Ancora un maxi-sequestro alla rete di Matteo Messina Denaro ma a quando il suo arresto? Una “latitanza funzionale”?

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
15 Dicembre 2014 09:54
Ancora un maxi-sequestro alla rete di Matteo Messina Denaro ma a quando il suo arresto? Una “latitanza funzionale”?

La ribalta a livello nazionale, ed anche internazionale, che negli ultimi giorni ha interessato la Capitale con la maxi operazione "Terra di mezzo", e che ha ancora una volta evidenziato, qualora ve ne fosse ancora bisogno, l'esistenza di una rete di stampo mafioso in territori diversi dalla Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, ha certamente celato l'attenzione dell'opinione pubblica sul "giro di vite" che sta avvenendo in Sicilia Occidentale attorno a colui che viene considerato il boss dei boss e cioè Matteo Messina Denaro da oltre 20 anni latitante.

Come per "Mafia Capitale" anche negli affari che girano attorno agli affari della rete di Matteo Messina Denaro, la droga, la prostituzione ed il classico pizzo stanno lasciando il posto ad altri "business" grazie ad una "sottile linea rossa" che travalica i confini della malavita e che si infiltra nei meandri delle istituzioni, ad ogni livello, attraverso la corruzione di politici e funzionari che poi si scoprono essere i veri manovratori delle associazioni di stampo mafioso.

Il "guado" fra mafia e politica è stato superato da decenni, e gli assassinii dei giudici Falcone e Borsellino e di moltissimi servitori dello Stato che avevano scoperto l'esistenza inequivocabile di tale legame non hanno, purtroppo, accelerato l'emersione di un fenomeno mafioso radicalizzato nelle istituzioni.

Anzi, ecco come all'indomani delle stragi sono saltate le teste del braccio violento al servizio della mafia, quella che conta, vedi gli arresti di Toto Riina, Bernardo Provenzano etc. Poteri deviati dello Stato hanno riavvolto il nastro nascondendo perfino ai piani più alti l'esistenza di una "trattativa" Stato-mafia. Troppo alta la posta in gioco, interessi di potentissime lobby economico-finanziarie da tutelare a tutti costi e le reti della macrocriminalità nazionale, la mafia siciliana, il terrorismo nero, la mala romana e milanese degli anni '70 ed '80, per diversi anni sono state il braccio armato di questo golpe politico-economico talvolta ostacolato da personaggi, vedi ad esempio Bettino Craxi "non allineato" (vedi anche il Caso Moro) che stava seguendo altre direzioni affaristiche; risulta strano ancora oggi il "salvacondotto" offerto allo stesso per un dorato esilio in Tunisia fino alla morte.

La maxi operazione contro la "famiglia allargata" di Messina Denaro (in foto ritratto in una vecchia foto-tessera) probabilmente è avvenuta alcuni giorni fa ma le autorità giudiziarie sanno ben scegliere anche loro quando la notizia può divenire mediaticamente appetibile e così a quel punto la danno in pasto ai giornalisti corredata da video, immagini etc...

L'operazione condotta congiuntamente da Guardia di Finanza e Carabinieri del Ros ha portato al sequestro di beni per un valore di 20 milioni di euro riconducibili agli affari di "'U siccu". Stavolta nel mirino delle forze dell'ordine sono finite aziende operanti nell'edilizia e nel settore delle energie rinnovabili, e facenti capo a persone arrestate da tempo e attualmente detenute.

Tra i beni sequestrati nell'operazione figurano: 3 società, 7 quote societarie e 4 ditte individuali, 12 autovetture, 4 veicoli industriali, 1 motociclo, 13 autocarri, 3 semirimorchi, 1 fabbricato industriale, 1 immobile a destinazione commerciale, 8 immobili ad uso abitativo, 29 terreni, 4 fabbricati rurali, polizze assicurative, titoli azionari, rapporti bancari, depositi a risparmio, per un per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro. Le imprese, secondo gli inquirenti, servivano tra l'altro a finanziare la latitanza del boss di Castelvetrano. Il provvedimento è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo su richiesta della Dda.

Quindi continua a farsi "bruciata" la terra attorno al super boss che per molti continua a rimanere nel "suo territorio" (consuetudine di un capo mafia tradizionale) nascosto chissà in qualche casolare o addirittura in qualche miniappartamento sapientemente celato nel centro urbano di una delle città della Provincia; non è escluso però che Matteo Messina Denaro viaggi e si sposti con tranquillità grazie ad un nuova identità fisica ed anagrafica.

In questo contesto sorgono spontanei alcuni interrogativi: davvero non si riesce a braccarlo? Lo Stato ha posto gli uomini ed i mezzi necessari per arrestarne la latitanza? Sarà arrestato al momento giusto, cioè quando servirà (furono così gli arresti di Riina ed altri superboss) e forse al momento la sua latitanza risulta "funzionale" al potere costituito per distogliere l'attenzione dalle grandi manovre politico-economiche stanno, pian piano, cambiando il volto del nostro Paese?.

Francesco Mezzapelle

15-12-2014 10,30

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