Ultime della sera: “Il respiro del seme”

Riflessione sul silenzio, sulla forza del cambiamento e sul coraggio della speranza, anche quando tutto sembra perduto

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
03 Aprile 2021 18:03
Ultime della sera: “Il respiro del seme”

di Maria LISMA

La croce è vuota.

Il legno suda ancora il sangue del Cristo, ma il suo corpo è stato deposto nel sepolcro.

Ecco, adesso c’è il silenzio. È questa l’ora della Madre che incarna il tempo fra lo strazio e la speranza, l’attesa e la certezza: quel silenzio è in realtà l’impercettibile respiro del seme che si trasforma.

Un seme, finché resta un seme, è solo un seme.

È quando accetta di trasformarsi che diviene vita e lo fa in silenzio. La vita, mentre si prepara a manifestarsi, non fa rumore. Raccoglie il nutrimento dalla terra e lascia la sua vecchia forma, accettando la sfida coraggiosa di essere, di diventare ciò a cui è stato chiamato. E prende per sé il tempo necessario. Gli altri non sanno nulla di quello che si prepara fra le zolle, nulla del miracolo del sudario piegato nel sepolcro. La pietra tombale sembra avere messo fine alla speranza, perché gli occhi non sanno guardare oltre. Ma è in quell’oltre, il miracolo. È a quell’oltre, oltre i limiti, oltre le paure, oltre la finitezza, che dovremmo guardare.

Il sabato è il giorno delle donne. Le uniche, insieme al giovane discepolo, rimaste ai piedi della croce a sopportare il più grande dei dolori. Le stesse che dopo la deposizione, hanno “atteso” al corpo martoriato, con oli e unguenti, e che ora attendono l’alba insieme alla Madre. Le stesse che, corse per prime al sepolcro, perché chi ama vuole stare vicino al corpo dell’amato, assistono alla promessa che si avvera e corrono ebbre di gioia e gratitudine, a darne testimonianza, in un tempo in cui tale possibilità, testimoniare come un’infinità di altri diritti, era loro negata. Le donne corrono ad avvertire gli altri, perché la gioia non può essere tenuta solo per sé. Se avevano condiviso il dolore, ora dovevano condividere il prodigio e non come un privilegio , ma come un dono che è tale perché diventa di tutti. Come dovrebbe essere di qualsiasi dono e di qualsiasi “privilegio”.

Il centurione a guardia del sepolcro, non si accorge di nulla. Lui deve sorvegliare che nulla accada fuori della tomba, che nessuno venga a sottrarre il corpo. Lui, come colui che gli ha dato quell’ordine, non comprende che il prodigio accade dentro, che il respiro della vita si mostra solo a chi lo vuol vedere e a chi lo vuol sentire. Ogni vero miracolo inizia da dentro.

Il silenzio, quando non è imposto, quando non è minaccia o paura, quando non è resa o rabbia, è condizione per favorire i cambiamenti e per ascoltare cosa accade nella propria e nella altrui vita.

Se c’è troppo rumore, le parole si confondono, se ne perde il senso. Nel frastuono, la richiesta di aiuto di chi ci sta accanto, precipita nel vuoto, nel continuo vociare di chi si mette in mostra e tesse le lodi di se stesso come fa un mercante al tempio, il vagito della vita che lotta per la propria esistenza, si perde ne vento.

Quante volte le voci di me, mi hanno impedito di ascoltare quelle degli altri!

Spesso sostiamo davanti alla nostra vita, come i delusi davanti al sepolcro. E ogni giorno ci sembra il sabato delle speranze recise, dei sogni crollati, dei diritti negati, della povertà ad oltranza, della prepotenza di chi crocifigge, dell’ignavia di chi si lava le mani, di chi ordina la strage degli innocenti e di chi sceglie Barabba. Abbiamo la sensazione allora che tutti i semi, pochi o tanti, siano marciti senza trasformarsi. Che siano stati beccati dagli uccelli o soffocati dai rovi.

Eppure basterebbe guardare bene, nelle tasche delle nostre anime e trovarlo e prenderlo quel seme che avevamo dimenticato, che ci appartiene e che, inconsapevolmente, abbiamo custodito. Prenderlo e piantarlo ovunque possa germogliare, anche ai piedi di quella croce che ci sembra essere diventata la nostra vita.

Dovremmo imparare a salvare il seme anche per chi non lo sa fare e aspettare che nel silenzio la vita si imponga alla morte deposta e farci ognuno custode del seme dell’altro, e lasciarla finalmente fiorire questa primavera, ascoltando, in silenzio, il rumore della vita che sorge.

E allora potremo cantare…

Ci siano per tutti giorni di luce nuova.

Fra poche ore sarà Pasqua. Sia buona e santa, per tutti.

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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