Pescatori in stato di fermo a Bengasi, appello in Parlamento Europeo. Mediazione del Governo attraverso “Paesi amici” di Haftar?

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
16 Settembre 2020 10:42
Pescatori in stato di fermo a Bengasi, appello in Parlamento Europeo. Mediazione del Governo attraverso “Paesi amici” di Haftar?

La vicenda dei due motopesca di Mazara del Vallo, sequestrati lo scorso primo settembre a circa 35 miglia dalla Libia, e dei diciotto marittimi, in stato di fermo in una residenza a Bengasi, è approdata anche in Parlamento Europeo.

Nella seduta plenaria di ieri mattina a Bruxelles, nell’ambito del dibattito sull’ordine giorno, cioè “Preparazione del Consiglio europeo straordinaria dedicato alla pericolosa escalation e al ruolo della Turchia nel Mediterraneo orientale”, l’eurodeputato Angelo Ciocca (Lega), a seguito delle preoccupazioni manifestate negli ultimi giorni da armatori e familiari dei marittimi considerata la complessa vicenda, nel suo intervento in aula, parlando della forte presenza in Libia della Turchia, ha lanciato appello, con tanto di cartello (vedi foto copertina), rivolgendosi al presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, per la liberazione dei pescatori.

Sono già trascorsi più di due settimane e la situazione sembra ancora in fase di stallo. Come se non bastasse a complicare la vicenda è stata la richiesta da parte dei militari bengasini al generale Khalifa Haftar, colui che comanda di fatto la Libia Cirenaica, di chiedere in cambio della liberazione dei 18 pescatori l’estradizione di quattro libici, conosciuti in patria come calciatori partiti alla ricerca di fortuna, condannati a 30 anni di carcere dalla giustizia italiana con l'accusa di aver fatto parte del gruppo di scafisti responsabili della cosiddetta “Strage di Ferragosto” in cui morirono 49 migranti.

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ieri mattina, insieme al capo della Farnesina, in videoconferenza con gli armatori, i familiari dei pescatori ed il sindaco Salvatore Quinci avrebbe escluso qualsiasi forma di ricatto nei confronti dell’Italia assicurando il massimo impegno del Governo per una risoluzione positiva della vicenda anche se si è espresso sui tempi previsti. Di Maio ha annunciato ai familiari la convocazione di un vertice di Governo sulla questione “perché l’azione deve essere corale”.

Non si possono certamente nascondere le difficoltà diplomatiche dell’Italia ad agire in quella parte della Libia, la Cirenaica, il cui governo non è riconosciuto a livello internazionale e dove l’Italia non ha diretti rappresentati diplomatici ma soltanto un servizio di intelligence, quello che avrebbe rassicurato sulla buona salute dei pescatori in stato di fermo. I rapporti tra Roma e Bengasi non sono ufficiali ma ci sono. Lo stesso generale Haftar più volte è stato a Roma e più volte è stato ricevuto dal presidente del consiglio Giuseppe Conte, il quale lo ha voluto fortemente nel novembre del 2018 a Palermo in occasione del forum sulla Libia organizzato dall’Italia.

La linea degli ultimi governi è stata quella dell’equidistanza tra Tripoli e Bengasi per provare a fare del nostro Paese il principale mediatore tra le parti in conflitto. Crediamo però che la recente visita di Di Maio a Tripoli, poche ore prima del sequestro dei motopesca, al presidente del Governo libico riconosciuto dall’Onu, Fayez al Serraj, non sia stata presa bene dal generale Haftar. Pertanto, in questa intrigata vicenda, un importante ruolo di mediazione potrebbero avere alcuni Paesi “amici” dello stesso Generale e cioè Russia, Emirati Arabi ed il confinante Egitto con il quale l’Italia ha da anni dei proficui rapporti di cooperazione economica.

Francesco Mezzapelle

In evidenza