Ultime della sera: “U zù nardo, pippino e u surtano saladino”

l mediterraneo da mare nostrum a mare suum il tentativo di ottomanizzazione del mediterraneo.

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
21 Maggio 2021 18:30
Ultime della sera: “U zù nardo, pippino e u surtano saladino”

Cumpari Bartolomeo, come tutti le Sante sere che Dio manda in terra, usciva dalla Catidrali dopo la Santa Messa vespertina preceduta dalla sua immancabile recita del Rosario.

Lu zù Nardu, accumpagnato da don Battista lu Capitanu, lo aspettava pacinziuso davanti a lu chianu Mokarta e appena fu a tiro lo apostrofò: “Un’haiu c’hiù chi vidìri e chi sentìre... Prima le pietre contro il peschereccio ‘Michele Giacalone’, e poi lo speronamento da parte delle barche turche, infine il tentativo di salire a bordo. Un ti pari chi abbastava chi lo scorso trì maggio era già stato mitragliato dai libici nella zona di Bengasi??. Bartolomè, siamo cunzumati, non possiamo più andare avanti così, lu capisci?? Ora Veramente ci stanno scassando li cabbasisi”.

Rispondendo fece eco don Battista: “Il nostro cuverno, conta meno dell’asso di bastoni quando invece la briscola è a denari!!!!”.

Lu zù Nardu siddiatu assai di sti accadimenti a mari arrispose: ”Bartolomè, prima putiamu fari cuntu, in queste circostanze n’capu a to niputi Giovanni chi era n’tisu assai na la Marina e di la politica. Iddu aisava lu telefono e parlava direttamente con il nostro Presidenti della Repubblica e di persona personalmente ci andava a chiacchiariari a Roma, oppure andava magari a Bruxelles se serviva, o direttamente pigliava l’aereoplano e andava a parlari, senza scansatarisi mai di nuddu, cu sti testi infasciati.

Ma Bonarmuzza, morsi troppo prestu, un c’è c’hiù iddu a quatelarini a Mazara. Ora Pì favori, Bartolomè - continuava ad incalzarlo lu Zù Nardu - fallu pì sti picciriddi chi avemu a la casa; chiama ora stissu presentemente a lu telefono a tó figghiu Pippinu!! Lui è studiato, di pisca, pisci e marineria ni mastica assai anche picchì poi sacciu che è segretario regionale del sindacato e Iddu sapi con chi e come meglio rappresentare questo drammatico scenario di guerra che si sta delineando”.

Prontamente senza pensarci sù Compare Bartolomeo, usciva il cellulare fuori dalla tasca della giacchetta del vestito ed avviava la chiamata in viva voce.

Nel mentre però strammiannu un poco. Si mise a recitare a memoria e ad alta voce un passo di Seneca: "Vetus proverbium est gladiatorem in arena capere consilium: aliquid adversarii vultus, aliquid manus mota, aliquid ipsa inclinatio corporis intuentem monet”. Tradotto: “Il gladiatore decide le sue mosse nell'arena osserva il volto dell'avversario, i movimenti delle mani, l'inclinazione stessa del corpo, che egli studia attentamente”.

“Pronto, Prontoo?? Figghiu me mi senti?”. Nel mentre che dall’altro capo del telefono Peppe ci arrispunnì. Bartolomeo, so patri inizió a parlare con il piglio di voce da politico navigato quale era: “E’ tempo questo per Mazara e per la marineria di una riflessione seria. Quella vera e non banalmente omologata. Quella che, per un momento, ci faccia riscoprire il valore di essere tutti uniti, di aiutare chi è in difficoltà, di avere rispetto e di impegnarci per il bene comune della nostra Mazara. Peppuzzo, Ciatu me, Facci comprendere, ma che sta accadendo a suon di raffiche di mitra e sassaiole ai pescherecci di Mazara proprio a due passi da casa nostra?”.

Spedita, la voce di Peppe attaccó a parlari: “Papà, aviti a capiri che oggi siamo diventati una piccola Italietta che grazie a lu bibbitaru non contiamo più nulla nel palcoscenico internazionale. A metterci i piedi in testa ormai non sono soltanto i governanti quelli di casa nostra, ma del mondo intero. Capite bene che il ruolo geostrategico di Mazara, frontiera d’Europa sul canale di Sicilia diventato ‘stretto strategico’, ‘Mare conteso’ va combattuto ad ogni costo anche mitra alla mano, sequestri di uomini e mezzi e se non basta finanche sassate sui pescherecci e speronamenti. Vittime inermi, di uno scontro tra forze mondiali che del canale di Sicilia fanno uno degli snodi della geopolitica più rilevante per i prossimi anni futuri”.

