“Una punta di Sal”. Mazara, ricchi e poveri…

Un contesto, come quello nazionale, dove la ricchezza sempre più nelle mani di pochi. Diversi Interrogativi

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
07 Novembre 2021 08:28
“Una punta di Sal”. Mazara, ricchi e poveri…

Ultimamente resta molto difficile rispondere alla domanda: siamo ricchi o siamo poveri? L’Italia, come tutto il resto del mondo, oggi come oggi è una nazione dalle due facce: la ricca, dove la gente pensa a come spendere il denaro guadagnato o ereditato, e la povera, dove la gente a stento riesce a vivere. Ebbene si, oggi viviamo in questo mondo, un mondo brutto, strano ai nostri occhi ma per il quale, nonostante tutto, non stiamo facendo nulla per migliorarlo. Purtroppo è sempre stato così, è sempre esistita la disparità fra le classi sociali, ma ultimamente sta andando via via peggiorando. La responsabilità? Vista da fuori diremo della tecnologia e della pubblicità che ci invoglia, ma riflettendo diremo che la colpa è solo nostra perché non sappiamo accontentarci come dimostra la Ricerca dell’Osservatorio sui consumi: gli italiani spendono sempre più in scanner, stampanti, fotocamere, moto, computer… Non è un gioco, è la realtà.

Se sommiamo le ricchezze dei sei milioni di italiani più poveri, la cifra che otteniamo non raggiunge il patrimonio posseduto dai tre miliardari più ricchi del paese. Insomma, solo tre persone concentrano nelle loro tasche più soldi di quanti ne ha il 10% della popolazione italiana. È solo un assaggio dei dati messi in fila anche quest’anno dall’organizzazione non governativa Oxfam. A livello globale, spiega il dossier, un’élite di 2.153 miliardari nel mondo detiene una ricchezza superiore al patrimonio di 4,6 miliardi di persone, mentre alla metà più povera della popolazione resta meno dell’1 per cento.Il 10% più ricco della popolazione italiana (in termini patrimoniali) possiede oggi oltre 6 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione.

Confrontando il vertice della piramide della ricchezza con i più poveri, il risultato è ancora più sconfortante. Il patrimonio del 5% più ricco degli italiani (titolare del 41% della ricchezza nazionale netta) è superiore a tutta la ricchezza detenuta dall’80% più povero. La posizione patrimoniale netta dell’1% più ricco (che detiene il 22% della ricchezza nazionale) vale 17 volte la ricchezza detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione italiana.

E a Mazara come si sta? Sembra che i depositi nei 7 (prima erano 9) sportelli bancari della città sfiorino i due miliardi (nel 2015 superavano il miliardo), oltre quelli postali e azioni e obbligazioni ben conservati nelle banche anche estere. Nei week end pizzerie, ristoranti e luoghi di incontri sempre pieni anche se il coronavirus ha ridotto le frequenze, ma è una città che si mostra pingue, non sembra che il reddito medio sfiori i ventimila euro (che è già un buon dato), che il tasso di disoccupazione sia di circa il 30% mentre il consumo di droghe leggere e pesanti tra i giovani primeggia in provincia.

La forza lavoro, complessivamente, su oltre 50 mila abitanti, non supera le ventimila unità tra dipendenti pubblici e privati. Si dirà: ma c’è il lavoro nero che aiuta e poi ci sono le pensioni dei nonni, dei padri e delle madri. Eppure i mazaresi lamentano sempre che si sta male, che non c’è moneta circolante e che le auto di grossa cilindrata si pagano (quando si pagano) con lunghi finanziamenti. Ed allora è una città povera o si ostenta ricchezza con abiti alla moda e cure di bellezza di cui non se ne può fare a meno perché bisogna apparire nel cerchio magico? Questo è un bel rebus ma rimane, ben solida, la montagna di moneta depositata nelle banche e negli uffici postali.

Da dove arrivano questi soldi?. Ecco un interrogativo sul quale poter discutere.

Quali sono le caratteristiche per definire un persona povera? Ci sono dei parametri calibrati sulla base del concetto che una persona è in povertà assoluta se non ha un livello di consumi in grado di garantirgli almeno una vita “minimamente accettabile” che va oltre la sola sopravvivenza: l’Istat la definisce in “un’alimentazione adeguata, nella disponibilità di un’abitazione - di ampiezza consona alla dimensione del nucleo familiare, riscaldata, dotata dei principali servizi, beni durevoli e accessori - e nel minimo necessario per vestirsi, comunicare, informarsi, muoversi sul territorio, istruirsi e mantenersi in buona salute”. Ma questa è la vita vissuta della maggior parte degli italiani, definita dall’Istat “minimamente accettabile”. Su questi parametri chi lavora nella pubblica amministrazione o nella scuola, sono considerati ”benestanti”, i professionisti sono quasi ricchi. Ma sappiamo che non è così.

E coloro che usufruiscono del reddito di cittadinanza come definirli? Sopravvissuti o quasi poveri? La parola magica è “inclusione sociale”. Dal 6 marzo 2019 i cittadini possono richiederlo obbligandosi a seguire un percorso personalizzato di inserimento lavorativo e di inclusione sociale. Si tratta di un sostegno economico ad integrazione dei redditi familiari che è associato ad un percorso di reinserimento lavorativo e sociale, di cui i beneficiari sono protagonisti sottoscrivendo un Patto per il lavoro o un Patto per l'inclusione sociale.

Gli argomenti a favore e contro sono diversi. Rischia di essere una misura assistenzialista, soprattutto in un paese come l’Italia, o darebbe addirittura la possibilità di prendersi qualche rischio in più a chi cerca lavoro o ha ambizioni imprenditoriali? Si discute spesso facendo confusione, di un reddito di cittadinanza o di un reddito minimo garantito. Tra le due opzioni esistono differenze sostanziali. La prima è universale e incondizionata, la seconda è condizionata da fattori quali la soglia di povertà, la reciprocità di obblighi, lo svolgimento dell'attività lavorativa proposta.

Ma il punto è un altro: con la scadenza del reddito di cittadinanza, cosa accadrà?. Attualmente ne usufruiscono oltre due milioni di italiani (a Mazara sono oltre 2000) , la soglia di povertà ha recuperato in percentuale ed ora si attesta sull’8%, (indagine Istat) ma si è provveduto o pensato a cosa succederà quando oltre due milioni di italiani non avranno più il reddito di cittadinanza?. E’ probabile che dietro l’angolo ci sia qualche novità ma che la dicano e non si cominci a fare il gioco dell’oca, cioè saltiamo le caselle per poi ritornare indietro. “Che sarà” canta il noto gruppo “I ricchi e poveri” (in foto copertina nella loro apparizione a Sanremo 2020), del futuro non c’è certezza. Per loro la certezza c’è perché hanno già venduto milioni di dischi!

Salvatore Giacalone

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