“Una punta di Sal”. La “Festa del Lavoro” fra illusioni, delusioni… E la guerra

La questione del lavoro ha bisogno di strumenti nuovi per essere affrontata seriamente

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
01 Maggio 2022 09:10
“Una punta di Sal”. La “Festa del Lavoro” fra illusioni, delusioni… E la guerra

1° maggio: è la festa dei lavoratori? Stiamo vivendo il periodo storico meno adatto per continuare a definire il primo maggio una festa dei lavoratori. Dai palchi di tutto il mondo oggi attori politici e sindacali, attivisti e personaggi della società civile racconteranno il senso di questa giornata che ricade nel 67’ giorno della guerra in Ucraina. Ricorderanno le conquiste storiche che la lotta e l’unione dei lavoratori ha portato per garantire un equo salario, un giusto orario e un’armonia tra lavoro e lo stile di vita. A Roma, dallo storico palco di piazza San Giovanni, attraverso la musica si lanceranno messaggi di unità, incitamenti “alla lotta”, parole di comodo contro le disuguaglianze e contro la deriva del capitalismo. I sindacati confederati si riuniranno nella piazza San Francesco ad Assisi per parlare di pace, lavoro e salari

Domani, magicamente, tutto tornerà come prima. Perché nessuno ha troppa voglia di mettere i manovratori di oggi davanti alle contraddizioni più evidenti. Perché ognuno curerà il proprio piccolo interesse. Perché nessuno, in fin dei conti, ha davvero troppa voglia di riflettere per davvero su cosa vuol dire lavoro oggi e come possiamo fare in modo che questa parola, domani, possa avere ancora un senso. Parlare di lavoro oggi significa prima di tutto riconoscere la portata di un problema che ha bisogno di strumenti nuovi per essere affrontato seriamente. Se nel Novecento ci si poteva permettere di far orientare tutta la propria vita attorno al lavoro che si sceglieva di intraprendere, negli anni Venti del secolo nuovo, dobbiamo affrontare seriamente l’idea che quello che facciamo non determina quello che siamo, ma è sempre più fondamentale per garantirci uno straccio di sopravvivenza.

Siamo in Sicilia e non possiamo dimenticare oggi, 1° maggio, le tante lotte e le tante umiliazioni. Nel 1893 è stato scritto a mano un contratto con i contadini siciliani. Sapete cosa hanno voluto scrivere i contadini nel contratto? Che il padrone doveva dare loro da bere un quarto di litro di vino. E poi aggiunsero anche una nota in fondo al contratto: “per vino deve intendersi vino buono e non il vinello o vino guasto”. E precisarono anche cosa si intendesse per minestra, perché sapevano che i padroni non rispettavano neanche i bisogni più elementari.

Furono costituiti i famosi Patti di Corleone che non avevano nulla di straordinario perché stabilivano una mezzadria pura, ma per la prima volta i contadini divennero un soggetto politico. Da pietre e da oggetti, diventarono soggetti politici che dicevano al padrone “Se vuoi che vengo a lavorare nelle tue terre mi devi dare delle condizioni” . (tratto da “Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne”, AutAut Edizioni). Nacquero i Fasci dei Lavoratori ove si distinsero anche le donne.

I Fasci siciliani furono tragicamente repressi dai mafiosi locali e dal governo nazionale. Si contarono più di cento morti, diverse centinaia furono i feriti e oltre 3. 500 i rinchiusi nelle patrie galere. Nel dopoguerra, grazie al lavoro di sindacalisti come Placido Rizzotto (partigiano delle brigate Garibaldi, militante socialista, sindacalista cgil, assassinato il 10 marzo del ’48 dalla mafia), Giuseppe Maniaci (segretario della confederterra, assassinato il 25/10/ ’47 dalla mafia), Vito Pipitone (Vice segretario confederterra, assassinato 19/107’47 dalla mafia).

Importante fu l’attività di Pio la Torre (‘59 segretario regionale cgil, ’62 segretario regionale P.C.I. , ’63 deputato regionale P.C.I., ’62 deputato alla camera P.C.I., ’76 Commissione parlamentare antimafia, legge contro il reato di associazione mafiosa e confisca dei beni, ’81 si oppose alla costruzione della base NATO di Comiso con una petizione in calce a un milione di firme) che fu assassinato proprio 40 anni fa dalla mafia, il 30 aprile 1982. (in foto di copertina un disegno di Renato Guttuso pubblicato sulla prima pagina de L’Unità del 1° Maggio 1982 che aprì con il titolo “Agguato omicida al compagno La Torre”. Nel suo disegno il grande artista siciliano ritrae Pablo Picasso intento a disegnare la colomba che dal 1949 diventerà simbolo della lotta per la pace e della giornata dei lavoratori).

L’1 Maggio del ’47 si tornava a festeggiare la festa dei lavoratori, sospesa durante il ventennio fascista. Circa duemila contadini si riunirono in località Portella della Ginestra, una vallata vicino Piana degli albanesi, per manifestare contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte e per festeggiare la vittoria alle regionali del “blocco del popolo” con il 29% dei voti. Improvvisamente delle raffiche di mitra che perdurarono per circa un quarto d’ora, stroncarono la vita di 11 persone e ne ferirono una trentina, alcuni morirono successivamente per la gravità delle ferite riportate.

E’ stata la strage della banda di Salvatore Giuliano. E si potrebbero elencare altre battaglie. Oggi l’agricoltura lavorata dai contadini è rimasta povera. Nelle ultime settimane si sta discutendo molto della crisi della filiera agricola. L’emergenza covid-19 ha fatto emergere tutte le contraddizioni del settore. La questione abitativa, i salari, lo sfruttamento: contraddizioni già esistenti prima di questa crisi sanitaria ma che sono esplose due anni fa in seguito alle misure di contenimento del contagio introdotte negli ultimi mesi.

Migliaia di lavoratori stagionali sono bloccati nell’est Europa per la guerra e altrettanti lo sono nei vari ghetti d’Italia, in condizioni igienico-sanitarie disastrose. L’assenza di lavoratori rischia di mettere in ginocchio una filiera fondamentale, quella del cibo e così si scopre che quei lavoratori sono fondamentali al sistema agricolo. E alla società intera. Come a Mazara i nordafricani lo sono per la pesca.

Salvatore Giacalone

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