Un viaggio nel tempo lungo cinquemila anni, custodito tra le mura barocche di un'antica chiesa sconsacrata. Oggi, 19 settembre 2026, in concomitanza con la nuova edizione del festival Le Vie dei Tesori, ha riaperto ufficialmente al pubblico il Museo Mirabilia Urbs di Mazara del Vallo. Allestito all'interno della ex Chiesa di San Bartolomeo, il museo si appresta a diventare il nuovo fulcro del turismo culturale della Sicilia occidentale, svelando una collezione archeologica di eccezionale valore scientifico.
ll cuore pulsante dell'esposizione è rappresentato dai reperti provenienti dal vicino insediamento preistorico di Roccazzo, uno dei siti eneolitici (Età del Rame, III millennio a.C.) più importanti dell'intera isola, molto conosciuto ed apprezzata da Sebastiano Tusa . I visitatori potranno ammirare da vicino i corredi funerari che hanno ridefinito la comprensione delle prime comunità siciliane. Tra questi, spicca la celebre "Tomba dello Sciamano": un contesto sepolcrale unico che ha restituito ornamenti personali – come una raffinata collana in pietra –, utensili della sofisticata industria litica locale, contenitori in ceramica e cilindretti di ocra rossa, sostanza fortemente legata ai rituali magico-religiosi e funebri dell'epoca.
Il percorso museale documenta anche le fasi successive del popolamento del territorio costiero, quando l'area di Mazara divenne un emporio strategico legato alla vicina colonia di Selinunte. Le vetrine del museo ospitano una ricca selezione di ceramiche greche d'importazione, risalenti al V secolo a.C. (età classica). I visitatori potranno osservare la finezza della ceramica corinzia – con i caratteristici ariballi, piccoli contenitori per gli oli profumati e uno skyphos (coppa profonda per bere vino) – e la perfezione geometrica della ceramica attica, rappresentata da lucerne e lekythoi (recipiente per contenere olio di oliva e profimi).
A rendere l'esperienza museale ancora più suggestiva è la stessa architettura che ospita la collezione. L'edificio, eretto nel 1431 dalla Confraternita di San Bartolomeo e ricostruito nel 1601, si presenta suddiviso in tre navate scandite da colonne storiche. Mentre in superficie trionfa la luce e la scienza archeologica, sotto il pavimento si nasconde un reticolo di antiche cripte sotterranee, scavate nel tufo locale. Questi ambienti ipogei, utilizzati per secoli come sepolture nobiliari e ossari pubblici, costituiscono un secondo e affascinante livello di lettura storica della struttura, legando il passato preistorico a quello della pietà cristiana di età moderna.
La riapertura del Museo Mirabilia Urbs non è solo una restituzione alla cittadinanza, ma una tappa fondamentale per la ricerca archeologica mediterranea. Da oggi, la storia di Mazara torna finalmente a parlare.
Salvatore Giacalone