Il caldo record ha spinto ieri sera centinaia di mazaresi e tanti visitatori a cercare refrigerio sulle spiagge di Tonnarella e del lungomare San Vito. Famiglie intere hanno trasformato l'arenile in una sala da pranzo all'aperto: c'è chi si è fatto consegnare la pizza direttamente sotto l'ombrellone e chi, senza troppi problemi, ha acceso persino la fornacella.
Fin qui nulla di male, anzi. Vivere la spiaggia è un segno di vitalità e di appartenenza. Il problema nasce quando qualcuno dimentica che quel tratto di sabbia è un bene comune e non il cortile di casa.
Molti, fortunatamente, hanno raccolto tutto, portando via sacchetti, bottiglie e avanzi. Altri, invece, hanno scelto la strada più semplice: lasciare i rifiuti accanto ai cassonetti già colmi o, peggio ancora, direttamente sulla spiaggia. Il risultato era sotto gli occhi di tutti questa mattina, soprattutto nei pressi del Belvedere di San Vito: uno spettacolo indecoroso, accolto per primi da chi all'alba passeggia sul lungomare o si concede un bagno prima che la città si svegli. (vedi foto scattata questa mattina); ringraziamo invece gli operatori ecologici che certamente si sono adoperati al fine di rimuovere lo "scempio".
È troppo facile puntare il dito esclusivamente contro l'amministrazione comunale e pretendere servizi impeccabili se poi manca il rispetto per gli spazi pubblici. Certo, i cestini vanno svuotati con maggiore frequenza nei periodi di maggiore affluenza e i controlli dovrebbero essere più incisivi. Ma nessun servizio di raccolta potrà mai sostituire il senso civico.
La domanda, allora, è inevitabile: cosa si può fare per prevenire situazioni come questa? Servono più controlli, campagne di sensibilizzazione e sanzioni per chi sporca. Ma serve soprattutto una presa di coscienza collettiva. Perché una spiaggia sporca non è soltanto una brutta cartolina per i turisti: è il riflesso del rispetto che una comunità ha per sé stessa.
E mentre ci chiediamo quale impressione riportino a casa i visitatori davanti a uno scenario del genere, forse dovremmo domandarci anche quale immagine vogliamo dare della nostra città. Perché il degrado non arriva da solo: qualcuno lo lascia sulla sabbia e qualcun altro, troppo spesso, fa finta di non vederlo.