Ultime della sera: “Sentite, perché c’è da sentire”

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
26 Marzo 2021 19:05
Ultime della sera: “Sentite, perché c’è da sentire”

di Domenico RIPA Livorno, 9 gennaio 1956. Il giovane inviato dell’Avanti prende appunti sul suo taccuino. Si trova al Teatro Moderno dove sta per concludersi il terzo Convegno della cultura popolare. Osserva la numerosa platea, riconosce i volti di personaggi molto noti: Renato Guttuso, Cesare Zavattini, Giacomo Debenedetti, Carlo Levi, Giorgio Bassani, Pier Paolo Pasolini. La discussione è molto proficua e gli interventi sono stati di altissimo livello. Prima delle conclusioni, che saranno tratte da Mario Alicata, si presenta sul palco un giovane sconosciuto, poco più che trentenne, cantastorie siciliano.

Ha una paura matta di affrontare quella platea costituita dal fior fiore della cultura italiana. Su quel palco, lui, non voleva neanche salirci. Aveva ceduto solo per l’insistenza della moglie Rosa. Per farsi coraggio tiene forte la sua chitarra che aveva imparato a suonare solo pochi anni prima. Da quando era ragazzino, infatti, e fino all’età di 25 anni non era andato a scuola né aveva studiato, aveva lavorato nelle campagne e nelle fornaci del suo paese, Paternò. Il lavoro era duro e mal pagato, si lavorava tutto il giorno “da scuru a scuru”, cioè da prima dell’alba a dopo il tramonto.

Ma in quel momento, per oscuri disegni del destino, lui, povero e umile bracciante delle campagne siciliane senza cultura e istruzione si trova di fronte ai migliori intellettuali della nazione. È un evento impressionante. Si fa coraggio da solo, stende il cartellone e inizia il suo racconto: “È arrivato Cicciu Busacca per farvi sèntiri la storia di Turiddu Carnivali … Séntiri, pirché c’è di séntiri …” La platea ammutolisce. La meravigliosa voce di Ciccio Busacca risuona per il tutto il teatro ed enfatizza la commovente poesia di Buttitta.

A metà rappresentazione tutti si alzano in piedi ad applaudire. “Un applauso che non si potrà mai dimenticare”, come ricorderà, anni dopo, lo stesso Busacca con la voce interrotta e le lacrime agli occhi per la commozione. Alla fine della rappresentazione Carlo Levi sale sul palco: “Ciccio, ho sentito la cosa più bella del mondo. Benedetta la madre che ti portò al mondo” dice. Sul taccuino dell’inviato dell’Avanti rimangono scritte queste parole: “Momenti di vivissima commozione ha poi avuto il Congresso quando si è presentato sulla scena il cantastorie siciliano Ciccio Busacca per interpretare con la chitarra e secondo moduli del tradizionale stornello siciliano, i versi di Ignazio Buttitta sulla morte di Salvatore Carnevale.

I versi popolarissimi, l’originalità del canto, l’efficacia dell’interpretazione hanno dato luogo a lunghissimi applausi da parte di tutta l’assemblea. Festeggiatissimo è stato il poeta Buttitta presente in sala.” P.S. Séntiri, pirché c’è di séntiri: la poesia di Buttitta cantata dalla viva voce di Ciccio Busacca è al seguente link. https://www.youtube.com/watch?v=Oug-4QnUcL4&t=46s   La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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