E’ stato presentato giovedì sera al Civic Center di Mazara, uno spazio polivalente situato nell'ex carcere mandamentale (ex convento dei padri francescani del XIII secolo), centro di aggregazione sociale e culturale il libro “Le ragazze di Tunisi” di Luca Bianchini, inserito nella rassegna letteraria “In…chiostro d’autore” organizzata dalla Libreria Lettera22, con il patrocinio del Comune di Mazara del Vallo e del Patto per la Lettura Mazara, opera che fa parte del cartellone degli eventi dell'Estate Mazarese e nella Rete dei Festival Letterari del Trapanese. Presente l’assessore alla cultura Germana Abbagnato. Ha dialogato con lo scrittore Catia Catania. Luca Bianchini ha parlato quasi un’ora spiegando, a modo suo, tra il serio e il faceto e con ironia cosa, come e quando ha deciso di scrivere un libro di una storia familiare che lui non conosceva. Ad ascoltarlo il pubblico delle grandi occasioni.
Le ragazze di Tunisi è un romanzo corale e familiare che racconta l'epopea dei Brancata, una famiglia di origini siciliane residente in Nord Africa tra il 1959 e il 1961.Il libro pubblicato da Mondadori ( 260 pagine, 18 euro) si ispira alla vera storia della madre e delle zie dell'autore, intrecciando realtà storiche e finzione narrativa con uno stile che unisce ironia e profonda malinconia. Un contesto ideale per Luca Bianchini la cui narrazione si sviluppa nel vivace e cosmopolita quartiere popolare di Borgel, a Tunisi.
Maria Brancata è una donna forte, fiera e instabile lavoratrice di 38 anni. Cresce da sola le sue tre figlie adolescenti portando avanti una sartoria casalinga al pianterreno, mentre il marito è spesso lontano a spendere i pochi guadagni in sigarette e alcol. Anna (la primogenita di 16 anni che ama leggere, sognare e studiare grazie all'aiuto economico dello zio), Vitina (Antonia) e Pupetta (Santina). Le ragazze affrontano i primi batticuori, le amicizie e i sogni tipici dell'adolescenza.
E’ una "famiglia larghissima" composta da parenti impiccioni, vicini del cortile, l'amica francese Marinette e uno silenzioso vedovo del piano di sopra che corteggia Maria con estrema discrezione. Le vicende private dei personaggi si inseriscono in un momento di grande transizione politica costringendo la comunità dei "siciliani di Tunisi" ad affrontare l'incertezza del domani e a prepararsi a un doloroso viaggio di ritorno verso un'Italia che molti di loro non hanno mai visto prima.
La genesi del libro è legata a una riscoperta tardiva e a un profondo lavoro di ricerca familiare. Dopo la morte del padre, Bianchini, insieme al fratello e alla madre, ha iniziato a riordinare e guardare le vecchie fotografie di famiglia a Tunisi. Da quelle immagini è emerso un passato inedito della madre. E così Bianchini ha iniziato a intervistare le zie e le parenti sopravvissute. Quando ha chiesto alla madre cosa ricordasse di Tunisi, lei ha risposto semplicemente: "Tutto". A 82 anni si è rivelata una testimone preziosa, capace di riaprire i cassetti della memoria con dettagli vividi. Ha visitato La Goulette, la zona portuale dove i siciliani immigrati risiedevano e dove la madre incrociava una giovanissima Claudia Cardinale (allora cittadina onoraria della Tunisia). La comunità dei siciliani a Tunisi rappresenta una pagina straordinaria, eppure quasi dimenticata, della storia dell'emigrazione italiana, splendidamente approfondita da Luca Bianchini.
Ricordiamo che tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, la Tunisia contava oltre centomila residenti italiani, la cui stragrande maggioranza era di origine siciliana. Per queste persone, il Nord Africa ha rappresentato una vera e propria "America a portata di mano".
L'idillio si interruppe bruscamente tra il 1956 (anno dell'indipendenza della Tunisia dalla Francia) e i primi anni Sessanta. Il nuovo governo tunisino guidato da Habib Bourguiba avviò un processo di nazionalizzazione, togliendo le licenze commerciali e le terre ai non tunisini. Famiglie intere che risiedevano in Africa da generazioni furono costrette a fare le valigie in tempi brevissimi. Arrivate in Italia, queste persone vennero accolte con diffidenza. Per lo Stato italiano erano formalmente cittadini, ma per la società dell'epoca erano "stranieri" che parlavano francese e arabo, cresciuti in un contesto culturalmente molto più aperto, tollerante e moderno rispetto all'Italia bigotta degli anni Sessanta.
Con il suo inconfondibile stile scorrevole, fluido e ricco di ironia e con moltissimi dialoghi, Bianchini mescola con sapienza aneddoti esilaranti e una sottile malinconia. La forza del libro risiede nella sua profonda autenticità: i profumi del couscous, i sarti della medina e le serate trepidanti passate ad aspettare Canzonissima davanti alla TV restituiscono un affresco storico vivo e vibrante. Non mancano piccoli segreti, primi amori e l'ombra dolceamara dell'incertezza, dettata da un'imminente stagione di addii e ritorni verso un'Italia sconosciuta. Le ragazze di Tunisi è un romanzo che emoziona e sorprende. Una lettura consigliata a chi ama le grandi saghe familiari, le storie di riscatto al femminile e le narrazioni capaci di far viaggiare nel tempo e nello spazio.
Salvatore Giacalone