C'è un vento che non si limita a soffiare, ma che attraversa i corpi, la memoria, le tradizioni. Un vento che entra nell'anima e che chiede di restare. È il vento che Massimo Brizzi ha catturato con la sua macchina fotografica e restituito nell'ultima opera editoriale “I Figli del Vento” (Edizioni Ex Libris), presentato alla libreria Feltrinelli di Palermo.
Giornalista di TeleOne e fotografo per passione, Massimo Brizzi stavolta mostra il suo lato più intimo, quello di viaggiatore e sognatore, firmando un'opera che non è semplicemente una raccolta di immagini e neppure un reportage nel senso più classico del termine. È piuttosto un lento attraversamento: di un luogo, la Camargue, di una comunità, quella dei Rom e dei Sinti, ma soprattutto di un'idea di libertà oggi sempre più compromessa e difficile da abitare.
Massimo Brizzi arriva a questo lavoro dopo anni di attenzione alle storie degli ultimi e anche in questo caso sceglie uno sguardo sobrio, mai spettacolare, che chiede rispetto, tempo e silenzio. Prende per mano i lettori e li accompagna nel suo “viaggio dell'anima” in un lembo di terra nel sud della Francia dove ogni anno si danno appuntamento i Gitani di tutto il mondo per celebrare Sara la Kali (Santa Sara la Nera). Un luogo che è al tempo stesso santuario e orizzonte, spiritualità e terra vibrante. Un luogo che è Parco Naturale Regionale e Riserva della Biosfera Unesco nel delta fluviale più grande d'Europa, quello del Rodano.
Gli scatti raccontano una natura potente, indomita, che non fa semplicemente da sfondo ma che diventa essa stessa protagonista: uccelli acquatici, cavalli bianchi camarguesi, tori liberi e indomiti. Brizzi li pone al centro del suo obiettivo con profondo rispetto, mettendosi in ascolto. Senza invadere. Ed è così anche per il momento sacro al centro del libro: la celebrazione di Santa Sara la Kali, raccontata con devozione, senza folklore. Un rito che è preghiera e appartenenza, ma anche lacrime, musica, danza e allegria. Un momento di riconciliazione ancestrale dell'umano con il sacro e con la Terra.
“I Figli del Vento” è un'opera preziosa e rara. Un racconto che non colleziona immagini ma che fissa emozioni. “Scatti del cuore” che sono frammenti di un viaggio emozionale che parla di libertà, identità e radici, ma anche di rispetto per la natura e per cultura spesso raccontate attraverso stereotipi. Un libro non solo da guardare, ma da sentire. Un libro che invita a rallentare ea sintonizzarsi con il battito del mondo.
Giuliana Raffaelli