Ultime della sera. “L’uomo può amare più le sue catene della sua libertà”

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
20 Novembre 2020 17:21
Ultime della sera. “L’uomo può amare più le sue catene della sua libertà”

La vita umana necessita del sentimento di appartenenza, dell’identità, della famiglia: appartenenza alla cultura familiare, condivisione di un mondo, genealogia, discendenza. Non esiste vita umana senza la memoria delle sue radici, senza un codice familiare nel quale riconoscersi. Il processo maturativo verso la genitorialità allora si concretizza, si apre in uno spazio mentale e di investimento affettivo. Era in quei codici, cifre fondanti, che io volevo edificare la mia vita. Da sempre ho posto nella mia vita le radici di una “attesa”: Il desiderio di paternità.

Anche se non ancora nato nella realtà, esso esisteva già nella mia  mente.  La decisione di voler essere genitore arriva così a definirsi attraverso l’evoluzione di dinamiche  assai complesse che comprendono aspetti di sé legati all’istinto, alla cultura, ai condizionamenti ambientali, ai pensieri che hanno preso forma nel tempo, e poi sostanza. Ha quindi un’origine remota nella storia dell’individuo e può essere molto radicato.  Per diventare padre o madre, condizione imprescindibile è che bisogna però essere stati prima intensamente figli.

Il Desiderio di genitorialità può nascere nella persona già durante l’infanzia, nell’identificazione con i propri genitori e maturare dentro di sé fino al momento in cui voglia essere “vita”, realizzato all’interno di un progetto di coppia. Questo desiderio di “vita“ è però uno slancio dovuto a una pressione interiore del cuore che scaturisce solo grazie ad una pienezza grande, assoluta e ineguagliabile. Rappresentazioni e motivazioni che si debbono incontrare con quelle del proprio partner all’interno della coppia, che poi prendono forma nel tempo.

Questo desiderio mi ha sempre portato a confrontare ogni cosa nella mia vita con questa domanda radicale. Una domanda possente, una domanda assoluta. Una domanda grandissima e non negoziabile per me.  Duro, assai difficile, molto doloroso è fare i conti ad un certo punto, con il limite di non poter essere genitore. Come un nervo che resta scoperto per sempre, una ferale ferita che non rimarginerà mai più. Non è facile come individui e come coppia elaborare il “lutto” di questa perdita. Lutto che quasi sempre determina il crash di coppia.

Un vissuto, fonte e minaccia permanente della coppia. Dover accettare ob torto collo questo Tornado dalla forza devastante che si è abbattuto all’improvviso nella tua vita. Il futuro era già passato ed io non me ne sono accorto. Condannato a vivere, con i fantasmi della mia memoria come compagni di viaggio, sempre attento a camminare sul ciglio del precipizio, sempre attento a non precipitare nel vuoto di un dolore che non troverà mai una tregua definitiva. Un lungo cammino di sofferenza non a buon mercato.

Così accade di essere a forza costretti a ristrutturare l’immagine di sè e del proprio futuro. Ho dovuto fare i conti con quanto accaduto, accettare che la mia vita era cambiata. Non era più possibile rifugiarsi nel passato, dover imparare a convivere con il cambiamento. Non c’è purtroppo nella vita reale un armadio dei sentimenti, dove mettere dentro tutto. Ante chiuse, chiave girata a doppia mandata. Dipende solo da noi capire che non siamo costretti a vivere nella rabbia; maturare il lutto e quando sia arrivato il momento di voltare pagina e andare avanti oltre il confine.

Scoprire i propri limiti e superarli. In fondo, l’esistenza umana non è e non può essere solamente desiderio di appartenenza e di rassicurazione, ma è anche spinta all’erranza, al desiderio di libertà. Il desiderio di erranza è desiderio di libertà, desiderio del viaggio, del superamento del confine. Del resto la mia natura, già alla nascita mi ha sempre condotti verso l’erranza per il mondo. Alla scoperta di nuove albe e nuovi tramonti, sempre per andare oltre il confine e scoprire nuovi orizzonti, per sperimentare la libertà.

Eppure, la libertà non è solo esperienza di liberazione, di affermazione della individualità della propria vita su chi hai scelto come compagno di viaggio, ma può anche essere una condanna. Possiamo però essere incatenati alla libertà. La libertà può diventare un luogo di angoscia, di fronte al dilemma della scelta, quando non è possibile liberarsi dalla responsabilità della scelta. La libertà non è solamente un soffio carezzevole ma può implicare la tentazione ambigua della sua negazione, la tentazione di disfarsi della libertà.

È allora che la libertà assume toni laceranti. Del resto, è questo un paradosso che aveva sottolineato Spinoza: “l’uomo può amare più le sue catene della sua libertà”. “A volte le cose, gli avvenimenti, sembrano accadere per caso, ma il caso non è mai casuale, è li che ti aspetta a modo suo. Vuol dire che alle volte il caso aspetta proprio te e non per caso, ma per destino appare come caso (Alessandro Baricco)”.   Antonio CARCERANO

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