In Italia, la scadenza naturale della xix legislatura del Parlamento nazionale è fissata per il 13 ottobre 2027. in Sicilia, il mandato quinquennale del presidente della Regione e dell'Assemblea regionale siciliana scadrà nell'autunno del 2027. Sarà possibile votare nella stessa giornata per le regionali e le nazionali? Sì, sarà teoricamente e tecnicamente possibile votare nella stessa giornata sia per le elezioni Politiche nazionali che per le Elezioni Regionali in Sicilia in un unico Election Day nell'autunno del 2027.
Tuttavia, l'accorpamento non è automatico: la Sicilia è una Regione a Statuto Speciale e la decisione finale sul calendario delle proprie consultazioni spetta al Presidente della Regione, d'intesa con il Ministero dell'Interno. Nel caso in cui si decidesse di unificare i seggi per ragioni di risparmio economico e logistica, i partiti politici si troverebbero ad affrontare notevoli difficoltà strategiche, organizzative e comunicative. L’ unificazione delle due sfide elettorali stravolgerebbe le normali dinamiche di campagna e di selezione dei candidati, innescando alcune problematiche.
Innanzitutto le coalizioni per le Politiche e per le Regionali verrebbero discusse contemporaneamente dagli stessi leader. Spesso, l'accordo per un candidato Governatore regionale viene scambiato con "quote" di collegi blindati in Parlamento. Un Election Day obbligherebbe a chiudere tutti i nodi strategici nello stesso momento, paralizzando le trattative per mesi. Un partito potrebbe essere alleato al centrodestra o nel "campo largo" a Roma, ma avere forti contrasti a livello locale in Sicilia, generando messaggi contraddittori verso l'elettorato.
La legge elettorale per l'Assemblea Regionale Siciliana prevede il voto di preferenza (si scrive il nome del candidato). Le leggi nazionali (come il Rosatellum o le sue eventuali riforme in discussione) si basano principalmente su listini bloccati o dinamiche diverse. I candidati regionali, a caccia di preferenze personali sul territorio, finirebbero per "oscurare" i candidati al Parlamento nazionale bloccati nei listini, concentrando su di sé tutti i fondi e gli sforzi della campagna elettorale.
I partiti dovrebbero finanziare due campagne elettorali massicce nello stesso istante. I tetti di spesa regionali e nazionali si accavallerebbero, creando seri problemi ai comitati elettorali nella rendicontazione dei costi (es. un cartellone pubblicitario con un candidato locale e un leader nazionale). La Sicilia ha storicamente dinamiche politiche uniche, spesso slegate dai flussi d'opinione nazionali. Con il voto unificato, i partiti rischierebbero di vedere la campagna siciliana totalmente monopolizzata dal dibattito sui leader nazionali (Meloni, Schlein, Conte, ecc.), mettendo in secondo piano problemi isolani cruciali come l'autonomia, le infrastrutture, la sanità o l'agricoltura.
Un altro particolare da non sottovalutare è che In Sicilia è permesso il voto disgiunto (votare per un candidato Presidente e per una lista provinciale non collegata). Alle Politiche questo non è consentito.La concomitanza potrebbe generare una fortissima confusione nell'elettore. I partiti dovrebbero produrre uno sforzo comunicativo enorme e pedagogico per spiegare come votare correttamente su schede diverse, riducendo al minimo le schede nulle, che in queste condizioni aumentano strutturalmente.
Intanto la campagna elettorale “sotterranea” per le regionali continua ed anche in provincia di Trapani si registrano molti fermenti. Ricordiamo che i 5 deputati regionali della circoscrizione provinciale di Trapani, all'Assemblea Regionale Siciliana, sono: Stefano Pellegrino (Forza Italia), Giuseppe Bica (Fratelli d’Italia), Dario Safina (Partito Democratico), Cristina Cimminisi (Movimento 5 Stelle), Mimmo Turano (Lega /Prima Italia).Tutti e 5 potrebbero essere riconfermati. Gli spazi, quindi, per eventuali subentri, sarebbero molto ristretti, eppure il numero dei candidati, secondo alcune voci, sarebbero aumentate.
Si tratterebbe, in particole, di ex deputati che vorrebbero ritentare la scalata dopo alcuni anni di silenzio. Perché succede a volte che “Il potere logora chi non ce l'ha”. Lo diceva Giulio Andreotti che non stava solo liquidando un rivale, ma svelava il segreto più intimo della politica: la vera sofferenza non colpisce chi comanda, ma chi resta escluso dai giochi. Per l’animale politico, l'astinenza dalla "stanza dei bottoni" si trasforma in un’ossessione quotidiana. Chi viene confinato ai margini sperimenta una frustrazione profonda, che deforma i rapporti umani e alimenta invidie sotterranee.
In questo scenario, non esserci significa quasi non esistere. Questo realismo spietato ha radici lontane. Già nel Cinquecento, Niccolò Machiavelli scriveva nel Principe che la gestione dello Stato risponde a regole proprie, spesso distanti dalla morale comune. L'escluso si logora nel disperato tentativo di decodificare dinamiche da cui è tagliato fuori.
In conclusione, l'intuizione di Andreotti resta un manifesto intramontabile: decidere è una forma di salute per chi lo fa, mentre la brama insoddisfatta è un veleno per l'anima. L'arena politica si trasforma così in un teatro delle ambizioni umane, dove pochissimi eletti si rigenerano attraverso il comando e tutti gli altri sono condannati a logorarsi nell'ombra, guardando la storia senza mai poterla toccare.
Salvatore Giacalone