La solitudine quasi eroica di Salvino Catania

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
28 Maggio 2016 16:03
La solitudine quasi eroica di Salvino Catania

E se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo.Leonardo da Vinci

Noi viviamo come sogniamo, soli.Joseph Conrad

La mia esperienza è sempre consistitanel rimanere totalmente solo.Francis Bacon

Foto n.1Se il conformismo è, come ebbe a dire Freud ne “Il disagio della civiltà”, "miseria psicologica della massa", o tendenza ad adeguarsi a opinioni, usi e comportamenti già definiti in precedenza e prevalenti (originata dalla paura della solitudine che porta l’uomo a nascondersi nell'ambiente sociale nel quale vive per trovarne protezione), l’anticonformismo allora consiste nel rifiuto delle idee e dei comportamenti che tendono alla chiusura dentro il sistema dell’ordine simbolico dato e dei suoi valori.

L’anticonformista, infatti, sviluppa un livello di coscienza diverso, critico e tale che lo spinge e gli permette di poter sfidare i comportamenti del comune adeguamento.Solitamente si hanno personalità non conformiste negli artisti, negli scienziati, nei filosofi, negli statisti e nei santi, cioè in tutti coloro che si danno la possibilità di libera espressione di se stessi e agiscono fuori della forma, già predefinita, sociale e storica in cui vivono.L'anticonformismo è particolarmente un agire positivo e produttivo, se, soprattutto, i suoi soggetti creativi, come gli artisti, lasciano i frutti “geniali” del loro vivere e operare anticonformista come una eredità di cui possono godere gli altri.

Tale è stato il pittore.Salvino Catania impediva all’immaginazione produttiva e ricombinante di lasciarsi imbrigliare entro il lascito delle forme date sia artistiche che non. L’esplosione creativa lo spingeva nel “fuori”, nel vagare oltre le cristallizzazione del corpo proprio e sociale; e quale anticonformista vero non soffriva emarginazioni di sorta.

In viva solitudine lottava con le sue contingenze, le rielaborava mescolandole ai depositi del suo immaginario e poi, macerando impasti di colori e forme, le metteva in tele come l’esito di inedite battaglie in cammino e soste.

Salvino Catania è certamente figura che va incorniciata fra gli artisti che rientrano nella categoria del cosiddetto “anticonformismo positivo”. E nel quadro di questa configurazione tematica, il 20 Maggio 2016, L’Associazione Demetra (di Mazara del Vallo) ha coinvolto lo scrivente all’insegna della manifestazione Biblioteca Vivente e del suo script “Così fan tutti… io no”.

La sua realizzazione ha visto come scenario la Piazza della Repubblica (di Mazara del Vallo). Come artista-personaggio della “fuga” anticonformista – “Così fan tutti… io no” – io ho scelto di occuparmi del nostro Salvino Catania . Il pittore stralunato che, nonostante le scelte, ha vissuto anche in condizioni sociali e storiche da lui non create, perché c’è anche la circostanza simultanea che “nessuno sceglie di vivere così, sono le circostanze della vita, l'indifferenza, il bivio che ad un certo punto imbocchiamo, a portarci a vivere la vita che abbiamo.

Certo ci sono anche le scelte e Salvino aveva scelto di non vivere da emarginato pazzo. Ha preferito vivere – però (corsivo nostro) da emarginato artista, quando si è trovato davanti queste due alternative”(1).

La sua è stata una vita tormentata ma “spesa in nome dell’arte. La storia e le opere di Catania sono dunque perfettamente ascrivibili in quel segmento creativo dell’Outsider Art, agli artisti irregolari" (2); infatti “nella dialettica tra Dentro e Fuori, ha abitato due universi paralleli, incrociando orizzonti e destini diversi.

