”Una punta di Sal”. I potenti e gli impotenti nella vicenda dei 18 pescatori detenuti a Bengasi

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
27 Settembre 2020 10:47
”Una punta di Sal”. I potenti e gli impotenti nella vicenda dei 18 pescatori detenuti a Bengasi

Potenti e impotenti. I potenti sono i libici che hanno il petrolio ma la gente muore di fame, gli impotenti sono i nostri governanti che non sanno come affrontare la vicenda dei 18 marittimi mazaresi in prigione a Bengasi. La Tripolitania e la Cirenaica sono da anni ai ferri corti. Continua una guerriglia armata con continui colpi di scena. Dopo aver  lanciato l'allarme sulla presenza di mercenari russi a sostegno dell'offensiva del generale libico Khalifa Haftar verso Tripoli, il governo di Fayez al-Serraj ha stretto un accordo con la Turchia per avere armi e droni, mentre l'obiettivo di Haftar non è quello di prendere il controllo dell'intera capitale ma di cercare di indebolire e far cadere il governo di Serraj.

Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, che è il ministro di tutti gli italiani, compresi quindi i 18 pescatori, ha reso  visita a Fayez al-Serraj  in una situazione molto difficile per discutere il problema dell’immigrazione e il  governo Conte è stato accusato dai libici di avere un atteggiamento troppo equidistante, se non equivoco tra le due fazioni libiche. Altro risvolto. Abdulahdi Ibrahim Lahweej è stato in in missione a Roma. È il ministro degli Esteri del governo di Tobruk, nell'Est della Libia.

"Chi ha firmato questo accordo (Fayez al-Serraj – Di Maio) non è capace - afferma - di rispettarlo perché questa parte della Libia è parte del problema, è controllata dalle milizie che lucrano sulla vendita degli esseri umani e quindi l'immigrazione non si fermerà mai", afferma il Lahweej. Ai giornalisti che chiedono con quali esponenti della politica italiana ha parlato, sorride rispondendo senza precisare: "Ho incontrato alcuni parlamentari italiani, noi siamo qui per dirvi la verità e farvi vedere bene questa crisi".

I nostri 18 marittimi attendono notizie, le famiglie sono disperate, dalla Farnesina non filtra nulla o quasi nulla, tranne la solita frase “stiamo lavorando”. Un problema  serio che non viene nemmeno amplificato dalla “GRANDE STAMPA ITALIANA E DALLE GRANDI TV NAZIONALI”. Se invece qualche nostro connazionale viene fatto prigioniero o cade in qualche situazione poco chiara e rimane bloccato nel Paese estero, ecco che la GRANDE STAMPA ITALIANA E LE TV NAZIONALI” si danno un gran da fare: servizi, inviati, interviste, foto etc.  Alla GRANDE STAMPA ITALIANA E ALLE TV NAZIONALI non interessano i 18 cittadini italiani di Mazara del Vallo che sono tenuti in ostaggio dal generale Haftar.

Perché? Eppure la notizia è da caratteri cubitali però la “GRANDE STAMPA NAZIONALE E LE TV NAZIONALI”, tacciono. Anche loro hanno paura di Haftar? Sarebbe ora che il governo italiano cambiasse strategia, non più la diplomazia, ammesso che sia stata all’opera, ma affrontare il problema in prima persona. Il ministro degli Esteri chieda ad  Haftar: vuoi delle  vedette della nostra Marina Militare come ha già fatto l’Italia con Tripoli anni fa,  che servono per sequestrare i pescherecci di Mazara o vuoi soldi per fare rimpatriare i pescatori e i due pescherecci, o il problema sono i “quattro calciatori”  condannati dal tribunale di Catania nel 2015 con l’accusa di avere fatto parte del gruppo di scafisti responsabili della cosiddetta “Strage di Ferragosto” in cui morirono 49 migranti.? La notizia che  il sindaco di Mazara, Salvatore Quinci, volle definire infondata, più forse per la preoccupazione di non mettere in pericolo una trattativa diplomatica, è invece vera.

Ed allora: perché Di Maio o chi per lui, non va da Haftar anche se il nostro governo disconosce il governo di Bengasi ed affronta la trattativa? E’ certo che la giustizia italiana dopo che ha condannato i quattro a 30 anni di carcere non potrà mai fare un passo indietro ma forse si potrebbe aprire una trattativa sulla estradizione a determinate condizioni sulla quale potrebbe intervenire il nostro ministro della Giustizia, il mazarese Alfonso Bonafede. Secondo i migranti con cui viaggiavano,  la notte della “Strage” con “calci, bastonate e cinghiate” i quattro avrebbero bloccato molti nella stiva dell’imbarcazione.

La loro versione era che si erano imbarcati anche loro per fuggire dalla Libia, e che i veri trafficanti avevano ridotto loro il prezzo del passaggio purché si occupassero di pilotare le barche. Una proposta di scambio che per il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, è “ripugnante”: “Altro che giovani calciatori - dice. Non furono condannati solo perché erano al comando dell’imbarcazione, ma anche per omicidio, avendo causato, nel 2015, la morte di quanti trasportavano, 49 migranti tenuti in stiva.

Lasciati morire in maniera spietata. Sprangando il boccaporto per non trovarseli in coperta. Un episodio fra i più brutali mai registrati”,  conclude Carmelo Zuccaro. Tutto vero. Ma bisogna affrontare Haftar e chiedergli cosa vuole senza altri giri di parole e senza la diplomazia ufficiale. LA GRANDE STAMPA NAZIONALE E LE TV NAZIONALI ED ALTRE,  assistono in silenzio. Un silenzio governativo? Salvatore Giacalone  

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