Il "Giorno della Memoria" e l’uso selettivo della storia

Il “mai più” tradito: memoria storica e violenze di oggi sotto gli occhi del mondo

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
27 Gennaio 2026 17:53
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Il "Giorno della Memoria" (oggi 27 gennaio) nasce per ricordare l’orrore assoluto della Shoah, lo sterminio sistematico di milioni di ebrei, rom, oppositori politici, persone disabili, omosessuali. Non è – o non dovrebbe essere – una semplice commemorazione rituale, ma un monito universale: ciò che è accaduto può accadere di nuovo. Ovunque. A chiunque. Per mano di Stati, eserciti, ideologie, silenzi.

Eppure, alla luce del presente, questo monito appare sempre più svuotato, piegato a un uso selettivo della memoria che assolve alcuni crimini e ne condanna altri, che riconosce alcune vittime e ne cancella altre. Oggi, mentre il mondo assiste al dramma vissuto dal popolo palestinese – un massacro che sempre più voci, giuristi, storici e organismi internazionali definiscono senza esitazione un genocidio – la distanza tra il “mai più” proclamato e il “sta accadendo ora” diventa insostenibile.

La storia dovrebbe insegnare a riconoscere i segnali: la disumanizzazione del nemico, la riduzione di un popolo a problema di sicurezza, la punizione collettiva, l’assedio, la fame, la distruzione sistematica di vite civili. Sono meccanismi già visti, già studiati, già condannati. Eppure, quando si ripresentano sotto nuove bandiere e nuovi equilibri geopolitici, sembrano improvvisamente diventare indicibili o giustificabili.

Il "Giorno della Memoria" perde il suo senso più profondo quando viene trasformato in uno strumento politico, quando diventa una memoria “ad uso e consumo del potere”. Una memoria che non interroga il presente, ma lo assolve. Una memoria che non difende le vittime di oggi, ma protegge gli alleati di turno. Una memoria che si indigna solo se l’orrore è lontano nel tempo e privo di conseguenze diplomatiche.

Ricordare davvero significa accettare l’universalità del dolore e della dignità umana. Significa riconoscere che nessuna tragedia storica può essere usata come scudo morale per giustificare nuove violenze. La Shoah non appartiene a un’identità da brandire, ma all’umanità intera, come ferita aperta e responsabilità collettiva.

Se la memoria non serve a impedire altri genocidi, allora diventa celebrazione vuota. Se non ci obbliga a prendere posizione quando interi popoli vengono annientati sotto gli occhi del mondo, allora è solo retorica. E se viene invocata per silenziare le critiche, per delegittimare chi chiede giustizia, per confondere antisemitismo e difesa dei diritti umani, allora è tradimento della storia stessa.

Il vero rispetto per le vittime del passato passa attraverso la difesa delle vittime del presente. Il Giorno della Memoria dovrebbe essere questo: non una data rassicurante, ma una domanda scomoda. Non un rito, ma una responsabilità. Non un ricordo congelato, ma un impegno vivo contro ogni genocidio, ovunque si consumi. Perché la storia insegna davvero solo a chi ha il coraggio di ascoltarla fino in fondo.

Francesco Mezzapelle 

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