La sua naturale vitalità lo ha esposto inevitabilmente alle ferite dell’esistenza e alle sofferenze della malattia, rispetto alle quali è rimasto inerme e disarmato, incapace di cercare riparo o di invocare protezione”(3).Soggetto insolito (per l’ambiente di casa), Salvino Catania è stata una figura di artista “eccentrica che ai margini del sistema sociale ed estranea alle logiche del mercato dell’arte si è mossa per vie laterali, fuori dai canoni contemplati dalle accademie, lungo linee di fuga e di sconfinamento, in un rapporto nevrotico e conflittuale con la pittura, che per lui è stata letteralmente, fisicamente, materialmente, necessità esistenziale.

Salvino Catania, forse senza saperlo e sicuramente senza volerlo, è un contemporaneo che nella periferia del mondo occupa lo spazio dell’ammutinato” (4).Artista stravagante, una volta – a tal proposito – Salvino ebbe a dire: «Essere considerati stravaganti è un onore per chi fa un lavoro come il mio». Così visionario, delirante ma pittore gentiluomo, “vagava con il corpo e divagava con la mente. L' impressione è che passava con la velocità del pensiero dal mondo della logica a quello dell'assurdo, come se avesse imparato una parte per rappresentarla nella piazza-palcoscenico del nostro teatro quotidiano.

Alternava effluvi di parole a smorfie di disappunto, a sguardi penetranti che rendevano loquace il suo pensiero. Spiazzava con questo suo andirivieni dal paese della stramberia, qualche volta dilettando i concittadini, altre volte irritandoli con la sua irriverenza”(5).

Foto n.2Che cosa è stato Salvino Catania?Per alcuni è stato una sorta di celebrità, parte integrante della Città, voluto bene da tutti, a volte incompreso; per altri è stato un personaggio scontroso, irriverente ed intimista; tutto e il suo contrario.

Qualche ripresa:

1. “E’ stato un miscuglio di frenesia, furia, dolcezza, sogno, follia sanitaria e artista a tutto tondo . Le visioni crepuscolari o violente che si accanivano in tele campite di colori carichi di stridenti accostamenti sembravano a tutti lo specchio del suo tormento mentale e nello stesso tempo lo svelamento del segreto della vita e del reale occultato ai normali abitanti della terra”(6).2. “Una personalità complessa, un animo elevato che racchiudeva in sé verità umane e morali frutto di una meditazione continua.

Un animo talmente elevato da fuggire con consapevolezza la realtà stessa delle cose rifugiandosi nella più pura espressione di sé che secondo l’artista può essere offerta solo dalla follia” (7).Il Nostro, sicuramente, è stato un pittore tormentato, come i cosiddetti pittori maledetti, ma è stato anche un soggetto inimitabile e di grande energia vitale. Squattrinato e inquieto, le regole non lo imprigionavano; il distacco e il dissenso erano piuttosto il propellente che alimentava la sua carica eversiva di pratica e senso quotidiana.

«Sono nato – diceva ( corsivo nostro) – per stare nella strada». Infatti, “non avendo voluto fare della sua casa il luogo dell’abitare, ove accogliere e raccogliere in una qualche intima stabilità la propria permanente inquietudine, ha fatto della strada il centro sentimentale del suo radicamento, lo spazio elettivo della sua stessa vita. Per le vie di questo mondo, che non lo ha fino in fondo accettato e compreso, Salvino ha transitato da francescano con la nudità del corpo, la povertà dei beni e la generosità dei gesti.

Ci resta il rammarico di quel che sarebbe potuto essere e non è stato, di quanto di potenzialmente inespresso è rimasto irretito e mortificato nell’accidia asfissiante della provincia e nell’urgenza quotidiana del sopravvivere” (8). La “sua è stata una scelta di sobrietà nell'arte e di povertà amata nella vita, unite ad una ricerca spirituale inquieta, in dialogo con uomini e donne, suoi concittadini”(9). Spesso, ammiccando, apostrofava: «Gli occhi vedono meno della mente, dico queste cose e per la gente sono pazzo.

