Toni Scilla: “Giù le mani dalla pesca. Aspettiamo le risposte che servono dalla Regione e dallo Stato”.

Redazione Prima Pagina Mazara
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29 Dicembre 2013 09:21
Toni Scilla: “Giù le mani dalla pesca. Aspettiamo le risposte che servono dalla Regione e dallo Stato”.

"Inizia lo stato di agitazione: pronti ad azioni clamorose per non far morire la marineria mazarese". Ad annunciarlo è stato Toni Scilla, presidente della Confederazione Imprese Pesca Mazara che raccoglie la maggioranza degli armatori mazaresi. L'Associazione, affiliata a Federpesca, a seguito di un'assemblea

degli associati ha deliberato, alla luce dello stato di crisi ormai imperante nel settore della Pesca, lo stato di agitazione della categoria.

Scilla (vedi foto) ha così elencato le criticità che attanagliano il comparto pesca mazarese. "Non ce la facciamo più: abbiamo bisogno di risposte concrete sia da parte del Governo Regionale sia da parte del Governo Nazionale. Sul comparto –ha spiegato Scilla- gravano gli altissimi costi del gasolio, che negli ultimi anni ha ormai superato la soglia di 0,70 euro per litro, di contro manca una adeguata politica di valorizzazione del pescato da parte della Regione". 

Governo della Regione. "La recente conferenza regionale dedicata alla pesca -ha affermato- ha dimostrato la mancanza di programmazione del Governo regionale in materia di pesca. Abbiamo un Governo regionale completamente assente, un Assessorato scollegato dalle marinerie siciliane e dai pescatori". Scilla ha stigmatizzato come nella recente finanziaria regionale non figurino fondi per le vittime del mare e per il rimborso del costo del gasolio. "La pesca, al contrario di quanto dice Crocetta, è assente in finanziaria.

L'assessore regionale Dario Cartabellotta ed il dirigente Felice Bonanno ed i funzionari di competenza non riescono a sbloccare il bando per finanziare le Organizzazioni Produttori della pesca di Mazara, marsala e Trapani. I fondi, 1.200.000 euro, per l'attivazione per la valorizzazione commerciale del pesce, attraverso il marchio delle OP, ci sono ma il Governo non riesce a sbloccarli. Mi chiedo perché non vadano a Bruxelles a risolvere tale questione burocratica. La nostra marineria è brava a pescare ma avrebbe bisogno di una leva per aumentare il potere commerciale del nostro pescato".

Governo Nazionale. Continuando l'ex deputato regionale ha richiesto l'intervento dello Stato: "il governo italiano ha svenduto la pesca mediterranea all'Europa piuttosto che difendere la specificità della nostra pesca. Servirebbe ridiscutere gli accordi italo-tunisini del 1979 relativi alla zona di ripopolamento ittico del Mammellone di fatto oggi controllata dai tunisini che sequestrano nostri pescherecci chiedendo poi delle grosse somme per il rilascio anche se i nostri pescherecci si trovano in navigazione in quell''area che però viene battuta notte e giorno da pescherecci egiziani che la stanno letteralmente arando"L'altra questione riguarda il trattato italo-libico del 2008.

"anche in questo caso bisogna ridiscutere questo trattato permettendo interscambi fra le marinerie e la possibilità di fare carburante in quelle zone; ciò darebbe molto respiro alle nostre imprese che potrebbero operare in zone oggi vietate unilateralmente alla pesca, mi riferisco al limite della zona protetta alla pesca che la Libia nel 2005 ha esteso fino a 74 miglia. Riaprire quel grande areale di pesca concordando dei fermi biologici condivisi sarebbe molto importante per avviare una politica di cooperazione fra i due Paesi".

Scilla ha poi chiamato in causa Bruxelles: "l'Ue dovrebbe, e questo chiederemo un interlocuzione, per sostenere un progetto per la costruzione di pescherecci a bassissimo consumo energetico, a basso impatto ambientale. Serve un peschereccio moderno e adatto alle nuove esigenze dei pescatori a partire dal grosso risparmio di gasolio; è il caro-gasolio il primo grande problema del nostro comparto mente dall'altra parte del Mediterraneo lo si compra ad un quarto. Il dimezzamento del costo del gasolio, che incide anche nella spartizione alla parte del ricavato del pescato, risolleverebbe anche le famiglie dei pescatori".Scilla ha poi sottolineato: "non vogliamo politiche assistenzialiste e lacci burocratici.

Purtroppo le nostre imprese di fronte ad una mancata programmazione politica della pesca sono state costrette a ricorrere agli strumenti delle demolizioni di pescherecci, ciò rappresenta la fine della pesca. Le demolizioni non sono state una nostra scelta ma soltanto un'estrema necessità per non fallire".

Scilla ha poi lanciato una stoccata al sindaco Nicola Cristaldi che nei giorni scorsi aveva incontrato alcuni pescatori, fra i quali l'ex presidente dell'Associazione armatori, Santino Adamo : "sono azioni che generano solo confusione, ma il giochino elettorale è stato scoperto: si tratta di un estremo tentativo di strumentalizzare la pesca da parte di chi ha smesso da tempo di occuparsi di pesca; è stata una riunione di quattro amici al bar in quanto il comparto è unito nella nostra Associazione che ha i giusti referenti per affrontare la questione nelle diverse sedi".

Toni Scilla ha concluso annunciando: domani insiemea tutto il comparto chiederemo un incontro con il Ministro Di Girolamo e qualora ciò non avvenisse tutti i nostri pescherecci quando saranno in pesca spegneranno contemporaneamente per 24 ore la blue box rendendo anche simbolicamente la nostra marineria fantasma. Crediamo di coinvolgere nella protesta anche le marinerie siciliane e perché no anche le più grosse italiane, mi riferisco a San Benedetto del Tronto e Chioggia".In merito al nuovo stato i agitazione della marineria Scilla ha convocato una conferenza stampa per domani mattina alle ore 10,30 nei locali della Confederazione Impresa Pesca Mazara (via S. Pietro n. 48).

29-12-2013 10,00

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