Una frattura scomposta e frammentaria del polso. Dolore continuo. Il rischio concreto che l’osso si consolidi male, compromettendo per sempre la funzionalità della mano. E dall’altra parte? Silenzio, rinvii e una telefonata che comunica la sospensione degli interventi ortopedici senza una data, senza una soluzione, senza assumersi la responsabilità delle conseguenze. È la denuncia contenuta nella lettera inviata all’URP di ASP Trapani da Sabina Signorello, cittadina di Mazara del Vallo costretta a trasformare un percorso sanitario urgente in una corsa contro il tempo.
La vicenda inizia il 23 aprile, quando al Pronto Soccorso dell'Ospedale "Abele Ajello" di Mazara del Vallo viene diagnosticata una frattura scomposta frammentaria del polso. Una lesione seria, che richiede tempestività. La paziente viene trasferita presso il presidio ospedaliero di Ospedale "Paolo Borsellino" di Marsala per la riduzione della frattura e l’ingessatura.
Successivamente, il medico curante e il primario di Ortopedia confermano ciò che appare evidente: serve un intervento chirurgico correttivo, e serve in tempi rapidi. Il 28 aprile vengono effettuati gli esami di pre-ricovero. Anche in quella sede il personale sanitario ribadisce la necessità di operare “nel minor tempo possibile”. Poi il nulla.
Per giorni nessuna chiamata, nessuna comunicazione ufficiale, nessuna convocazione. Fino al 7 maggio, quando arriva una telefonata che lascia sconcertata la stessa paziente: gli interventi ortopedici sono sospesi; oltre a quello della signora anche altri 17 previsti nella stessa struttura. Nessuna spiegazione adeguata. Nessuna data alternativa. Nessuna indicazione su un eventuale trasferimento presso altra struttura.
Una frattura scomposta però non aspetta i tempi della macchina amministrativa. L’osso continua a consolidarsi giorno dopo giorno. E ogni ritardo aumenta il rischio che l’intervento diventi più invasivo, più complesso e meno efficace. La finestra clinica utile, come ricordato nella lettera, scadrà il 14 maggio: oltre quel termine potrebbero verificarsi danni permanenti alla funzionalità del polso. La domanda allora è inevitabile: chi si assumerà la responsabilità se il ritardo provocherà conseguenze irreversibili? Chi risponderà del dolore sopportato per settimane da una paziente che aveva già ricevuto indicazione chirurgica urgente?
Chi spiegherà perché, dopo aver eseguito esami pre-operatori e confermato la necessità dell’intervento, il sistema sanitario si sia improvvisamente fermato senza predisporre alcun piano alternativo? Nel frattempo il cittadino viene lasciato solo, costretto a scrivere PEC, solleciti e diffide per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito: il diritto alla salute sancito dall’Articolo 32 della Costituzione. E mentre la politica continua a parlare di eccellenze sanitarie, nei territori si consumano storie fatte di liste d’attesa infinite, reparti bloccati e pazienti che vivono con la paura concreta di perdere funzionalità fisiche per colpa dei ritardi.
La speranza è che il caso venga risolto subito, prima che il danno diventi irreparabile. Ma resta una domanda che riguarda tutti: quanti altri pazienti, oggi, stanno aspettando una chiamata che potrebbe arrivare troppo tardi?
Francesco Mezzapelle