La scelta del governo italiano di dare via libera all’accordo commerciale tra Unione Europea e paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), nonostante le proteste del comparto agricolo, ha suscitato polemiche anche in Sicilia. I Comitati spontanei di agricoltori, allevatori e consumatori siciliani - gli stessi che due anni fa hanno organizzato presidi e cortei con trattori in tutta l'isola, culminati nella grande manifestazione di Palermo del 20 marzo 2024 - hanno espresso una netta e ferma opposizione all’accordo, ritenuto gravemente lesivo della sovranità alimentare, della sicurezza dei consumatori e della sopravvivenza delle filiere agricole siciliane. "L’accordo favorisce l’ingresso nel mercato europeo di prodotti agricoli e zootecnici provenienti da paesi che non rispettano gli standard UE in materia di qualità, tracciabilità, tutela ambientale e benessere animale – spiegano i Comitati -.
In particolare, nei paesi del Mercosur è consentito l’uso di ormoni, estrogeni, pesticidi e fitofarmaci, tra cui il glifosato, vietati o fortemente limitati da decenni nell’Unione Europea, con evidenti rischi per la salute dei consumatori”. Preoccupa fortemente anche il rischio di concorrenza sleale e di compressione dei prezzi all’origine, dovuto all’importazione massiccia di carne bovina e altri prodotti agricoli a basso costo. In Sicilia, il danno sarebbe amplificato dal fatto che, su 57 prodotti italiani tutelati dall’accordo, solo 2 sono siciliani, lasciando esposte intere filiere strategiche come agrumi, olio, formaggi e cerealicoltura. “L’apertura di questa enorme area di libero scambio – continuano i Comitati – giova ai paesi europei principalmente nei settori industriali e commerciali (macchinari, trasporti, chimica e farmaceutica), mentre sacrifica l’agricoltura, trasformandola in merce di scambio.
La nostra terra, la nostra sovranità e sicurezza alimentare, la nostra dignità produttiva non possono essere sacrificate in nome di un libero scambio che favorisce pochi e danneggia molti”. Non bastano a tranquillizzare agricoltori, allevatori e consumatori siciliani neppure le clausole di salvaguardia previste, ritenute storicamente inefficaci e incapaci di intervenire tempestivamente a tutela dei comparti più fragili, e la cosiddetta “reciprocità” prevista dall’accordo. “È puramente formale e inefficace – osservano i Comitati -.
Gli eventuali adeguamenti alle normative europee sono dilazionati nel tempo, privi di reali strumenti coercitivi e incapaci di prevenire gli effetti immediati e irreversibili che l’accordo produrrebbe sull’agricoltura siciliana. A ciò si aggiunge l’assenza, nei Paesi del Mercosur, di adeguate tutele sociali e lavorative, con il rischio concreto di competizione fondata sullo sfruttamento del lavoro, inclusi fenomeni di lavoro minorile e assenza di diritti, che abbassano artificialmente i costi di produzione”. I Comitati sottolineano come anche studi e documenti della stessa Unione Europea riconoscano le criticità dell’accordo sotto il profilo economico, sociale, ambientale e regolatorio, confermando l’impatto negativo su territori agricoli vulnerabili come la Sicilia. “Alla luce di tutto ciò – concludono i Comitati – denunciamo la totale assenza di un’azione incisiva da parte del Governo regionale e della maggioranza dei deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana, che non hanno esercitato alcuna pressione efficace sul Governo nazionale per fermare l’accordo.
Per queste ragioni, chiediamo le dimissioni immediate di tutti i deputati dell’ARS e dei rappresentanti del Governo regionale che non hanno difeso con determinazione gli interessi della Sicilia, dei suoi agricoltori, allevatori e consumatori». (In foto la manifestazione agricoltori siciliani nelle Madonie nel marzo 2024).