Petrosino, il portale del Baglio Woodhouse tra identità e degrado. Lettera aperta del prof. Giacomo Cuttone

La proposta per il recupero dell'elemento architettonico ove raffigurato l'attuale stemma comunale

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
03 Aprile 2026 17:02
Petrosino, il portale del Baglio Woodhouse tra identità e degrado. Lettera aperta del prof. Giacomo Cuttone

Ci scrive il prof. Giacomo Cuttone il quale avanza una proposta al Comune di Petrosino in merito al portale del Baglio Woodhouse ove raffigurato il simbolo adottato nello stemma comunale. Ecco quanto si legge nella sua lettera aperta.

"Il Comune di Petrosino, nato nel 1980 dalla separazione da Marsala, è una delle realtà più giovani della provincia di Trapani, ma porta con sé una storia ben più antica, legata alla terra e al vino. Distese di vigneti, produzioni di qualità e una fitta presenza di bagli — le tipiche masserie fortificate della Sicilia occidentale — definiscono ancora oggi il paesaggio e l’identità del territorio. A fare da contraltare, un litorale sabbioso che nei mesi estivi attira turisti e visitatori.

In questo contesto si inserisce il Baglio Woodhouse, costruito nel 1813 dall’imprenditore inglese John Woodhouse, figura determinante per la fortuna internazionale del vino Marsala. Di quell’imponente complesso produttivo oggi resta ben poco, ma il portale monumentale continua a sopravvivere come testimonianza tangibile di un passato glorioso. Non a caso, è proprio questo elemento architettonico a essere stato scelto come simbolo nello stemma comunale.

Ed è qui che emerge il paradosso. Il segno più rappresentativo dell’identità cittadina appare oggi trascurato, privo di una valorizzazione adeguata e, soprattutto, circondato da elementi che ne compromettono la dignità visiva. Cavi elettrici e infrastrutture moderne attraversano e sovrastano il portale, alterandone l’impatto estetico e restituendo un’immagine poco coerente con il suo valore storico.

A ciò si aggiunge un interrogativo non secondario: il portale è stato formalmente vincolato come bene culturale? In assenza di informazioni chiare, il dubbio resta e apre a una riflessione più ampia sulla tutela del patrimonio locale. Senza un riconoscimento ufficiale, infatti, diventa più difficile attivare percorsi di protezione, finanziamenti e interventi mirati.

Anche sul fronte del restauro, il silenzio pesa. Nessun intervento significativo sembra aver interessato negli anni questa struttura, nonostante il suo ruolo simbolico. Le motivazioni possono essere molteplici – risorse limitate, complessità burocratiche, mancanza di una strategia condivisa – ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: un bene identitario lasciato ai margini.

Da qui nasce una proposta che potrebbe far discutere: smontare il portale, restaurarlo e ricollocarlo in uno spazio più centrale e curato, come l’area del Palazzo Comunale. Una soluzione che garantirebbe maggiore visibilità e tutela, ma che si scontra con i principi della conservazione, secondo cui un bene storico perde parte del suo significato se sottratto al contesto originario.

Forse, allora, la strada più sensata è un’altra: intervenire sul posto, restituendo al portale e all’area circostante il decoro che meritano. Eliminare i cavi, avviare un restauro conservativo, inserire il manufatto in un progetto di valorizzazione urbana e culturale. Un’azione concreta che trasformerebbe un simbolo trascurato in un punto di forza per l’intera comunità.

Petrosino si trova oggi davanti a un bivio: continuare a convivere con un emblema svilito oppure scegliere di investire nella propria memoria storica. Perché l’identità di un territorio non si dichiara soltanto in uno stemma, ma si difende e si valorizza ogni giorno, anche — e soprattutto — nei suoi simboli più visibili".

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