Ultime della sera: “Emma Goldman, anarchica e femminista”

Un pensiero al femminile oltre le mode e i luoghi comuni.

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
24 Maggio 2021 18:30
Ultime della sera: “Emma Goldman, anarchica e femminista”

Emma Goldman nasce da una famiglia ebraica nel 1869 a Kaunas, una località dell'Impero russo. A sedici anni, per sfuggire a un padre bigotto e autoritario che non le permette di studiare ("per un ebreo una donna deve sapere cucinare e dare molti figli al proprio uomo"), raggiunge la sorella maggiore a Rochester negli Stati Uniti. Quattro anni dopo, colpita dall'ingiusta condanna di otto oratori anarchici a Chicago, parte alla volta di New York, desiderosa di conoscere e frequentare i circoli socialisti. Nel 1887, dopo l'esecuzione dei Martiri di Chicago, aderisce alle idee anarchiche e comincia a elaborare le sue proposte radicali e libertarie. Ben presto per la puritana America diventa una donna pericolosa: la sua difesa della contraccezione e del libero amore nonché la sua condanna della guerra, del patriottismo e del terrorismo politico le attirano non solo la persecuzione giudiziaria ma anche una crescente perplessità presso i compagni di lotta.

Emma Goldman non recede di un passo, ha coraggio e personalità, nemmeno le avversità riescono a piegarla. Criticata, arrestata e persino incarcerata continua imperterrita a riflettere, a pubblicare, a parlare in pubblico. Nel 1919, viene privata della cittadinanza americana e deportata in Unione Sovietica, col suo spirito libero e indomito vive questo esilio come un'opportunità, potrà sperimentare di persona, senza mediazioni, la nuova società sorta dopo la Rivoluzione d'Ottobre. Dopo pochi mesi arriva una cocente delusione, per una militante sincera e generosa non è accettabile lo spettacolo della gloriosa Armata Rossa che reprime gli scioperanti come la peggiore sbirraglia reazionaria. Emma non conosce opportunismi e ipocrisia, infatti nella sua autobiografia parlerà di “dittatura bolscevica” con la lucidità di chi ne ha compreso la tetra china in anticipo di due giganti come Bertrand Russell e George Orwell.

Questo passaggio dal bello al vero non sfocerà in uno sterile disincanto anzi diventa uno sprone ulteriore nel suo infaticabile impegno. Negli anni Trenta, la ritroviamo accanto agli anarchici spagnoli nel loro tragico e romantico contributo nella 'Guerra civil', stritolati fra il clerical-fascismo dei franchisti e la doppiezza dei falsi amici stalinisti, senza mai perdere di vista la questione femminile. La sua vita piena e avventurosa trova la sua conclusione nel 1941 a Toronto, dove riposa accanto ai Martiri di Haymarket.

Emma Goldman oggi è una figura quasi dimenticata a dispetto della modernità del suo pensiero, soprattutto sulla donna e il suo ruolo, le cui fonti principali sono le due conferenze "Women suffrage" e "The Tragedy of Women's Emancipation", in cui esprime il suo motivato dissenso verso le suffragette. È fermamente convinta che l'obiettivo prioritario per le donne non debba fermarsi all'uguaglianza formale del diritto di voto ma piuttosto dirigersi verso il conseguimento di una libertà concreta da esercitare tutti i giorni. Ogni donna ha il diritto di sentirsi libera di vivere come meglio crede, agendo in totale autonomia senza obbedire acriticamente alle idee ricevute e senza pagare il prezzo della riprovazione sociale e della conseguente emarginazione, non deve sentirsi obbligata ad essere moglie e madre per forza.

Emma Goldman ha sostenuto e difeso le sue idee scandalose senza fanatismo e intolleranza né eccessi di ortodossia dottrinaria. Contrariamente ad altre anarchiche come le febbrili Vera Sassulitch o Dora Brillant, Emma non era un asceta del Terrore rivoluzionario, mai avrebbe sacrificato la propria vita o quella altrui in nome di una Causa più grande di lei, amava troppo l'amore, la cultura, gli spettacoli per abbracciare la violenza. Una donna che conserva ancora fascino e attualità con i suoi insegnamenti e il suo vissuto soprattutto per le giovanissime che si ritrovano in un'epoca liquida, dominata dal virtuale e povera di riferimenti appassionati e appassionanti e alle quali voglio dedicare queste parole “dato che la peggiore disgrazia della donna è stata quella di essere considerata o un angelo o un diavolo, la sua vera salvezza consiste nell'essere considerata un essere umano e quindi soggetta a tutte le follie e a tutti gli errori umani”.

Buona riflessione, ragazze! (giovani e meno giovani).

di Francesca RUSSO

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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