L'ambientalista mazarese Anna Quinci ci ha scritto esprimendo alcune sue considerazioni sulle cosidette "zone umide" nel territorio di Mazara del Vallo. Ecco quanto si legge nella sua lettera aperta dal titolo "zone umide: tra riconoscimenti internazionali e silenzi locali":
"La celebrazione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, svoltasi lo scorso 2 febbraio presso la sede FAO di Roma nel cinquantesimo anniversario della ratifica italiana della Convenzione di Ramsar, ha richiamato l’attenzione sul ruolo strategico di questi ecosistemi per la tutela della biodiversità, la capacità di resilienza ai mutamenti climatici e la gestione sostenibile del territorio. In tale contesto, l’intervento della dottoressa Stefania D’Angelo, direttrice della Riserva Naturale Regionale “Lago Preola e Gorghi Tondi”, ha rappresentato un’importante occasione di visibilità internazionale per una realtà del territorio di Mazara del Vallo, valorizzata anche attraverso il plauso espresso dall’amministrazione comunale. Orgogliosamente il sindaco ha espresso soddisfazione poiché il 'riconoscimento internazionale per la nostra Oasi WWF è oggetto di azioni sinergiche e coordinate tra la direzione della Riserva ed il nostro Comune'. Tuttavia, parlando di zone umide nel territorio di Mazara del Vallo, non si può ignorare un’altra realtà di pari valore naturalistico: Capo Feto.
Capo Feto è una zona umida di grande valore, riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente come Sito di Interesse Comunitario, zona umida tutelata dalla Convenzione Ramsar e fa parte della Rete Natura 2000. Un ambiente con un ecosistema delicatissimo, con dune costiere che separano il mare dalla zona umida retrostante. Eppure, a differenza delle dichiarazioni solenni pronunciate nei contesti internazionali, Capo Feto vive da anni una realtà fatta di assenza di tutela concreta. Durante la stagione estiva – e non solo – in assenza di misure di controllo, Capo Feto viene utilizzata come area balneare ad alta frequentazione, con accesso di veicoli a motore, parcheggi informali sulle dune, presenza massiccia di mezzi legati ad attività sportive e accumulo di rifiuti direttamente sull’arenile e nella zona dunale. Nel corso degli anni, l’unica iniziativa verbalmente espressa dall’amministrazione comunale in relazione a Capo Feto è stata la richiesta alla Regione Siciliana di istituzione della riserva. Tale richiesta, tuttavia, non si è mai tradotta in esiti concreti, né è stata accompagnata da misure transitorie o alternative di tutela, gestione o regolamentazione dell’area, che rientrano comunque nelle competenze dell’ente locale. La documentazione fotografica disponibile evidenzia una situazione difficilmente compatibile con gli obiettivi di conservazione propri di una zona umida Ramsar e con le finalità di tutela previste dalla normativa vigente.
A fronte delle reiterate segnalazioni provenienti da associazioni ambientaliste e cittadini, non risultano attuate azioni strutturate di regolamentazione degli accessi, protezione delle dune e vigilanza ambientale. La tutela delle zone umide non può esaurirsi in dichiarazioni di principio o in richiami programmatici privi di ricadute operative. La richiesta di istituzione di una riserva, se non accompagnata da interventi concreti e continuativi, rischia di rimanere un atto meramente formale, incapace di incidere sulle criticità reali del territorio. È in questa discrepanza tra il riconoscimento formale del valore ambientale e la sua effettiva tutela sul territorio che si misura la credibilità delle politiche ambientali locali e la misura di questa credibilità è nella capacità di garantire coerenza tra gli impegni pubblicamente dichiarati e le azioni effettivamente messe in campo, soprattutto nei contesti ambientali più fragili e maggiormente esposti alla pressione antropica. Come ambientalista e cittadina, ritengo che il tempo delle sole dichiarazioni sia concluso.
È necessario che alle parole seguano atti amministrativi chiari, verificabili e continuativi, capaci di garantire una reale tutela di Capo Feto e di restituire dignità a un’area di straordinario valore naturalistico. La difesa dell’ambiente non può essere selettiva né rinviabile. È un dovere istituzionale, prima ancora che una scelta politica".