Mazara, l’ultimo applauso per Marcello Erbini: la Città si stringe attorno alla sua famiglia

All'operario 55enne morto il 18 agosto dedicato il nuovo nome della compagnia teatrale con la quale recitava

Redazione Prima Pagina Mazara
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24 Agosto 2026 11:57
Mazara, l’ultimo applauso per Marcello Erbini: la Città si stringe attorno alla sua famiglia

C’era il dolore, questa mattina, dentro la Basilica Cattedrale di Mazara del Vallo. Ma c’era anche il ricordo di un uomo che aveva saputo lasciare un segno profondo nella vita di chi lo aveva conosciuto. Una Cattedrale gremita in ogni ordine di posti ha accompagnato l’ultimo viaggio di Marcello Erbini, il 55enne operaio mazarese morto martedì scorso al Trauma Center di Villa Sofia, a Palermo, dopo diciassette giorni di lotta tra la vita e la morte. Marcello era rimasto gravemente ferito il 5 agosto, quando era caduto da un’autocisterna all’interno della cantina vitivinicola nella quale lavorava da quasi trent’anni. Sulle cause e sull’esatta dinamica dell’incidente sono ancora in corso le indagini.

Questa mattina, però, non c’erano domande né risposte. C’era soltanto il silenzio di una comunità che si è fermata per salutare Marcello. Accanto alla moglie Jemi e ai figli Kevin e Dalila, c’erano i familiari, gli amici, i colleghi, diversi componenti della famiglia Forace, proprietari dell'azienda ove Erbini lavorava, e tantissime persone che avevano incrociato, conosciuto e apprezzato Marcello nel corso della sua vita. Per la giornata odierna il sindaco Salvatore Quinci ha proclamato il lutto cittadino. A rappresentare l’Amministrazione comunale, con il gonfalone della Città e gli agenti della Polizia Municipale in alta uniforme, l’assessore Isidonia Giacalone, che ha portato il cordoglio della Giunta e dell’intera comunità. Presenti anche il presidente del Consiglio comunale Francesco Di Liberti e altri consiglieri comunali.

A celebrare le esequie è stato don Edoardo Bonacasa, parroco della Cattedrale. Nell’omelia, dopo la lettura del passo del Vangelo di Marco dedicato alla Resurrezione, il sacerdote ha affidato al silenzio il compito di raccontare un dolore difficile persino da comprendere. "È incomprensibile che un uomo esca da casa per andare a lavorare e poi non torni più», ha detto don Bonacasa, ricordando lo smarrimento dell’uomo davanti alla tragedia e quel grido che attraversa anche il Vangelo: «Padre, perché mi hai abbandonato?». Ma, ha aggiunto, Dio non abbandona, anche se ciò che accade all’uomo rimane spesso incomprensibile alla logica. Il parroco ha ricordato Marcello come un uomo retto, onesto, profondamente legato al lavoro e alla famiglia, ma anche capace di coltivare una passione che forse non tutti conoscevano fino in fondo: il teatro.

Ed è proprio il teatro ad aver restituito, negli ultimi anni, un altro volto di Marcello. Un volto fatto di sorrisi, ironia, sensibilità e anche di quella vena malinconica che sapeva trasformare in espressione artistica. A ricordarlo è stata l’avvocata Martinciglio, regista e referente della compagnia "Teatro del Sole", con la quale Marcello si era esibito appena poche settimane fa, alla fine di luglio. Parlando di lui ha ricordato il suo sorriso, la sua ironia e quella capacità, attraverso il teatro, di fare emergere una sensibilità forse custodita più profondamente. Un legame così forte che da oggi la compagnia porterà un nuovo nome: “Teatro del Sole – Marcello Erbini”.

Un modo per continuare a far vivere il suo nome attraverso quella passione che aveva saputo regalargli emozioni e, soprattutto, permettergli di regalarne agli altri. Poi, al termine della celebrazione, l’ultimo saluto. Fuori dalla Basilica, un lungo applauso ha accompagnato il feretro. Un applauso spontaneo, commosso, interminabile. Quello che si riserva a chi non si vuole lasciare andare completamente.

Sopra il feretro, accanto al simbolo del Cammino di Santiago, rappresentato dalla conchiglia, un kimono con cintura nera e la targa del Teatro del Sole. Tre immagini, tre frammenti di una vita: il viaggio, le passioni, il teatro. E mentre il feretro lasciava la Cattedrale, Mazara ha salutato Marcello come si salutano le persone che hanno fatto parte della propria comunità: stringendosi attorno alla famiglia, nel silenzio e nella commozione. Resta il dolore per una morte arrivata troppo presto e per una vita spezzata mentre Marcello, come ogni giorno, era semplicemente andato al lavoro. Resta, però, anche il suo sorriso. E quell’ultimo applauso, lungo e sincero, sembrava dire che Marcello non sarà ricordato soltanto per il modo in cui è morto, ma soprattutto per il modo in cui ha saputo vivere.

Francesco Mezzapelle

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