Il messaggio di monsignor Angelo Giurdanella per il quarto anniversario episcopale

«Il vescovo diventa padre perché pienamente figlio»

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
30 Luglio 2026 10:33
Il messaggio di monsignor Angelo Giurdanella per il quarto anniversario episcopale

Oggi, mercoledì 29 luglio 2026, ricorre il quarto anniversario della nomina episcopale del Vescovo monsignor Angelo Giurdanella. «Non trovo una parola più opportuna che sintetizza i miei sentimenti e mi permette di esprimere la mia gratitudine per la vicinanza, la preghiera e tanto affetto che oggi mi avete espresso», è un passaggio del Messaggio che il Vescovo ha rivolto alla comunità diocesana. «Grazie: per tutto e per sempre – ha scritto ancora il Vescovo – mi sento fortemente figlio della Chiesa, ritorno spesso al dono del battesimo e ringrazio ogni giorno i miei genitori che oltre al dono della vita mi hanno consegnato il dono della fede. Allo stesso modo mi sento padre di questa Chiesa che è stata affidata, da Papa Francesco, alle mie cure pastorali. Padre di una moltitudine». Qui di seguito pubblichiamo l Messaggio integrale di ringraziamento del Vescovo.

A tutti dico: grazie. «Il vescovo diventa padre proprio perché pienamente figlio» (Pastore gregis, 10). Non trovo una parola più opportuna che sintetizza i miei sentimenti e mi permette di esprimere la mia gratitudine per la vicinanza, la preghiera e tanto affetto che oggi mi avete espresso, nel quarto anniversario di elezione, a vostro Vescovo. Grazie, grazie, grazie: per tutto e per sempre. Mi sento fortemente figlio della Chiesa, ritorno spesso al dono del battesimo e ringrazio ogni giorno i miei genitori che oltre al dono della vita mi hanno consegnato il dono della fede. «Cristiano, non dimenticare la grande dignità di cui sei stato rivestito» (San Leone Magno). Allo stesso modo mi sento padre di questa Chiesa che è stata affidata, da Papa Francesco, alle mie cure pastorali. Padre di una moltitudine. Al confronto tra stupore e meraviglia ha fatto seguito prima lo scontro e poi l’incontro tra trepidazione e gioia.

Trepidazione per la sproporzione tra la grandezza del tesoro ricevuto in dono e l’inadeguatezza del vaso di creta della mia vita. Gioia grande per la presa di coscienza che «la nostra capacità viene da Dio» (2 Cor 3,5). Questa testimonianza, resa da San Paolo, trova piena luce nelle parole che confida lui stesso ai cristiani di Corinto: «Ho faticato… non io però, ma la grazia di Dio che è in me» (1 Cor. 15,10). San Paolo è animato dalla persuasione che tutta la sua forza provenga dalla grazia di Dio operante in lui: «Tutto posso in Colui che mi dà forza» (Fil 4,13). È di questa persuasione che ho sempre bisogno per svolgere il ministero degli apostoli a me affidato: «Con il cuore del servo umile e del pastore affettuoso». «Porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri» (Is 40,11).

A conclusione della giornata, durante la celebrazione dell’Eucaristia, sento il bisogno di ringraziare la Chiesa di Mazara del Vallo, che amo come la ama Cristo, ringraziare tutti, a uno ad uno, vicini e lontani fisicamente. Lo faccio nella forma più semplice: raccomando tutti alla benedizione di Dio. Egli conosce ciascuno per nome e la Sua benedizione toccherà ciascuno personalmente. Mi limito, pertanto, a esprimere la mia riconoscenza al Signore, nelle cui mani pongo con umile e serena fiducia il ministero che Lui stesso mi ha affidato.

La Vergine Maria, Madre di grazia, Madre per grazia, che ha sostenuto la preghiera degli apostoli trepidanti, riuniti nel cenacolo, mi ottenga dal Figlio suo “Pastore dei pastori” di coniugare semplicità e fiducia, fedeltà e perseveranza, mansuetudine e purezza di cuore, sapienza e carità. È questa l’intenzione di preghiera che chiedo a tutti voi di sostenere con l’abbraccio della vostra intercessione e della comprensione, affinché lo Spirito del Padre che mi ha reso figlio amato e pastore, mi doni la forza di osservare senza paura, senza calcoli e senza misura questa regola pastorale: cercare unicamente la gloria di Dio e la salvezza delle anime.

Questa intenzione di preghiera l’affido anche a coloro che «mi hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace». Mi sento impegnato, insieme a voi tutti, a promuovere l’universale chiamata alla Santità. Ed è ovvio che non c’è primato della santità senza ascolto della Parola, che della santità è guida e nutrimento. La necessità e l’importanza di mantenere un contatto continuo con le Scritture è impegno che in primis riguarda il Vescovo, chiamato ad essere «condiscepolo della stessa scuola».

Illuminante per me, che voglio condividere con voi, è quanto afferma S. Agostino: «A considerare il posto che occupiamo, siamo vostri maestri, ma rispetto a quell’unico Maestro, siamo con voi condiscepoli della stessa scuola». Carissimi, di questa scuola Maria è la prima discepola, quale serva fedele della Parola, vive delle Scritture, custodisce nel suo cuore le parole che vengono da Dio e congiungendole le comprende nello spazio del Fiat. Sottolinea Benedetto XVI: «Maria nella parola di Dio è veramente a casa sua, ne esce e vi entra con naturalezza.

Ella parla e pensa con la parola di Dio» (Deus caritas est, 41). Nel benedirvi tutti, santo popolo di Dio, non trovo formula migliore di quella suggeritami da monsignor G. Costanzo in questo giorno di quattro anni fa, nella Cattedrale di Noto, tratta dal salmo 79 che custodisco nel cuore: «Dio degli eserciti, ritorna, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi quello che la tua destra ha piantato, il figlio dell’uomo che per te hai reso forte» (Sal 79,15-16). Un abbraccio benedicente.

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