Una recente sentenza la Corte d’Appello di Palermo riaccende i riflettori su un tema che riguarda da vicino cittadini e imprese: la correttezza dei rapporti bancari e il diritto dei clienti a non subire addebiti non dovuti. I giudici palermitani hanno confermato la decisione di primo grado del Tribunale di Marsala, che aveva condannato un istituto di credito a restituire circa 76.000 euro oltre interessi, ad un impresa di Mazara del Vallo, a seguito dell’accertamento di clausole contrattuali nulle e prassi bancarie illegittime applicate nel corso del rapporto di conto corrente affidato.
La sentenza ribadisce un principio ormai consolidato nella giurisprudenza bancaria, ma di grande impatto concreto: quando un cliente agisce per far valere la nullità di clausole bancarie e chiede la ripetizione di somme indebitamente pagate, il giudice deve seguire un percorso ben preciso. «Questa decisione – spiega l’avvocato Muscolino (in foto), che ha assistito l’imprenditore ottenendo la vittoria in giudizio – conferma che non si può assumere come corretto il saldo del conto corrente indicato dalla banca senza prima verificarne la legittimità.
Molto spesso quel saldo, soprattutto in presenza di conti affidati, è il risultato di costi e addebiti non conformi alla legge». Secondo il legale, il problema è più diffuso di quanto si pensi: «Gli istituti di credito rappresentano il motore finanziario dello sviluppo imprenditoriale, ma in numerosi casi adottano prassi opache, applicando ai rapporti di credito interessi, commissioni e spese del tutto illegittime, a danno di clienti che non hanno gli strumenti per accorgersene.
Sono un danno silenzioso per il tessuto economico. Questi addebiti, spesso poco comprensibili e stratificati nel tempo, finiscono per compromettere la salute finanziaria di imprese e famiglie". Nel caso esaminato dalla Corte d’Appello di Palermo, l’imprenditore ha potuto recuperare una somma rilevante, ma solo dopo un’attenta ricostruzione contabile e un lungo contenzioso. «In molti casi – aggiunge l’avvocato Muscolino – parliamo di decine di migliaia di euro pagate senza che fossero dovute.
Risorse che avrebbero potuto essere reinvestite nell’attività produttiva». La sentenza lancia dunque un messaggio chiaro: con un’assistenza contabile e legale competente in materia bancaria, imprese e cittadini possono far valere i propri diritti e ottenere la restituzione di somme indebitamente percepite dalle banche. Un recupero che non ha solo un valore economico immediato, ma che può contribuire a rafforzare l’equilibrio finanziario delle imprese, migliorandone la liquidità e la capacità di affrontare il mercato.