Ultime della sera: “La scampagnata di pasquetta”

Ricordi d’infanzia nella Sicilia degli anni ‘70

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
08 Aprile 2021 17:54
Ultime della sera: “La scampagnata di pasquetta”

di Saveria ALBANESE

A Pasquetta si facevano “carcocciuli arrustuti”! Fino a qualche tempo fa la Pasquetta, celebrata dal calendario come Lunedì dell’Angelo, era una delle prime occasioni dell’anno per fare la scampagnata.

La scampagnata è una tradizione che non ha eguali! In particolare a Mazara.

La cosa fondamentale per una buona riuscita della scampagnata di Pasquetta era avere una casa in campagna, anche detta “una campagna” come se tutta la campagna del mondo si concentrasse lì!

Per i mazaresi qualunque costruzione in tufo al di fuori del centro abitato poteva andar bene. Ecco che molti avevano “la campagna” vicino al mare, o in luoghi ancora lontani dalla cosiddetta civiltà.

Quando ero piccola ricordo numerose pasquette celebrate nei posti più strani. Eravamo quasi sempre da amici dei miei genitori. Così una volta andammo vicino Fontanasalsa.

La cosa bella era che queste strade di campagna, dove anche in primavera si sentivano cantare solo le cicale, non avevano nome. Almeno non un nome ufficiale scritto su un cartello.

Così la toponomastica contadina suggeriva che bisognava riferirsi ai pali della luce, alle canalette dell’acqua, ad un determinato villino di tal colore, a qualche baglio diroccato. La terza traversa appena finisce la canaletta a destra, poi c’è un villino rosa sulla sinistra ma tu gira a destra. Quando vedi il vigneto là in fondo c’è la casa bianca.

La verità era che ti trovavi, come mi disse una mia amica che ha abitato in Michigan, “in the middle of nowhere”. Il bel mezzo del nulla o la campagna siciliana degli anni ’70.

Quando riuscivi ad arrivare era come avere vinto la caccia al tesoro.

La casa spesso era fatta di pochi mattoni. Si entrava in uno stanzone senza mobilio, solo un tavolo lunghissimo così ci stavano tutti, le sedie pieghevoli, la cucina che poi era il classico “baby gas” con una bombola accanto.

E poi l’immancabile “pila” ossia un lavello in ceramica quasi senza fondo! La pila prendeva il nome dal tipico lavabo siciliano dove le donne di un tempo lavavano i panni a mano.

I ruoli e i compiti erano rigidamente assegnati. Le donne a casa a lavare le verdure, tagliare il pane, far bollire l’acqua per la pasta, apparecchiare; i bambini a giocare praticamente dappertutto e gli uomini a “rustiri”. Infatti non è Pasquetta se non si fa la classica grigliata. In particolare si facevano arrostire i carciofi, le sarde e, non si come nel tardo pomeriggio spuntava ancora la salsiccia da fare.

Insomma il pranzo cominciava verso le 11, con l’aperitivo dei carciofi arrostiti e non finiva mai. Non si sapeva mai l’orario di quando ci si sarebbe seduti a tavola per la pasta e l’insalata perché tutto il resto si trangugiava in piedi. Quando poi c’erano un po’ di cose arrostite e la pasta era pronta, o forse quando tutti erano stanche di stare in piedi si sentiva qualcuno gridare “a tavolaaaaaaa” come se non avessimo fatto altro!

“Bambini venite”. I bambini avevano sempre un tavolo per conto loro. Una specie di repubblica delle bevande frizzanti indipendente improvvisata.

Dopo un po’ qualcuno dei grandi per andare a fumare la sigaretta e veniva seguito da altri. Così quando veniva il momento del caffè e dei dolci, bisognava di nuovo richiamare tutti quanti.

Mia madre portava sempre la pastiera, che si faceva notare tra gli altri dolci. Ma un altro dice che ho amato era un agnello di pasta di mandorle ripieno di ogni prelibatezza che penso di aver mangiato solo una volta.

Dopo pranzo qualcuno faceva la pennica sotto l’ombra di un ulivo. Qualcun altro andava a fare la passeggiata, “così digeriamo”, dicevano. Noi bambini di nuovo a giocare a nascondino tra le vigne. Mio padre, invece, si metteva in macchina ad ascoltare le partite!

Spesso andavamo da alcuni amici in un borghetto di campagna al centro della Sicilia. Ricordo che c’erano solo qualche stalla e poche case. Solo l’ultima in fondo aveva il beneficio del telefono.

Prima di arrivare attraverso autostrade, provinciali e strade bianche incontravamo greggi di pecore che invadevano la strada. Mi piaceva molto quando succedeva!

Appena arrivati ci si divideva nei propri ruoli. Quel posto mi piaceva perché tra i giochi c’era l’alternativa dell’altalena attaccata all’eucalipto oppure si poteva provare a passare in uno spazio stretto tra la casa e il garage.

Una volta, invece, festeggiammo da noi, e mia madre mi chiese di decorare le uova bollite. Erano venute proprio bene! Mi avevano fatto anche i complimenti! Peccato che le mie opere d’arte finirono dritte nella spazzatura!

Ad ogni modo, alla fine di ogni scampagnata, quando si tornava a casa, un po’ prima di cena (e chi voleva mangiare ancora?) era quasi obbligatorio mettere dei fiori di prato o delle margherite, raccolti durante la passeggiata del pomeriggio, sul parabrezza della macchina.

Il motivo non l’ho mai capito, ma ho sempre pensato che fosse un codice, una specie di segno di riconoscimento di quelli che avevano fatto la scampagnata!

Insomma la scampagnata di Pasquetta era quella che dava il via alla serie delle scampagnate che sarebbero venute, ossia il 25 aprile, il Primo maggio e qualche altra domenica di straforo. Ma dava anche il via alla vita all’aria aperta, alle maniche corte, al respiro a pieni polmoni, alla spensieratezza.

Scampagnata era uguale a felicità!

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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