Mazara, il lungomare Mazzini–Hopps negli anni ’50, luogo sospeso fra tradizione agricola e nascente marineria

Strada sterrata, poche auto e rotaie: il treno merci collegava porto e campagna prima dei palazzi costruiti negli anni ’

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
15 Aprile 2026 12:40
Mazara, il lungomare Mazzini–Hopps negli anni ’50, luogo sospeso fra tradizione agricola e nascente marineria

Negli anni Cinquanta, il lungomare Mazzini–Hopps di Mazara del Vallo appariva profondamente diverso da come lo conosciamo oggi (vedi foto di Alex Balsomini). Era un luogo sospeso tra la dimensione rurale e quella marinara, in cui il ritmo della vita quotidiana seguiva ancora i tempi lenti del lavoro agricolo e della pesca, lontano dalla trasformazione urbanistica che avrebbe interessato la città solo nel decennio successivo.

La strada si presentava in parte ammattonata ed in parte anche sterrata, segnata più dal passaggio di carri e mezzi da lavoro che da quello delle automobili, allora ancora rare. La polvere, sollevata dal vento o dal passaggio dei pochi veicoli, si mescolava all’aria salmastra proveniente dal mare, creando un’atmosfera tipica delle zone costiere siciliane di quel tempo. Il lungomare non era ancora un luogo di passeggio strutturato, ma piuttosto uno spazio funzionale, vissuto soprattutto da lavoratori e da chi gravitava attorno alle attività portuali.

Uno degli elementi più caratteristici di quel tratto era la presenza delle rotaie (affiorano ancora oggi quando l’asfalto comincia a sgretolarsi) del treno merci, che correvano sul lungomare collegando la stazione ferroviaria al vecchio porto. Questo piccolo ma fondamentale collegamento ferroviario rappresentava una vera arteria economica per la città: attraverso di esso transitavano i prodotti agricoli destinati all’imbarco e quindi ai mercati nazionali e internazionali. I vagoni merci trainati dalla cosiddetta “papareddra”, trasportavano in particolare l’uva “zibibbo” proveniente da Pantelleria. I vagoni, carichi di cassette, attraversavano lentamente il lungomare, diventando parte integrante del paesaggio quotidiano.

In quell’epoca Mazara del Vallo era ancora una cittadina di circa 30mila abitanti con una vocazione agricola che ha segnato profondamente la sua identità. Con lo sviluppo prima di un settore ittico-conserviero e con poi la pesca industriale e la crescita della flotta peschereccia, la Città perderà progressivamente la sua vocazione agricola, molti terreni furono venduti a marsalesi e molti di quei soldi investiti nella pesca.

Nelle immagini fotografiche dell’epoca emerge con chiarezza un altro aspetto significativo: l’assenza dei grandi edifici che oggi caratterizzano la zona. Il profilo urbano era basso, quasi discreto, con poche costruzioni che lasciavano ampio respiro alla vista del mare. Solo a partire dalla metà degli anni Sessanta inizierà un’intensa fase di edificazione che porterà alla costruzione dei palazzi più alti, modificando radicalmente la percezione dello spazio e il rapporto tra città e costa.

Il lungomare degli anni Cinquanta era dunque un luogo semplice, essenziale, ma ricco di vita e di significati. Un punto di incontro tra terra e mare, tra tradizione agricola e attività marinara, dove il passaggio del treno merci scandiva le giornate e raccontava, in modo silenzioso ma concreto, la storia economica e sociale di Mazara del Vallo.

Francesco Mezzapelle

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