“Una punta di Sal”. La dispersione scolastica a Mazara del Vallo

La prof. Francesca Incandela studiosa del fenomeno ne ha rilevato le cause

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
19 Settembre 2021 13:03
“Una punta di Sal”. La dispersione scolastica a Mazara del Vallo

Ragazzi in “fuga” dalla scuola. Del grave problema se ne parla sempre meno ma ci deve pur essere una ragione o tante ragioni per far decidere al ragazzo o alla ragazza di non entrare più in un’aula scolastica. E’ iniziato il nuovo anno scolastico con i problemi della pandemia ma bisogna anche riflettere sulle cause che determinano il fenomeno della dispersione. I numeri sono allarmanti. Nel 2020, infatti, sono stati 543mila gli studenti che hanno abbandonato prematuramente la scuola contro i 68mila con un titolo di studio medio-alto che sono andati all'estero per ragioni di lavoro.

Le cause della "fuga" dalla scuola sono principalmente culturali, sociali e economiche: i ragazzi che provengono da ambienti socialmente svantaggiati e da famiglie con un basso livello di istruzione hanno maggiori probabilità di fermarsi prima di aver completato il percorso di studi che li porta a conseguire almeno il diploma. Talvolta l'abbandono può essere causato da una insoddisfazione per l'offerta formativa disponibile. In questo senso va sottolineato il lavoro inclusivo svolto dagli istituti di Istruzione e Formazione Professionale che sono diventati un punto di riferimento per gli allievi di nazionalità straniera, per quelli con disabilità e per gli studenti reduci da insuccessi scolastici precedenti.

Nel 2020 l'Italia si è collocata al terzo posto tra i 19 paesi Ue per abbandono scolastico tra i giovani tra 18 e 24 anni: il 13,1% (543mila).

A Mazara, è stata avviata un’indagine sul fenomeno a cura dell’Ipsos (analisi e ricerche di mercato) di Federico Pagnoncelli il quale ha comunicato che il Comune che Mazara è incluso in una indagine sul fenomeno della dispersione scolastica e formativa in Italia. Il progetto è molto rilevante ed è inserito nel Piano Statistico Nazionale. Titolare dell’indagine è Inapp (Istituto Nazionale Analisi delle Politiche Pubbliche) in partenariato con l’Istat. Lo scopo è quello di comprendere le cause, i fattori che determinano il fenomeno dell’abbandono scolastico in Italia per individuare e avviare le politiche di prevenzione e contrasto ad un fenomeno che pone il Paese al di sotto della media europea.

La dispersione, almeno in Italia, diventa un problema da affrontare a partire dagli anni ’80 allorché fu adottato tale termine al posto di “mortalità scolastica” e nel corso degli anni si è ulteriormente arricchito di nuovi contributi lessicali. Ancora oggi è abbastanza difficoltoso dare una definizione univoca del fenomeno, sia perché sono presenti molteplici variabili sia perchè non facilmente si possono mettere a confronto i dati a causa della disomogeneità dei contesti scolastici nel territorio italiano.

A Mazara la dispersione ha una forbice tra il 4 e il 6% tra scuole medie e superiori, di poche entità nelle elementari. “A Mazara del Vallo – afferma la professoressa Francesca Incandela, autrice di una tesi sul tema della dispersione - il fenomeno continua a rimanere un problema irrisolto, nonostante i numerosi progetti messi in atto nelle scuole dove l’indagine viene condotta, secondo linee guida ministeriali che erano nati per arginarlo soprattutto nelle cosiddette aree “a rischio”quali le zone del Trasmazzaro e di Mazara 2, ma avviene lo stesso anche in altre zone di arretratezza socioculturale oltre che economica della ex provincia di Trapani e della Sicilia”.

Perché i ragazzi abbandonano gli studi? “Le motivazioni che portano i giovanissimi all'abbandono – afferma Francesca Incandela - sono molteplici: gravi condizioni di svantaggio come disoccupazione, tossicodipendenza, carcerazione e separazioni delle famiglie, arretratezza delle infrastrutture di supporto alla scuola pubblica, mancate politiche di integrazione per quanto riguarda i figli degli immigrati. Esiste anche un altro fattore di rischio che riguarda la sfera emotiva e psicologica come il bullismo, il disagio psichico nell'ambito familiare, situazioni di disabilità mentale, senza dimenticare le bocciature, ripetenze e abbandoni, risultato del processo di selezione scolastica che si applica nei diversi livelli di scolarizzazione” fino ad arrivare a comprendere nel fenomeno complesso non soltanto “mancati ingressi, abbandoni, ripetenze, bocciature, mancato conseguimento del titolo, frequenze irregolari, qualità scadente degli esiti” ma anche “situazioni di disagio sociale connesse a contesti socio-economici, culturali e a comportamenti soggettivi”.

Dando seguito a tutte queste cause, si può quindi definire come dispersione qualsiasi ostacolo che interviene durante la carriera scolastica, intendendo per “ostacolo” tutta una serie di variabili strettamente connesse alle motivazioni, a situazioni socio-culturali ed economiche, al contesto familiare e territoriale. Al Nord la dispersione scolastica è in misura minore, come mai? “Al nord – spiega la Incandela - la dispersione è presente in massima parte dovuta ad esigenza lavorative, molti infatti preferiscono scegliere la strada dell'apprendistato per la ricerca di un lavoro, ritenendo la laurea o il diploma non utile per affermarsi nella vita lavorativa e quindi si verifica l'uscita anticipata dal sistema scolastico.

Molto diversa appare la situazione in Sicilia anzi in quasi tutto il meridione dove i fattori di rischio su citati appaiono moltiplicati. Il fenomeno se non adeguatamente affrontato, come ha evidenziato la Strategia di Lisbona, ha una dannosa ricaduta nel tessuto sociale ed economico in quanto viene a mancare proprio la formazione delle nuove classi dirigenti di fronte alle sfide di un'economia sempre più competitiva aggravando così le disuguaglianze tra le regioni o gli stati membri dell'UE.

Progetti mirati, edilizia scolastica con aree di supporto, personale qualificato e sostegno degli enti per interventi sulle disuguaglianze economiche, sociali e culturali”.

Nella scuola superiore statale gli studenti non valutati al termine dei primi quattro anni sono stati pari al 4,62% così ripartiti: licei classici 2,31% , licei scientifici l’1,84% istituti tecnici 4,61%, istituti professionali 8,93%, licei artistici 5,32%. La situazione continua a rimanere preoccupante secondo quanto rilevato dall’ISTAT: I dati sull'abbandono scolastico si differenziano molto a seconda delle regioni italiane. Maglia nera va alle regioni del Sud Italia: in Sicilia la percentuale di studenti che hanno lasciato gli studi prima del diploma è del 26%.

Per combattere il problema, in 15 scuole siciliane si è avviato il tempo pieno. “Contrastare la dispersione scolastica è stato uno dei primi obiettivi avviati dal governo Musumeci -spiega Roberto Lagalla, assessore all’istruzione- Il fenomeno della dispersione scolastica è nazionale ma al Sud diventa drammatico perché alimentato da un contesto sociale ed economico ad oggi ancora particolarmente complesso. L’idea è di affermare l’importanza della scuola come cuore pulsante della comunità, come luogo nel quale trascorrere utilmente il proprio tempo” .

Salvatore Giacalone

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