“Anno zero” per il Consorzio di Bonifica Tp1. Ferma la stagione irrigua. Dov’è il Governo Crocetta?

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
18 Aprile 2014 07:44
“Anno zero” per il Consorzio di Bonifica Tp1. Ferma la stagione irrigua. Dov’è il Governo Crocetta?

Si preparano allo sciopero generale i 74 dipendenti del Consorzio di Bonifica Trapani 1 e 15 lavori stagionali ancora non assunti per l'imminente stagione irrigua.

Tutti i lavoratori il 16 aprile si sono riuniti presso i locali dello stesso Consorzio per manifestare il loro disagio circa il loro futuro e sulle ripercussioni sull'agricoltura trapanese a causa del taglio dei fondi regionali destinati al loro funzionamento.

I lavoratori chiedono che arrivi alla commissione bilancio dell'Ars il bilancio emendato con la copertura finanziaria necessaria per potere dare inizio alla campagna di irrigazione nei circa 22.000 ettari del comprensorio trapanese; servono circa 5 milioni per potere far fronte alle spese del personale (circa 150.000 euro per l'assunzione degli stagionali) e a quelle di gestione dello stesso Consorzio di Bonifica.

Una situazione molto delicata è quella dei 15 lavoratori assunti con la legge 4/2006 (alcuni di loro in foto 2) che ogni anno vengono impiegati per supportare il Consorzio di Bonifica nelle operazione di gestione della campagna irrigua, oggi per mancanza di fondi nella Finanziaria bis si trovano senza lavoro ed in una lacerante attesa.

Francesco Farina, uno di questi dipendenti stagionali ha dichiarato: "siamo fermi perché non ci sono i fondi della Regione. Però il Governo Crocetta li ha trovati per i lavoratori dell'Esa permettendo loro di lavorare nei consorzi, e noi? Ci sono giochi di potere".

Il 16 aprile ad incontrare i lavoratori sono stati i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil i quali hanno spiegato la questione ed i prossimi passi da seguire per far valere i diritti dei lavoratori e le esigenze di un comparto, quello dell'agricoltura trapanese che rischia di collassare definitivamente a causa della grave situazione in cui si vengono a trovare i consorzi di bonifica siciliani che ha fatto precipitare in un clima di profonda incertezza gli imprenditori agricoli che, alla vigilia dell'inizio della campagna irrigua, non hanno sicurezza di potere disporre della risorsa acqua per le loro colture.

Giuseppe Casabella, segretario provinciale della Filbi-Uil (in foto 1 di spalle mentre parla ai lavoratori), ha spiegato: "abbiamo letto ai lavoratori la lettera inviata a tutte le prefetture siciliane da parte del commissario straordinario dei consorzi di bonifica della Sicilia, il dott. Giuseppe Dimino, il quale ha avvertito del rischio di grandi tensioni sociali vista l'impossibilità attuale di avviare la campagna irrigua. Nel trapanese in particolare –ha detto Casabella- sono fortemente a rischio le produzioni di eccellenza del territorio, olive da mensa, vini pregiati, meloni gialli per citarne solo alcuni".

Roberto Russo, delegato sindacale della Cisl ha sottolineato: "la situazione in cui versa il Consorzio Tp1 è davvero paradossale: abbiamo competenza su 22.000 ettari coltivati ma noi dipendenti siamo soltanto 74 quando la pianta organica ne prevede 230, nel Consorzio di Catania che gestisce 26.000 ettari ci sono 600 dipendenti, questa è colpa della politica, a tutti i livelli".