Ogni tanto mi caricano sulla macchina e mi portano nei reparti psichiatrici. Questa è la mia vita». Il nostro Salvino soffriva fisicamente e mentalmente di dimorare in un contesto generale che emargina/va la sua vita di dissidente e inquieto. Di fronte ad una società basata sul denaro e sul primato dello status sociale, aveva innalzato un muro di protezione, il suo esser-ci outsider. Bastava conoscerlo per aprire un varco e incontrare il suo soffio vitale nudo e dolente ma, anche, curioso e ottimista.

E cos’è stata l’arte per lui?La sua fonte di appagamento, la sua serenità stabile, nonostante tutte le rinunce quotidiane di un’intera vita; un carpe diem verso l’eternità. Il suo rapporto con la pittura è stato irrequieto e ostile. Possedendo l’autore un’elevatissima sensibilità e consapevolezza critica e autocritica, l’arte per il Nostro è stata una scelta di vita caratterizzata da un equilibrio instabile.

Un’erranza tra estro e bisogno, una poetica d’ingegnosità e di espansione creativa ma anche di martoriata e logorata interiorità.Durante tutto il suo lungo percorso artistico ha affrontato spesso il tema della passione di Cristo. E in questi spazi cristologici c’è tutta la simbiosi (ma travagliata e macerata) di un attraversamento dolorante che è, prevalentemente, la denuncia di una vita che non dà, un quasi leopardiano del non avere quello che ci era stato promesso allora, al sorgere de/al mondo!La linea di demarcazione tra arte e vita, pertanto, nel nostro pittore si confonde, sfuma, si assottiglia, diventa impercettibile, scompare; il tema della passione come sofferenza del corpo e dello spirito, dolore o tormento fisico come martirio, così come la passione come sentimento intenso che influisce in maniera determinante sui pensieri, le azioni e gli atteggiamenti dell’uomo, l’inclinazione, l’interesse o la predilezione spiccata e, a volte, esclusiva, accomuna la vicenda di Cristo alla vita vissuta dall’artista.Salvino «a volte» dimenticava «di essere vivo» ma risultava difficile, fin da subito del tragico evento, comunque, pensare ad un suo suicidio.

Seppure (come avevano decretato…) “affetto da psicosi, non sarebbe mai ricorso a tale gesto estremo anche perché in quelle condizioni viveva da anni. L’uomo rischiava quotidianamente che gli accadesse qualcosa considerate le condizioni in cui viveva: la casa era illuminata solo da un lumicino a gas e forse questo o un mozzicone di sigaretta caduto accidentalmente, può essere stato la causa dell’incendio” (10) che gli ha procurato la morte .Salvino “ha dimostrato di saper stare nel mondo e di saper parlare di quel mondo che, secondo la lezione di Rilke, non esiste «se non dentro di noi».

Accade a volte che la morte sia drammaticamente simmetrica alla vita; che ne sia in qualche modo simbolica metafora, o che ne spieghi e ne dispieghi epifanicamente il senso ultimo. Se non generasse qualche crudele malinteso, potremmo dire che, in fondo, è morto come aveva vissuto, avendo consumato e bruciato la sua esistenza giorno dopo giorno nella quotidiana ricerca della vita, nel libero e anarchico abbandono del suo corpo al gioco dell’invenzione e della divagazione. Ha giocato ai dadi con la vita e con la morte tra l’ironia della simulazione e l’angoscia della consapevolezza, tra la creativa leggerezza dell’artista e la greve solitudine dell’uomo.

Stretto dentro questa tenaglia si è dibattuto e si è divincolato ora liberando il corpo dal suo maledetto peso nella grazia di una danza spontanea, ora carcerandolo nel sortilegio degli effetti sedativi delle cure” (11).Nell’omelia (al suo funerale), Don Orazio Placenti ha affermato che "I veri artisti non muoiono ma si eternizzano con la loro arte, per Salvino sarà la stessa cosa". Salvino Catania è riuscito meglio di tutti noi. Ci ha costretto ad amare la bellezza attraverso le sue tele, nella sua vita dilaniata dal genio: un distillato di gioia ed ansia di fronte all'esistenza” (12).

