La carta stampata ha rinunciato a indagare, soffocata da riforme che blindano il potere e cancellano i fatti. Questo il durissimo atto d'accusa risuonato dal palco del Teatro Garibaldi di Mazara del Vallo, durante l'ottava edizione del Festival della fotografia e del giornalismo "Marenostrum". L'incontro, incentrato sul legame tra memoria, verità e giustizia, si è trasformato in un lucido coro di denuncia contro la cosiddetta "legge bavaglio". Se Attilio Bolzoni ha guidato l'affondo storico contro il progressivo oscuramento dell'informazione, le voci di Lucio Luca, Giorgia Furlan, Giacomo Di Girolamo e del Procuratore di Gela Salvatore Vella (vedi foto da noi scattata in un momento del dibattito) hanno composto un mosaico allarmante sulla solitudine a cui sono condannati, oggi, i cercatori di verità.
Moderato da Giacomo Di Girolamo, Attilio Bolzoni, storica firma del giornalismo antimafia, ha aperto il dibattito evidenziando come la rarefazione dei contatti tra stampa e procure stia scientificamente recidendo il diritto di cronaca. Una denuncia declinata sul territorio dallo stesso Giacomo Di Girolamo, profondo conoscitore delle dinamiche trapanesi, che ha ricordato come l'inchiesta locale sia ormai un atto di eroismo solitario: senza nomi e cognomi, il racconto del potere mafioso si riduce a una favola astratta, privando le comunità dei loro anticorpi democratici.
Dall'osservatorio dei grandi media nazionali, Lucio Luca ha posto l'accento sulla crisi strutturale dei giornali, dove la ricerca sul campo è sacrificata sull'altare del clic veloce e del conformismo editoriale. A completare il quadro è stato lo sguardo documentaristico di Giorgia Furlan, che ha sottolineato la fatica di preservare la memoria storica attraverso le immagini e le grandi inchieste radiotelevisive, un patrimonio costantemente minacciato dalle querele temerarie e dai veti normativi che bloccano la diffusione di volti e atti giudiziari.
Il momento forse più emblematico del dibattito ha visto protagonista il Procuratore della Repubblica di Gela, Salvatore Vella, mazarese di nascita. La sua presenza ha incarnato un paradosso tutto italiano: un magistrato in prima linea costretto a denunciare l'impatto di leggi nate ufficialmente per garantire la presunzione d'innocenza, ma tradottesi nei fatti in un blackout informativo.
Vella ha confermato come la "legge bavaglio" stia spingendo i magistrati ad arroccarsi nel silenzio per timore di sanzioni disciplinari. Questo spezza quel canale di fiducia e confronto trasparente con i cronisti che, nel rispetto dei ruoli e del segreto istruttorio, ha storicamente permesso di far luce sui grandi misteri d'Italia. Attraverso aneddoti e racconti vissuti in prima persona, il Procuratore e i giornalisti hanno mostrato al pubblico la stessa ferita: la solitudine istituzionale di chi indaga e l'isolamento professionale di chi racconta.
L'evento di Mazara del Vallo, con i saluti istituzionali del presidente del Consiglio comunale Francesco Di Liberti e dell'assessore alla cultura Germana Abbagnato, ha registrato un Teatro Garibaldi stracolmo. Un segnale inequivocabile: i cittadini hanno ancora fame di una verità che vada oltre le veline ufficiali. La conclusione emersa dal palco è un monito che interroga la società civile. Se le norme attuali fossero state in vigore trent'anni fa, le grandi verità sui patti tra mafia e istituzioni sarebbero rimaste sepolte. La sfida lanciata da Bolzoni e dagli altri relatori è drammatica: senza il coraggio di fare nomi, cognomi e di mostrare i volti, il giornalismo d'inchiesta è destinato a rimanere solo un nostalgico ricordo nei libri di storia.
Salvatore Giacalone