34^ anniversario strage di Via D'Amelio, la dichiarazione del Presidente del LCC di Trapani Salvatore Quinci

Alle Istituzioni tocca il compito di preservare e di sostenere una scelta di campo senza reticenze

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
19 Luglio 2026 12:15
34^ anniversario strage di Via D'Amelio, la dichiarazione del Presidente del LCC di Trapani Salvatore Quinci

Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione del presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani Salvatore Quinci in occasione del 34° Anniversario della strage mafiosa di Via D'Amelio a Palermo in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Ecco quanto si legge: 

"Il doveroso e sentito pellegrinaggio della memoria richiede e ci impone una nuova ed ulteriore riflessione sull'impegno e la volontà di affrontare e contrastare la criminalità organizzata e le mafie. Il ricordo del giudice Paolo Borsellino, della sua scorta e la storia di quel drammatico 19 luglio del 1992, devono essere dinamici, proiettati verso il futuro. La nostra terra continua ad essere condizionata e penalizzata da un sistema culturale ancora più forte e radicato delle violenze e delle sopraffazioni che registriamo in questo tempo difficile e contraddittorio.

Di conseguenza la prima sfida rimanda alla sfera personale, alla capacità di ognuno di noi di tracciare una linea di confine: la cittadinanza attiva da coltivare per emarginare la regola del sopruso, le norme da tutelare per contrastare l'illegalità. Alle Istituzioni tocca il compito di preservare e di sostenere una scelta di campo senza reticenze. Certo, si può cadere nella retorica. Ma il rispetto dei diritti e quindi la consapevolezza dei doveri deve trovare un riscontro concreto negli atti, nelle iniziative.

Il Libero Consorzio Comunale sta provando a fare la sua parte scegliendo il merito, la competenza, la prospettiva. Elementi fondamentali per la buona amministrazione, che non ha colori politici, ma esprime senso di comunità e difesa degli interessi generali. Il giudice Borsellino, la scorta, e le altre vittime del potere mafioso, hanno prima indicato e poi tracciato una via da seguire. Ora, però, tocca a tutti noi, nessuno escluso. Non abbiamo più alibi. Ci sono gli strumenti, che vanno consolidati, c'è l'esperienza, pagata a caro prezzo, con la vita, di chi ha fatto da apripista.

Serve, ed è possibile realizzarlo, un sistema valoriale ed ideale che sia coerente con la memoria che celebriamo".

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