Ultime della sera: “Dall’outplacement all’orientamento per tutti”

Possiamo assimilare il processo di allenamento fisico all'orientamento professionale: la partenza organizzata è vincente

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
11 Gennaio 2022 19:00
Ultime della sera: “Dall’outplacement all’orientamento per tutti”

L'outplacement è uno dei pochi strumenti efficaci, nell'ambito delle politiche attive del mercato del lavoro, a sostegno dell'occupazione; in particolare, diminuisce i tempi di permanenza dei lavoratori nella condizione di disoccupati. È dunque un acceleratore del processo di transizione, ed agisce come regolatore dei bisogni insiti tanto nella domanda quanto nell'offerta, nel flusso inarrestabile del mercato del lavoro. Con outplacement si intende il supporto alla ricollocazione professionale.

Non è quindi uno strumento «politico» del mercato del lavoro, bensì di gestione dello stesso.

Ne consegue che, se in Italia si triplicassero le società di outplacement, questo fenomeno non comporterebbe assolutamente un miglioramento del problema occupazionale (impegno, invece, di chi governa il mercato del lavoro); mentre, se regolamentato, l'outplacement aumenterebbe il livello di consapevolezza sociale della cangiante fisionomia del mercato del lavoro e dei flussi che lo caratterizzano (tanto di quelli che lo paralizzano quanto di quelli che lo vivacizzano).

Per parlare di sistema dovremmo inserire il concetto di “pratiche di orientamento”. Scelte “politiche” di questo tipo porterebbero il sistema “Paese” a sperimentare processi innovativi (per l’Italia, ma non più tali negli altri Paesi Europei) con una conseguente diminuzione degli effetti negativi delle “transizioni sociali” perché non affidate al caso, ma governate.

Per comprendere meglio il concetto espresso, ritorniamo a considerare l’outplacement come una delle pratiche possibili di orientamento sociale: l'obiettivo del servizio è quello di permettere a colui o a coloro che ne beneficiano di trovare rapidamente una nuova collocazione conforme al proprio potenziale e, dunque, alle proprie legittime aspirazioni, al di fuori delle strutture dell'impresa di origine.

Proviamo ad entrare dentro il significato del servizio di outplacement. Quando si interviene su una persona in transizione nel mercato del lavoro, non si interviene su un soggetto privo di capacità, ma su una persona le cui abilità per vicissitudini varie sono alterate e rallentate, quindi impossibilitata a trovarsi, da solo, una nuova occupazione in tempi brevi.

Oggi un lavoratore ha l'opportunità di avvalersi di strutture che conoscono il mercato del lavoro in modo professionale; infatti le società di outplacement si dedicano esclusivamente al monitoraggio del mercato del lavoro, a migliorare il dialogo tra soggetti pubblici e privati che lo governano ed a contestualizzare l’esperienza professionale di ogni persona che usufruisce del servizio, nella realtà lavorativa più opportuna. Nel momento in cui un lavoratore ha bisogno di ricostruire il proprio percorso professionale si può presentare in questa «palestra» (la società di outplacement) e usufruire della struttura logistico-informativa e consulenziale che è quotidianamente dedicata ad aggiornarsi sulla composizione dell'assetto del mercato del lavoro locale e nazionale, a creare sinergie e contatti tra i soggetti pubblici e privati, a mantenere viva l'informazione sui flussi occupazionali, a monitorare i settori aziendali attivi.

Fuori di metafora, dunque, possiamo assimilare il processo di allenamento fisico al processo di ricerca del lavoro.

Una partenza organizzata è vincente. Il vero problema sta nel fatto che culturalmente nessuno è abituato ad organizzarsi per una ricerca di lavoro: anche in questo bisogna avere metodo, per esempio prima di cercare è importante avere degli obiettivi professionali chiari ed un metodo sperimentato.

Oggi, fa la differenza sul mercato del lavoro chi sa, rispetto a chi non sa: per esempio, colui che conosce bene le proprie capacità domina il mercato del lavoro ed è in grado di fare delle scelte mirate per un percorso in continua evoluzione.

L’outplacement può essere considerato una pratica di orientamento professionale.

Al pari dell’orientamento professionale, dunque oggi, tutti esprimono esigenza di orientamento: dagli studenti ai lavoratori, dall’imprenditore al pensionato, ai cittadini in genere e non ci sono, in Italia, strutture accreditate che soddisfino tali esigenze massive, né tantomeno il sistema Paese si è interrogato in modo strutturato su questo bisogno sociale.

Offrire orientamento, sia che si tratti di orientamento scolastico o professionale o di orientamento al cittadino, significa fare in modo che la persona acquisti consapevolezza nel momento in cui si trova a dover fare una scelta, e fare in modo che affronti tale scelta in maniera organizzata, ovvero con metodo. L’orientamento, quindi, assume rilevanza strategica sotto tutti gli aspetti, da quello emotivo, cognitivo/volitivo a quello sociale. Chiunque deve operare una scelta si trova a doversi orientare e la velocità con cui i contesti cambiano e si trasformano, fa divenire l’orientamento un processo continuo e le persone che non sono al pari con i tempi sociali del cambiamento scivolano inavvertitamente dentro il vortice del disadattamento e del disorientamento, ovvero in sacche di emarginazione. I costi sociali di queste problematiche sono sotto gli occhi di tutti i cittadini italiani.

Le istituzioni, quindi, devono rendersi conto che se ad oggi non considerano la cultura dell’orientamento come priorità devono almeno considerarla come urgente.

di Cinzia ROSSI

La rubrica Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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