Mazara, nuovamente latitante il “narcos” Bigione. Sfuggito all’arresto e sparito nel nulla.

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
04 Agosto 2018 15:04
Mazara, nuovamente latitante il “narcos” Bigione. Sfuggito all’arresto e sparito nel nulla.

Era libero per scadenza dei termini quando un mese fa la Corte di Cassazione lo ha condannato definitivamente a 15 anni per mafia e traffico di droga. Così gli agenti della polizia di Mazara del Vallo sono andati nella sua residenza mazarese per prelevarlo e condurlo in carcere ma non lo hanno trovato. Vito Bigione, 66 anni, ha fatto perdere le tracce, sparito nel nulla. A Mazara del Vallo Bigione conduceva una vita apparentemente tranquilla; lo si vedeva spesso passeggiare in bici o con i suoi cani.

Era però tornato -secondo gli investigatori- a occuparsi degli equilibri mafiosi locali e non nascondeva l'ambizione di prendere il posto ricoperto fino a luglio 2017 da Vito Gondola, capo della cosca mazarese (morto per cause naturali) uomo di fiducia del capo di "cosa nostra", il latitante Matteo Messina Denaro. La storia di Vito Bigione poteva davvero ispirare un "romanzo criminale". Latitante da da 9 anni Bigione era giunto in Italia a fine maggio del 2004, dopo esser stato catturato nei giorni precedenti a Caracas (Venezuela), grazie ad un'operazione congiunta da parte della polizia locale, del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dall'Interpol.

L'arresto era giunto al termine di una lunga e laboriosa attivita' d'indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, che ha visto impegnati gli investigatori delle Squadre Mobili di Palermo, Trapani ed agenti del Sisde. Vito Bigione era inserito nell'elenco dei 30 latitanti piu' pericolosi, era ricercato dal '95 per gravi delitti, tra i quali associazione di tipo mafioso e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Bigione rivestiva da tempo all'interno di 'cosa nostra' un ruolo di strategica importanza, in particolare, per le proiezioni internazionali con gruppi criminali della 'ndrangheta e narcotrafficanti legati ai 'cartelli colombiani'; garantiva in pratica il raccordo tra Cosa Nostra, 'ndrangheta e cartelli colombiani.

Era accusato di aver organizzato tra il 1992 e il 2000 il trasporto di centinaia di chilogrammi di cocaina da Brasile, Colombia e Namibia all'Italia. Carichi finanziati dalla mafia trapanese legata ai corleonesi e dalle 'ndrine calabresi. Vito Bigione era per tutti il "commercialista". A Walvis Bay, città portuale della Namibia (vedi foto di copertina), aveva un ristorante, "La Marina", frequentato da vip e politici: quattro carrozze di un treno d'epoca, incastonate fra un'oasi verde e l'Oceano Atlantico.

Un magnate dalla vita brillante, che aveva sposato un'avvenente imprenditrice francese, Véronique Barbier, e che era riuscito a conquistarsi una fama di tutto rispetto, considerata la tranquillità con la quale dimorava nello stato africano e l'impero economico e navale che aveva costituito. Una flotta di pescherecci che facevano la spola anche con le coste nord del Mediterraneo; nelle stive di quelle imbarcazioni non vi era soltanto pesce ma anche droga, tanta cocaina. Francesco Mezzapelle

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