A Mazara del Vallo questa Pasqua ha il sapore amaro del silenzio e delle barche ferme. Non è solo una ricorrenza trascorsa senza il consueto fermento del porto, ma il simbolo di una crisi che ormai stringe alla gola l’intera marineria locale. Armatori e pescatori parlano apertamente di una situazione fuori controllo, dove a pesare non è un solo problema, ma una somma di difficoltà che si alimentano a vicenda.
Negli ultimi mesi il mare è rimasto spesso irraggiungibile: prima le condizioni meteo avverse, poi la mucillagine che ha messo fuori uso reti e attrezzature, costringendo molti pescherecci a restare ormeggiati. E quando finalmente si potrebbe uscire, a fermare tutto è il costo del carburante, schizzato alle stelle sotto la spinta delle tensioni internazionali. Oggi mettere in moto un’imbarcazione significa affrontare spese enormi, con cifre che sfiorano i 90 mila euro al mese senza alcuna garanzia di rientro.
Le misure messe in campo finora non bastano. Gli operatori del settore le considerano insufficienti, incapaci di compensare un aumento dei costi che continua a correre. Le richieste di aiuti straordinari restano in attesa, mentre il tempo passa e le imprese si avvicinano pericolosamente al punto di non ritorno.
Intanto, sullo sfondo, cresce una competizione sempre più difficile da sostenere. Le flotte nordafricane lavorano senza sosta negli stessi tratti di mare, con meno vincoli e costi più bassi. In Sicilia, invece, tra rottamazioni e limitazioni, la flotta si è drasticamente ridotta: un declino lento ma costante che ha svuotato il porto e ridimensionato un settore che per decenni è stato il cuore pulsante dell’economia locale.
A peggiorare il quadro contribuiscono anche le restrizioni sulle aree di pesca, sempre più ridotte, e le nuove trasformazioni del mare, tra zone interdette e progetti energetici che rischiano di sottrarre ulteriori spazi. Il lavoro diminuisce, e con esso anche le opportunità: mancano giovani disposti a imbarcarsi, mentre aumentano le difficoltà burocratiche per l’impiego di manodopera straniera.
Le conseguenze si vedono ovunque. Il pescato cala, i prezzi aumentano e l’intera filiera ne risente. Anche prodotti simbolo diventano sempre più costosi, segno di un equilibrio ormai compromesso. E mentre si avvicina la fine di queste festività pasquali, cresce la preoccupazione per ciò che verrà dopo: si parla apertamente di proteste, di barche che resteranno ferme e di aziende a rischio chiusura.
In questo scenario, alcuni armatori cercano vie alternative per sopravvivere, come l’affitto dei pescherecci ad aziende straniere. Una soluzione che permette di andare avanti, ma che racconta anche una rinuncia: quella di continuare a fare pesca nel proprio mare.
Quella di quest’anno, dunque, non è stata una Pasqua di rinascita per Mazara del Vallo, ma piuttosto il riflesso di una comunità in affanno. Senza interventi concreti e tempestivi, il rischio è che il motore economico della città rallenti definitivamente, lasciando il porto sempre più vuoto e il futuro sempre più incerto.
Francesco Mezzapelle