Lo scorso 3 aprile Cia, Confagricoltura e Coldiretti inviarono un documento unitario al Governo Crocetta ed all'Ars richiedendo un incontro per affrontare e risolvere le problematiche dei Consorzi di Bonifica. Ecco il testo:

"Le scriventi oo.pp.aa. chiedono al Governo della Regione e all'Ars la garanzia delle risorse necessarie per il corretto e puntuale svolgimento della prossima campagna irrigua in assenza del quale gran parte delle colture, e in particolare quelle che a maggior reddito, sono fortemente a rischio, così come verrebbe resa critica perfino la sopravvivenza di molte colture arboree come agrumi e fruttiferi.Il quadro della bonifica diventa ancora più fosco quando si fa riferimento all'approvazione frettolosa di una legge che riduce il numero dei consorzi senza affrontare i gravissimi problemi dell'indebitamento, della inadeguatezza delle piante organiche (dove carenti e dove eccessivamente appesantite), ovvero senza definire i nuovi ruoli di servizio per la collettività (non solo agricola) che i consorzi dovrebbero assumere, e al tentativo di approvare statuti e regolamenti delle nuove entità, senza il coinvolgimento delle parti maggiormente interessate, ovvero gli agricoltori.

Le scriventi Organizzazioni Professionali Agricole ritengono che non sia più procrastinabile il termine per la predisposizione di una legge regionale di una riforma corposa, concreta, sostenibile nei costi per l'utenza (e non solo di quella agricola) e soprattutto condivisa e che deve essere varata prima di restituire i Consorzi di Bonifica alla reale gestione democratica e all'autogoverno dei produttori agricoli superando la norma del 2007 - fortemente lesiva della democrazia - secondo la quale il Presidente e un componente del CdA debbano essere nominati dalla Giunta di Governo regionale; norma che di fatto riporta ad un commissariamento mascherato.Negli ultimi decenni, da semplici enti di gestione d'irrigazione, i Consorzi di Bonifica sono diventati costosi centri di spesa ed elefantiache strutture amministrative.

E poiché il livello dell'indebitamento è ormai arrivato a livelli sconcertanti e non è pensabile che se ne possa fare carico l'utenza agricola (anche perché non ne è responsabile), si dovrà dare vita a essere una "bad company pubblica" per gestire l'indebitamento accumulato dagli attuali consorzi.

Oggi gli scenari legislativi hanno subìto profondi cambiamenti così come sono mutate le condizioni economiche in cui si colloca l'attività agricola. Tra i tanti cambiamenti, non ultimo, c'è il riconoscimento del ruolo multifunzionale dell'agricoltura come presidio del territorio, tutela e salvaguardia dell'ambiente (quello che ci siamo abituati a chiamare bene comune).

Le numerose inefficienze registrate dall'utenza agricola nel corso degli ultimi decenni hanno fatto emergere quanto in Sicilia si sia in ritardo rispetto all'adozione di tecniche e tecnologie idonee per il conseguimento del risparmio idrico, del riuso e riciclo delle acque, dell'aderenza dei tempi, dei volumi, degli intervalli di consegna dei volumi irrigui alle necessità di una agricoltura evoluta che programma produzioni in qualità, varietà e tempi di immissione sui mercati scanditi da accordi interprofessionali e/o con la Gdo e quanto in definitiva, il ruolo, ancorché limitato alla semplice distribuzione delle acque irrigue, non sia stato caratterizzato dall'efficienza, dalla razionalità e della economicità.

In sintesi i punti che la nuova e moderna norma sui Consorzi di Bonifica deve affrontare sono i seguenti:-Ridefinizione degli ambiti territoriali;-Revisione della norma che definisce la composizione e la modalità di individuazione dei componenti i CdA;-Rivisitazione degli asset organizzativi, manageriali e di personale diretti alla riduzione di costi di gestione;-Separazione contabile e finanziaria delle passività pregresse che dovranno essere assunte a carico del bilancio regionale;-Ridefinizione delle competenze e degli ambiti operativi.

Alla luce di quanto su esposto, le scriventi Organizzazioni agricole professionali chiedono di potere incontrare con urgenza l'Assessore Regionale dell'Agricoltura per individuare soluzioni per l'emergenza e discutere con spirito costruttivo le politiche della bonifica e dell'irrigazione in Sicilia".

Ci chiediamo se il nuovo assessore regionale alle Risorse Agricole ed Alimentari, avv. Paolo Ezechia Reale, abbia preso in mano la questione.

Francesco Mezzapelle

18-04-2014 9,40

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