Pesca, 17 milioni di applausi. Quanti soldi arriveranno a Mazara e riusciranno a "salvare" la sua marineria?

Toni trionfalistici per i fondi regionali ma restano i nodi: caro gasolio, quote gambero rosso e concorrenza tunisina

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
24 Ottobre 2026 16:05
Pesca, 17 milioni di applausi. Quanti soldi arriveranno a Mazara e riusciranno a

A Mazara del Vallo, quando si parla di pesca, basta pronunciare la parola "milioni" per far partire gli applausi. Negli ultimi giorni, l’approvazione dell’articolo 62 delle variazioni di bilancio della Regione Siciliana è stata salutata con toni quasi trionfalistici da rappresentanti del comparto e politici locali. Diciassette milioni di euro per sostenere la pesca siciliana: una notizia certamente positiva. Ma tra uno stanziamento approvato e un aiuto che arriva concretamente a bordo c’è di mezzo, come spesso accade, il mare. E non sempre è navigabile (già a partire dal porto peschereccio mazarese non dragato da oltre 40 anni).

Stando alle informazioni raccolte, gli 8 milioni destinati a incrementare il Fondo di solidarietà regionale dovrebbero compensare i mancati redditi legati agli eventi calamitosi di gennaio e febbraio 2026, sostenendo anche pesca artigianale, piccola pesca ed equipaggi interessati dal fermo biologico e dall’arresto temporaneo. Altri 9 milioni serviranno ad abbattere il costo del carburante, con un contributo indicativo di circa 3.600 euro per ciascuno dei 2.500 equipaggi interessati.

Bene, dunque. Ma attenzione a confondere i cittadini circa il reale contenuto del provvedimento. I 17 milioni non sono un assegno da consegnare in blocco alla marineria mazarese, né è ancora chiaro quanto ne beneficerà effettivamente la flotta locale. Servono criteri, requisiti, ripartizioni precise e soprattutto tempi certi di erogazione. Perché gli applausi sono immediati, mentre le bollette del gasolio non aspettano i decreti attuativi.

E proprio il carburante è uno dei nodi che rischiano di strangolare il comparto. A circa venti giorni dalla conclusione del fermo tecnico, dopo oltre due mesi di inattività, i motopesca mazaresi sono tornati in mare (e non sono certamente mancate le polemiche all'interno della stessa marineria). Alcuni puntano sulla GSA16, nel Canale di Sicilia, dove le quote residue di gambero rosso sono ormai ridotte; altri navigano verso ponente o affrontano circa 48 ore di traversata per raggiungere le zone di pesca a sud e a ovest della Grecia.

Una ripartenza che ha poco di trionfale. Con il gasolio ancora sopra un euro al litro, lo sconto del 20% non fa miracoli: un peschereccio può consumare fino a 2.000 litri al giorno. Tradotto: migliaia di euro bruciati prima ancora di sapere se la battuta di pesca sarà redditizia. Altro che navigare a gonfie vele.

C’è poi una questione che sembra disturbare meno i proclami: la presenza delle imbarcazioni tunisine negli stessi areali di pesca. Mentre la flotta mazarese ha osservato il fermo tecnico, quella nordafricana ha continuato a operare. Una concorrenza che si inserisce in un mercato già condizionato dalle importazioni e dalle oscillazioni dei prezzi del gambero rosso, mettendo sotto pressione le imprese locali.

Sul tavolo resta anche il confronto sulla suddivisione delle quote per singola unità da pesca. Per alcuni potrebbe essere uno strumento di gestione più equa delle risorse; per altri, un'ulteriore restrizione della libertà di operare nelle diverse zone del Mediterraneo, soprattutto per chi dispone della licenza di pesca mediterranea. Un dibattito tutt'altro che secondario, che meriterebbe meno slogan e più confronto.

Il vero problema, però, è che una flotta scesa sotto gli 80 motopesca non può vivere di contributi straordinari e annunci a ogni variazione di bilancio. Servono una strategia di ammodernamento, misure strutturali di medio e lungo periodo e regole europee più aderenti alla realtà della pesca mediterranea, troppo spesso sottoposta a vincoli giudicati dal comparto inadeguati e penalizzanti.

Infine, c'è il capitolo delle divisioni interne. Una marineria già in difficoltà non può permettersi di trasformare ogni aiuto in una gara a chi rivendica il merito del risultato. Né può diventare terreno di spartizione politica, con il rischio che le esigenze degli armatori e dei pescatori finiscano subordinate ai calcoli elettorali.

I 17 milioni sono una buona notizia, ma non sono la soluzione. La prova arriverà quando si saprà quanto denaro raggiungerà davvero Mazara, quando arriverà e se servirà a salvare imprese e posti di lavoro. Fino ad allora, meglio tenere i piedi a terra e le trombe in silenzio: in porto, per ora, non sono rientrati i problemi. E quelli, purtroppo, non conoscono fermo tecnico.

Francesco Mezzapelle

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