Ultime della sera: “Lasciateli tornare”

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
26 Settembre 2020 18:51
Ultime della sera: “Lasciateli tornare”

C'era un baracchino, una ricetrasmittente, sul comodino di mio padre, accanto al lume. Erano gli anni settanta. Prima ancora che spuntasse il giorno, con la sua voce buona, lanciava un saluto  che si allontanava per miglia da casa. Si sentivano rispondere voci graffiate che si mettevano all' ascolto. Si comunicava così ed era un grande traguardo della tecnologia. Giovani capitani coraggiosi, esperti motoristi, abili capo-pesca, volenterosi marinai, solcavano il mare affrontando fatica e sale, con l'entusiasmo e la voglia di chi sapeva contare su un mare ricco e generoso, che a volte diventava imprevedibile tempesta da domare o da assecondare.

“Detto la distinta del pescato…ecco la posizione… Troviamo riparo a Lampedusa...siamo a ridosso...tutto  a posto, rassicurate le famiglie...e glielo manda un mazzo di fiori a mia moglie? È il nostro anniversario” . E poi...poi “ci vengono addosso, ci mitragliano...”. E non era, non è, più solo  il mare con i suoi venti e le sue tempeste, non sono più le onde e le tormente ma gli uomini, pirati con altre bandiere:  la tecnologia ha fatto enormi passi avanti, l’umanità no.

Esiste un diritto internazionale e il poco che ne so, non mi consente di parlarne. Ma di sentimenti e di emozioni, di comprensione degli eventi e di stati d'animo, qualcosa posso narrare. Per ogni uomo che si imbarca e va per mare, c'è una famiglia che, pur restando a terra, ha  il cuore sempre bagnato dell'acqua salata dell'angoscia e della  speranza. Ci sono amori sono cresciuti con il mare e altri che in mare sono finiti. E recite scolastiche, saggi sportivi, febbri e appendiciti, lutti e fidanzamenti, cose belle e cose brutte...

per sole madri.  E rientri in festa che “torna papà”, e pranzi della domenica anche di lunedì, e vestiti nuovi e casa splendente e profumata e a volte invece pesantezza e dolore e lunghi silenzi, ché non si sa più nemmeno parlare. E lavatrice che non si ferma, e sapone molle e candeggina, e vestiti che partono profumati e stirati dentro i borsoni (e nelle tasche santini di san Vito e preghiere alla Madonna del Paradiso) e tornano salati e impregnati di pesci ( e i santini sgualciti e posati sul petto ) e pane che dura settimane e sigarette ( ancora troppe ) e fazzoletti larghi.  E il letto accogliente dopo le cuccette, che non ci si sa più nemmeno dormire, e braccia di donna che sarebbe  bello restarci...

“E ti spiego il vento, e le rotte disegnate sull'acqua, e ti spiego i pesci, e la sapienza delle reti riparate, e le parole in arabo dei compagni di lavoro, e il pensiero  costante a voi, e il rumore dei motori ché non ci sento più così bene, e le rughe a trent'anni ...” Il mare, quello del lavoro e non solo quello dei bagni dell'estate, lo capisce solo chi lo vive. La fatica di dare 100 per avere 1, la crisi che non ha risparmiato la marina, i pescherecci affondati, il gasolio, l'inesperienza, l'entusiasmo, l'imprenditorialità bella, la ricchezza e la povertà, l’accoglienza, i clandestini a bordo, i cadaveri perché abbiano sepoltura, la solidarietà, la confidenza, la paura  ...e infine, il pericolo straniero, che non riconosce il diritto.

E l'attesa. Che almeno stavolta, sia attesa colmata. Che ci sia rispetto delle leggi e delle persone. Che  sia garantito il diritto al lavoro e alla dignità. Che questa, sia una disavventura da raccontare durante il pranzo di Natale e da portare in processione  ai pedi dell'altare.  Che sia prova di una comunità solidale che conosce e condivide. Che sia misura dell'amore che lega chi attende e chi è atteso. Che sia abbraccio che scioglie ogni paura. Dalle insidie del mare e dai suoi perigli, possiamo imparare  a difenderci, ma alla prepotenza e alla tracotanza degli uomini armati, alla legge senza legge del potere del potente, possiamo opporre solo la saggezza di secoli e  il disarmo del diritto al lavoro e alla dignità.

E questo solo, potrebbe non bastare... che ciascuno, dunque, faccia la propria parte. Senza se e senza ma. Queste sono vite  e ad esse  sono legate altre vite.  E sono sacre, tutte. Maria Lisma

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