Terremoti nel Tirreno meridionale: tra Eolie e Ustica il nuovo confine tra Africa ed Eurasia

La scossa del 23 ottobre e successive avvenute nella fascia tettonica al limite di placca in formazione. Studio del CNR

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
25 Ottobre 2026 10:20
Terremoti nel Tirreno meridionale: tra Eolie e Ustica il nuovo confine tra Africa ed Eurasia

Il terremoto di magnitudo Mw 5,5 avvenuto il 23 agosto alle 12:19, e le successive scosse di minori intensità,  nel Tirreno meridionale, a nord-ovest delle Isole Eolie, si collocano nella fascia tettonica compresa tra l’arcipelago e l’isola di Ustica che - secondo uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Earth and Planetary Science Letters - rappresenta un tratto di un nuovo limite di placca in formazione tra Africa ed Eurasia. Le due placche continuano ad avvicinarsi, comprimendo e deformando le rocce lungo il Mediterraneo. Il sistema di convergenza più antico, che interessava aveva contribuito alla costruzione delle catene montuose nell’interno della Sicilia, ha progressivamente rallentato la propria attività. 

La spinta tra Africa ed Eurasia, però, non si è arrestata e parte della deformazione si è trasferita verso nord, lungo il Tirreno meridionale, attivando un diverso sistema di faglie. Lungo questa fascia si verificano numerosi terremoti. Le rocce accumulano lentamente deformazione sotto l’azione delle spinte tettoniche, per liberarne una parte attraverso movimenti improvvisi sulle faglie. I terremoti di questi giorni si inseriscono in questo quadro, anche se l’identificazione della faglia responsabile richiederà analisi sismologiche specifiche. Il nuovo confine non è una frattura unica e continua, ma una fascia articolata di strutture tettoniche. Dallo Stretto di Messina e dal Tirreno meridionale, il tracciato prosegue attraverso il Mediterraneo centro-occidentale, interessando il margine algerino, marocchino e di Alboran, fino allo Stretto di Gibilterra. Anche questi territori sono sede di forti terremoti legati all’interazione tra Africa ed Eurasia.

A ricostruire questo assetto è stato un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, oggi afferenti all’Istituto di Geoscienze (CNR-GEO), delle Università di Messina e Palermo. Uno studio, firmato da Andrea Billi, Marco Cuffaro, Barbara Orecchio, Mimmo Palano, Debora Presti e Cristina Totaro, ha integrato la distribuzione e le caratteristiche dei terremoti con le misure satellitari GPS/GNSS, capaci di rilevare spostamenti del suolo di pochi millimetri all’anno. L’analisi congiunta di questi dati ha permesso di delineare il limite incipiente e ricostruire come viene distribuita la deformazione tra le due placche.

Il terremoto del 23 ottobre insieme al relativo sciame richiama dunque l’attenzione su un Mediterraneo ancora in evoluzione. Comprendere dove si concentra la deformazione aiuta a interpretare la sismicità e a migliorare le valutazioni della pericolosità sismica. Questo non consente di prevedere quando avverrà il prossimo terremoto, né implica che le strutture più antiche all’interno della Sicilia siano prive di attività. .

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