Foto n. 3A distanza di tre anni dalla sua scomparsa, risulta necessario contrastare tutti coloro che tentano di far passare un certo tipo di stereotipo dell’artista – l’idea cioè del “genio condizionato dalla pazzia”, piuttosto che includere la sua malattia o certe sue stravaganze nella comune condizione umana – è un dover e un obbligo di fedeltà all’opera e all’agire dell’artista mazarese, perché Salvino è stato un artista tutt’altro che ingenuo.Profondamente colto, ha esplorato e indagato tutti i linguaggi dell’arte moderna e contemporanea; infatti, egli “aveva alle spalle scuole e saperi, scaltrita conoscenza della storia dell’arte e della letteratura critica, raffinata cultura dei linguaggi sperimentali dall’impressionismo all’astrattismo, dall’informale fino alle avanguardie contemporanee.

Non era privo di ascendenze e discendenze artistiche, di riconoscibili modelli stilistici e di nobili grammatiche estetiche. A ben guardare, sulle sue tele si nascondeva un mélange di allusioni, di riferimenti, di citazioni, non di aride e artificiose repliche ma di originali rifrazioni della memoria e risemantizzazioni di segni, tecniche e figure dei maestri più illustri della cultura figurativa internazionale” (13).Bisogna, infine, aver la capacità di ascoltare le cose silenziose, i segreti, le suggestioni e l’inquietudine dell’uomo-pittore, che il pittore Salvino Catania è riuscito, attraverso il suo lascito artistico, a trasmetterci anche il valore e il senso del malinconico abbandono, del silenzio assoluto, della lontananza.

In senso più ampio, dovremmo cercare ogni giorno di cambiare qualcosa di comune con qualcosa di differente, provando a non scegliere sempre la via più facile del conformismo, ma piuttosto quella ardua della diversità e dell’originalità per poter decidere del nostro futuro e far sì che il mondo sia sempre abitato da persone libere e creative.Giacomo Cuttone

Note:1) Giulia Martorana, post su Facebook, Dicembre 2013 e, successivamente, pubblicato da www.primapaginamazara.it; 2) Paola Nicita, Morto il Ligabue di Mazara del Vallo trovato carbonizzato Salvino Catania, La Repubblica/Palermo, 07 dicembre 2013;3) Antonino Cusumano, L’orizzonte culturale nei segni di Salvino Catania, www.mazaracultblogspot.com  , 18 giugno 2011;4) Antonino Cusumano, L’orizzonte…, art.

cit.;5) Tano Gullo, Il pittore vagabondo che ha dipinto Mazara, La Repubblica/Palermo, 4 febbraio 2012;6) Paola Giannone, Prefazione al libro di poesie “Il sonno dell’insonnia” (2014, Leonida Edizioni – Reggio Calabria) di Giacomo Giannone;7) Vitamaria Pantaleo, Salvino Catania: un omaggio al genio, www.lavitaconsiglia.wordpress.com,  31 luglio 2015;8) Editoriale al numero di Gennaio/Febbraio 2°14, “Dialoghi Mediterranei” – Periodico bimestrale dell’Istituto Euro Arabo di Mazara del Vallo;9) Nicolò Vella, testimonianza del presidente dell’Istituto Duemila, 2014;10) Morto carbonizzato il pittore Salvino, La Sicilia, 10 dicembre 2013;11) Dialoghi Mediterranei, art.

cit.;12) Salvino Catania, i colori dell'anima. Il saluto della città all'artista, www.primapaginamazara.it  16 dicembre 2013;13) Dialoghi Mediterranei, art. cit..

Giacomo Cuttone

28/05/2016

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