Le ultime vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’ex vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao e le tensioni interne a Forza Italia riaprono una fase di incertezza nel panorama politico regionale. Mentre i partiti sono impegnati a ridefinire alleanze e rapporti di forza, la Sicilia rischia di ritrovarsi ancora una volta ostaggio delle proprie divisioni politiche, con ricadute anche sull’attività amministrativa. Tra gli effetti paventati c’è il mancato varo della manovra di stabilità entro la fine dell’anno, con la conseguente possibilità di ricorrere all’esercizio provvisorio. Un’eventualità che imporrebbe maggiore rigidità nella gestione della spesa proprio nei mesi in cui la politica, anziché concentrarsi sulle priorità dei cittadini, rischia di essere assorbita dalla campagna elettorale e dalla ricerca di nuovi equilibri.
In Forza Italia si parla di una ritrovata serenità, ma dietro le dichiarazioni ufficiali le tensioni non sembrano affatto superate. E torna a circolare l’ipotesi di elezioni anticipate, uno scenario che potrebbe modificare radicalmente gli attuali assetti dell’Assemblea regionale siciliana. A rendere il quadro ancora più delicato ci sono anche le conseguenze personali che un eventuale scioglimento anticipato dell’ARS avrebbe per numerosi deputati. Per molti parlamentari al primo mandato, infatti, il requisito previdenziale dei quattro anni, sei mesi e un giorno maturerebbe soltanto nel maggio 2027.
Un voto anticipato prima di quella scadenza potrebbe impedire a circa trenta deputati di raggiungere la soglia prevista. Un elemento che rischia di aggiungere ulteriori tensioni a un confronto politico già segnato da interessi contrapposti. La domanda, a questo punto, è inevitabile: le decisioni sulla durata della legislatura saranno guidate esclusivamente dall’interesse dei siciliani o peseranno anche i calcoli personali e le convenienze dei singoli parlamentari? Nel frattempo, le riunioni si moltiplicano, di giorno e di notte.
Si discutono alleanze, si costruiscono candidature e si cercano accordi, spesso lontano dai riflettori. Il rischio è che il dibattito pubblico venga ancora una volta subordinato al consueto gioco delle poltrone, mentre i cittadini attendono risposte concrete sui problemi economici, sociali e infrastrutturali dell’Isola.
Per la provincia di Trapani, la posta in gioco è particolarmente alta: i seggi da conquistare all’ARS sono appena cinque. Una competizione ristretta, nella quale ogni partito dovrà fare i conti con equilibri territoriali, ambizioni personali e alleanze che, almeno per il momento, appaiono tutt’altro che definitive.A Mazara del Vallo i nomi che circolano in vista delle prossime Regionali sono già diversi. La scadenza naturale della legislatura è prevista per ottobre 2027, ma l’ipotesi di un voto anticipato, a dicembre o in primavera in concomitanza con le elezioni politiche, potrebbe accelerare tempi e decisioni.
La novità più significativa riguarda il sindaco e presidente del Libero Consorzio comunale di Trapani, Salvatore Quinci, che ha ufficializzato il proprio ingresso in Sud Chiama Nord, il movimento guidato da Cateno De Luca. Per la competizione regionale, il nome mazarese possibile candidato è quello del vicesindaco Vito Billardello, che avrebbe già avviato interlocuzioni con la segreteria del movimento e con lo stesso De Luca. Una sua eventuale candidatura potrebbe aprire anche una fase di riorganizzazione della giunta comunale.
Tra le ipotesi circola l’ingresso di Matteo Bommarito, da tempo vicino alle posizioni di De Luca. Nella possibile ridefinizione degli equilibri amministrativi potrebbero trovare spazio anche il consigliere comunale Pietro Marino e una figura femminile indicata dal consigliere Francesco Foggia. Resta però da capire quanto queste manovre siano dettate da un progetto politico per il territorio e quanto, invece, rispondano alla necessità di costruire nuovi assetti in vista della competizione elettorale.
Perché il passaggio da un’alleanza amministrativa a una candidatura regionale non è soltanto una questione di nomi: dovrebbe essere soprattutto una questione di programmi, risultati e credibilità.
Sul fronte di Fratelli d’Italia, il nome mazarese che da tempo si muove in prospettiva elettorale è quello di Paolo Torrente, dirigente provinciale del partito guidato da Giorgia Meloni. Anche in questo caso, sarà la capacità di trasformare la presenza politica in proposte concrete per il territorio a fare la differenza.
