Mondiale 2026, Argentina-Spagna, la finale dei sogni: Messi sfida le Furie Rosse. New York incorona la regina del calcio

Dopo aver eliminato Inghilterra e Francia, la Selección contro la squadra delle meraviglie di De La Fuente

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
18 Luglio 2026 13:16
Mondiale 2026, Argentina-Spagna, la finale dei sogni: Messi sfida le Furie Rosse. New York incorona la regina del calcio

È tutto pronto per la finalissima del Mondiale di calcio che domani sera, nella cornice di New York, metterà di fronte Argentina e Spagna, le due nazionali che più di tutte hanno meritato l'ultimo atto del torneo eliminando in semifinale rispettivamente Inghilterra e Francia. Le due sconfitte si contenderanno invece questa sera il terzo posto in una finale di consolazione che lascia inevitabilmente l'amaro in bocca.

La Spagna di Luis de la Fuente ha impressionato per qualità, organizzazione e superiorità tecnica. Contro la Francia ha dominato dall'inizio alla fine, imponendo un calcio veloce, fatto di continui scambi e movimenti, una ragnatela di passaggi che ha finito per isolare e spegnere il talento dei fantasisti francesi. Mbappé, Dembélé e Olise sono stati inghiottiti dalle Furie Rosse, incapaci di trovare gli spazi per accendersi. Forse Didier Deschamps avrebbe potuto cambiare l'inerzia della gara inserendo prima un centravanti di ruolo, cercando di saltare con lanci lunghi il centrocampo e la linea difensiva spagnola.

Ma Rodri e Cubarsí sono apparsi semplicemente monumentali, autentici padroni del campo, rendendo vano ogni tentativo dei Blues. La Roja ha vinto soprattutto sul piano tattico, ma ha mostrato anche individualità di assoluto livello. Mikel Oyarzabal si è confermato centravanti pragmatico e puntuale, mentre gli esterni bassi Cucurella e Pedro Porro hanno spinto con continuità. Proprio Porro ha firmato il definitivo 2-0 al termine di uno splendido triangolo con Dani Olmo, suggellando una prestazione praticamente perfetta.

L'Argentina, invece, ha conquistato la finale con il suo marchio di fabbrica: garra, talento e carattere. La semifinale contro l'Inghilterra era inevitabilmente carica anche di significati storici e politici, con il ricordo della guerra delle Malvinas/Falkland e l'ombra di Diego Armando Maradona, che nel Mondiale del 1986 contro gli inglesi firmò due delle reti più celebri della storia del calcio. Gli inglesi sono passati in vantaggio con Gordon, ma una volta avanti si sono progressivamente abbassati, scegliendo un atteggiamento estremamente prudente.

Il "catenaccio" impostato da Thomas Tuchel ha finito per schiacciare la squadra nella propria area. Il tecnico tedesco avrebbe probabilmente potuto osare di più, inserendo prima esterni rapidi come Bukayo Saka e Marcus Rashford, entrati soltanto nel finale, per dare respiro alla squadra e creare occasioni in contropiede. Contro l'assedio dell'Albiceleste, però, le speranze inglesi erano ridotte al minimo. Messi e compagni hanno chiuso gli avversari nella loro metà campo, martellando senza sosta la porta difesa da Pickford, salvato anche da due pali colpiti da Alexis Mac Allister. Il pareggio è arrivato con uno splendido destro di Enzo Fernández, mentre il definitivo sorpasso è stato firmato di testa da Lautaro Martínez.

In entrambe le reti c'è la firma, anche se indiretta, di Lionel Messi, autore di due assist, di numerose giocate d'alta scuola e di una prestazione da leader assoluto. A quasi 39 anni il fuoriclasse argentino continua a riscrivere la storia, dimostrando di essere molto più di una leggenda.

Adesso arriva la sfida più attesa. Da una parte l'Argentina, campione del mondo in carica e vincitrice della Coppa America; dall'altra la Spagna, fresca campionessa d'Europa e protagonista di un torneo praticamente perfetto. Il pronostico resta apertissimo. Gli spagnoli sembrano partire con un leggerissimo vantaggio grazie alla qualità del loro gioco e all'impressionante organizzazione collettiva. Ma guai a sottovalutare un'Argentina che ha dimostrato di sapersi trasformare durante la partita, trovando sempre energie, carattere e soluzioni nei momenti decisivi. E con Lionel Messi in campo tutto resta possibile: anche a 39 anni il numero 10 è ancora capace di risolvere una finale con una sola giocata. Che vinca il migliore. ¡Viva el fútbol!

Francesco Mezzapelle 

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