In Libia, dove abbiamo foraggiato per anni governo e fazioni – continua Peppe come un fiume in piena - e da dove abbiamo accolto a braccia aperte migliaia di migranti, adesso comanda Erdogan, un signore che mette in pericolo i nostri rifornimenti energetici nel Mediterraneo o che comunque ne decide le sorti. L’Italia sta giocando con il fuoco restando a guardare l’evolversi della crisi libica e l’imminente svolta con l’azione militare turca. La Sicilia e Mazara del Vallo per l’ovvia vicinanza, è quella che rischia di più sotto il profilo della sicurezza, del terrorismo e di una nuova impennata di flussi migratori.

E rischia, e tanto, anche sotto il profilo economico. Soprattutto di fronte al sempre più concreto pericolo di una ‘ottomanizzazione’ del Mediterrano da parte del sultano Erdogan che dopo aver violato la sovranità di Cipro e aver invaso il nord della Siria ora vuole prendersi la Libia e le sue ricchezze petrolifere per diventare il dominus incontrastato del Mediterraneo”.

Quella telefonata parse non finire chiù. E sempre Peppe dall’altro capo dell’apparecchio: “Turchia e Russia sono uscite allo scoperto intervenendo in aiuto, in Libia nel 2020, un Paese il cui controllo è ritenuto da loro fondamentale per esercitare influenza e potere nel Mediterraneo. Insomma una guerra per procura, tra potenze straniere. Gli interessi degli Stati che si affacciano sul Mediterraneo si incrociano con un insolito attivismo dei Paesi del Golfo, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar in primis e della Russia, il tutto sullo sfondo delle problematiche interne libiche”.

“Cercando di imitare ciò che la più famosa Legione straniera francese fece con soldati reclutati in Chad, Mali, Senegal e Sudan. La guerra in Libia – scendendo nel dettaglio di un conflitto più che mai aperto - si è trasformata in una guerra di trincea. Haftar non riesce a entrare a Tripoli e al-Sarraj non è in grado di far retrocedere più di tanto le truppe avversarie. Il Wagner Group russo è al servizio di Haftar, importanti società di contractor turche danno sostegno ad al-Sarraj. Nessuno vuole lasciare la presa: la Russia vedrebbe con grande favore un insediamento navale permanente nelle strategiche coste libiche”.

“La Turchia vede la Libia, che ha fatto parte dell’impero ottomano per più di 300 anni, come pilastro fondamentale per il controllo del Mediterraneo – rispolverando i vecchi libri di storia - e per l’espansione a sud nel continente africano. L’ottomanizzazione turca è in Libia che trova il suo baricentro. Ciò non potrà mai essere realizzata con mezzi persuasivi, ma solo con la forza delle armi. Sono certi di avere Allah dallo loro parte, ma soprattutto la Russia e il Qatar e non ultimo il bavaglio messo alla stampa”.

Infine le immancabili domande che Peppe, dopo quel ragionamento poneva più a se stesso che a suo padre: “Cosa dobbiamo aspettare ancora per aprire gli occhi e farci sentire in Europa? Oppure vogliamo svegliarci solamente quando vedremo le bandiere rosse con la mezzaluna sventolare a Mazara del Vallo al posto del tricolore. È in atto insomma una Turchificazione o ottomanizzazione. Un corto circuito”.

La telefonata su queste parole si interruppe.

Alluccuti, e chiù cunfusi chi pirsuasi di sta storia chi ascutarunu di lu corto circuito...... lu Zù Nardu, commercianti di pisci e don Mattè lu capitanu e armaturi di pischereggiu fecero ritorno alle loro case commentando la lunga telefonata.

Vuoi vedere, disse borbottando lu Zú Nardu , che per capire questo intreccio poi alla fine devo chiedere di smurfiari sti accadimenti a me cummari L’anciluna chidda chi avi a Petru n’corporato??

Accussì come ogni volta, bis e da capo vannu a finire le cose a Mazara, arrispose don Mattè siddiatu.

di Antonio CARCERANO

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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