La situazione più incerta sembra essere quella di Forza Italia, attraversata in Sicilia da tensioni e polemiche che vedono contrapposti il presidente della Regione Renato Schifani e il commissario del partito Minaudo. Le frizioni interne rischiano di rimettere in discussione candidature che fino a poco tempo fa sembravano consolidate. Se la riorganizzazione auspicata da Minaudo dovesse davvero concretizzarsi, potrebbero aprirsi nuovi scenari anche per Toni Scilla e Stefano Pellegrino. Il messaggio attribuito al commissario, secondo cui il partito avrebbe bisogno di rinnovarsi attraverso nuove figure e volti nuovi, pone una questione politica tutt’altro che secondaria: il rinnovamento sarà una scelta reale, capace di modificare metodi e classe dirigente, oppure resterà uno slogan da spendere in campagna elettorale? È una domanda legittima, soprattutto in una regione nella quale il ricambio politico viene spesso annunciato con enfasi, ma non sempre si traduce in un effettivo cambiamento. Perché sostituire qualche nome senza modificare logiche, alleanze e modalità di gestione del potere non significa necessariamente rinnovare un partito.
La Lega potrebbe puntare su Vito Gancitano, già presidente del Consiglio comunale di Mazara del Vallo. Gancitano era stato candidato alle precedenti Regionali nella lista della Democrazia Cristiana, ottenendo un buon risultato personale. Ha invece già ufficializzato la propria candidatura con Controcorrente, il movimento guidato da Ismaele La Vardera, l’avvocata Giulia Ferro. Il Movimento 5 Stelle potrebbe proporre l’ex deputata nazionale Vita Martinciglio, avvocata e figura già presente sulla scena politica.
Anche il Partito Democratico dovrebbe esprimere una candidatura mazarese. Al momento circolano soprattutto i nomi di Stefania Marascia e Giuseppe Palermo, ma nel PD cittadino, come spesso accade, le decisioni sembrano ancora lontane da una definizione conclusiva. Si parla anche dell’elezione di una nuova segretaria, un passaggio che potrebbe incidere sugli equilibri interni e sulle scelte future.A completare il quadro potrebbero arrivare una candidatura in quota Alleanza Verdi e Sinistra e un eventuale candidato legato a Roberto Vannacci.
Infine, il dott. Pino Bianco che risiede a Palermo ma è un mazarese di nascita e che potrebbe candidarsi nel “Progetto civico” di Onorato e dove già fa parte della segretaria regionale, “Progetto Civico che ha stretto un’alleanza elettorale con “Sud chiama Nord”.
Se tutte queste ipotesi dovessero concretizzarsi, i candidati mazaresi potrebbero arrivare a dieci. Tanti nomi, dunque, ma ancora poche certezze. E soprattutto resta da capire quali candidature saranno sostenute da un progetto politico riconoscibile e quali nasceranno, invece, dalla necessità di trovare una collocazione elettorale in un quadro in continuo mutamento. Con l’avvicinarsi delle elezioni, e soprattutto se dovesse prendere corpo l’ipotesi di un voto anticipato, è prevedibile che emergano nuovi candidati, alleanze e accordi.
Il problema, tuttavia, non è soltanto stabilire chi correrà per un seggio all’ARS, ma capire chi sarà realmente in grado di rappresentare gli interessi di Mazara del Vallo e della provincia di Trapani.La politica regionale sembra spesso muoversi secondo una logica autoreferenziale, nella quale le strategie dei gruppi dirigenti e la conservazione degli equilibri interni finiscono per prevalere sulle esigenze dei territori. La quantità delle candidature non garantisce, da sola, una maggiore rappresentanza.
Se le forze politiche locali non saranno capaci di costruire strategie credibili e di superare divisioni e personalismi, la città rischierà di disperdere i consensi e di restare ai margini delle decisioni regionali. Arriveranno nuovi gattopardi, pronti a presentarsi come interpreti del cambiamento senza cambiare davvero nulla? Oppure prevarrà finalmente la volontà di costruire una rappresentanza capace di incidere sulle scelte della Regione?
La risposta arriverà dalle urne, ma le responsabilità politiche si misurano già oggi. Perché, al di là delle candidature e degli accordi, la vera questione non è chi riuscirà a conquistare una poltrona a Palermo. È chi saprà meritare la fiducia dei cittadini e trasformarla in risultati concreti per il territorio.E per Mazara del Vallo, ancora una volta, il rischio di rimanere senza un proprio rappresentante all’ARS non è affatto da sottovalutare.
Salvatore Giacalone