Ultime della sera, “La plastica negli oceani: un problema irreversibile?”

Interessi economici e stili di vita insostenibili minacciano seriamente benessere e civiltà.

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
26 Luglio 2021 18:30
Ultime della sera, “La plastica negli oceani: un problema irreversibile?”

Il sovrautilizzo di materiale plastico e la sua cattiva gestione hanno determinato un accumulo nei mari e sulle coste da costituire una crisi globale già da qualche lustro. Miliardi di tonnellate di plastica galleggiano sui vortici oceanici che costituiscono il 40% dell'intera superficie; il più esteso è il celebre "Great Pacific Garbage Patch", grande due volte il Texas. Se l'umanità avrà continuato con i ritmi attuali, i modelli matematici di agenzie autorevoli come l'EPA prevedono che nel 2050 la quantità di plastica supererà le creature marine. Questo genere di inquinamento ha un impatto direttamente o indirettamente mortale sulla flora e sulla fauna. Migliaia di uccelli, tartarughe, cetacei e altre creature rimangono dopo aver ingerito frammenti di plastica o essere rimasti intrappolati. La conseguenza più immediata e pericolosa è costituita dalle microplastiche, piccole particelle che attraverso la catena alimentare possono trasferirsi all'uomo.

Innumerevoli conferenze, prese d'atto e proclami si sono susseguiti nel recente passato ma nessun provvedimento effettivamente concreto è stato adottato. Anzi la tendenza sta subendo un' ulteriore accelerazione: l'industria legata ai combustibili fossili prevede di aumentare la produzione di plastica del 40% nel prossimo decennio e i brevetti di nuovi polimeri sempre più resistenti vengono registrati senza sosta. Tutto questo non solo aumenterà la quantità di rifiuti ma incrementerà anche l'inquinamento atmosferico e il riscaldamento globale. Esplorazioni sul campo e studi teorici hanno incontrovertibilmente dimostrato come ormai non esiste luogo privo della loro subdola e dannosa presenza, frammenti di plastica sono stati trovati persino nelle zone più isolate come i Poli.

Recentemente è stata proposta con superficiale entusiasmo la sostituzione della plastica di origine petrolchimica con le bioplastiche, che attualmente ricoprono lo 0,5% di tutta la produzione mondiale. La loro materia prima sono zuccheri e amidi e la loro affermazione comporterebbe una importante sottrazione di suolo e risorse a scapito delle coltivazioni alimentari (discorso che vale anche per i biocarburanti), pertanto non possono essere considerate un'opzione fattibile e risolutiva. L'unica alternativa concreta ed efficace è un cambio di prospettiva e una coraggiosa presa di coscienza, soprattutto per quanto riguarda gli oggetti monouso.

Bisognerebbe partire da una massiccia e mirata campagna di educazione, investimenti reali sulle infrastrutture sulla raccolta differenziata e sul riciclo, limitare al massimo la produzione di plastica vergine, abolire l'abuso di prodotti monouso limitandone l'utilizzo negli ambiti strettamente necessari (per es. le strutture sanitarie).

Il principio-guida da seguire dovrebbe essere quello che sta alla base dell'economia circolare e della permacultura, secondo cui "la natura è maestra", e che insegna come ottimizzare l'uso delle risorse e degli scarti negli agglomerati urbani e negli ambienti naturali, minimizzando e recuperando i rifiuti non solo plastici. Cercare di produrre quanto più possibile il cibo su scala locale, con un impatto minore di carburante sia nel trasporto sia nella distribuzione, un minore spreco di acqua potabile e fertilizzanti e una drastica riduzione di imballaggi. Questo modello nei grandi numeri che contraddistinguono la popolazione mondiale (l'impressionante cifra di 7,9 miliardi) può avere un enorme significato nel garantire una possibilità di futuro non tanto al maltrattato pianeta Terra e ai suoi abitanti.

di Francesca RUSSO

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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