilita l’uomo. Sequestrato nell’Agosto dell’85 da tre ufficiali della Marina di Tunisi, il Gangitano ha visto il proprio equipaggio rinchiuso sotto coperta, mentre avveniva la collisione con la fregata italiana, ma per fortuna poco prima dell’affondamento i tunisini hanno aperto il portello che ha consentito loro la fuga.

Molti di questi incidenti sono stati celati, più di 12 collisioni tra unità navali e sottomarine di varie nazionalità, alcune delle quali ad alto rischio per la presenza di carichi nucleari. E assistiamo all’omessa dichiarazione di trasporto di carichi esplosivi, alla perdita di materiale chimico o nafta, aerei militari precipitati nel Mare Nostrum, che tutto sembra essere fuorché nostro, in zone mai dichiarate in quanto equipaggiati con testate nucleari.

E’ accaduto in 17 incidenti su 92, per 17 volte abbiamo rischiato il disastro nucleare nel Mediterraneo Centrale, ma tutto questo chi ha voglia del predominio non lo dichiarerà mai. Per ogni omissione ci sarà sempre chi è pronto a smascherarli, chi pone la sicurezza di ogni vita come somma priorità.

Nel caso dell’affondamento repentino del Karol W. avvenuto nella notte tra il 24 e 25 Aprile del 2007, si è riusciti ad individuare il relitto a 360 metri di profondità, una tuta è stata restituita dal mare sulle spiagge mazaresi ma non apparteneva a nessuno dell’equipaggio. Un intero nucleo familiare, quattro uomini, i Grimaudo, che non hanno avuto nemmeno il tempo di mettere in pratica quello che anni di esperienza aveva loro insegnato, il mare era calmo, quindi si pensa ad un’avaria o ad uno speronamento, che però avrebbe dato l’opportunità di lanciare l’sos. Il mistero sembra svelarsi quando giungono le voci della presenza di un sommergibile della marina statunitense impegnato in esercitazioni, si cerca di far luce ma tutto ripiomba nell’oscurità quando nel 2010 i giudici scelgono di archiviare il caso.

Esperienza simile sembra quella che ha investito il Mare Azzurro nella stessa tormentata zona, ma stavolta nessun funerale, solo la perdita del peschereccio che si è inclinato su di un lato ed è colato a picco in pochi minuti, che sia stata opera del trascinamento di qualche presenza straniera nelle profondità del mare?

E andando indietro nel tempo fin nel lontano 21 gennaio 1950, in circostanze misteriose scomparve il Maria Madre, 24 tonnellate di peschereccio che non lascia tracce, né di sé né dei 14 uomini che aveva a bordo, ma i tempi erano forse più stretti per poter avanzare ipotesi poco comode al riguardo.

Il 10 dicembre 1995 parte da Mazara il Pascoli, l’ultima comunicazione prima della scomparsa la dà il comandante Vincenzo Asaro a 90 miglia dalla costa, come mai, visto che è abilitato a navigare entro le 20 miglia? Dopo 80 ore in mare su una scialuppa vengono recuperati tutti e cinque i membri dell’equipaggio con condizioni di libeccio 40 nodi e onde da cinque metri, ma l’imbarcazione è persa da almeno tre giorni, andata in fondo per una tavola schiodata in una zona di mare poco adatta alla pesca, cosa ci facessero là con un fondale da duemila metri non adatto al loro tipo di pesca, o se si trovavano davvero impegnati in una battuta di pesca non è dato saperlo, viene detto solo che l’sos debole captato da imbarcazioni vicine è rimbalzato fino alla più vicina Capitaneria di Porto in Campania.

A questi fatti poco chiari legati a chi sta al di là del bordo della nave, avvengono strane vicende che nascono, si consumano e lasciano le loro verità all’interno di una cabina o di un ponte, come il suicidio che ha coinvolto Celestino Di Pasqua, un giovane di Palermo imbarcato come mozzo sul Maria Laura, c’è chi dice che dopo un litigio si sia buttato dalla nave, cosa impossibile per i parenti che avevano ricevuto la promessa di passare insieme le festività natalizie.

Si dice che ogni leggenda ha uno sfondo di verità, e certo è che di mostri del mare, nel nostro mare, ce ne sono fin troppi. Creature artificiali che minano l’equilibrio naturale con la loro presenza e l’inquinamento acustico, (si sa che i rumori dei motori, i sonar e anche le voci, per esempio, all’interno dei sottomarini vengono amplificati dal mezzo acqua e captati dagli abitanti per diritto del Mediterraneo), grandi imbarcazioni che nascondono, come un bimbo fa con la marmellata, le loro disastrose perdite di sostanze chimiche tossiche e idrocarburi che avvelenano fauna e flora, che rappresenta la base per il sostentamento e la sopravvivenza dell’ecosistema marino, e poi ancora segreti, misfatti celati, tutto per il bene nazionale, per la sicurezza della Nazione e della “Santa Alleanza” della Nato le cui esercitazioni navali nel Mediterraneo in questi decenni, nonostante la fine della guerra fredda, non sono mai diminuite.

Concetto ossimorico, la Nazione è ognuno di quei marinai innocenti morti per un errore tattico, per uno sbaglio di valutazione, ma uno stato cosciente fondato sulla lealtà e non sull’inganno precursore del terrore, dovrebbe onorare e riconoscere i propri errori davanti ad una vita che se ne va senza gli obbligati onori di una bandiera accompagnati dal silenzio fuori ordinanza.

Le serie A e B non valgono per chi muore per mano dello Stato, sia da volontari da vittime o da mercenari, anche qui vogliamo a misura “a livella” del riconoscimento del valore.

Per tutte le vittime del mare che non hanno ancora trovato giustizia.

Francesco Mezzapelle

Rosa Maria Alfieri

28-06-2015 15,30

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