Nonostante dei paletti ed una rete di plastica, ormai celata fra la sabbia, nelle ultime estati bagnanti sono soliti sostare, per rimanere al riparto dal sole, nella parte sottostante del belvedere del lungomare San Vito. La situazione non è certamente decorosa, oltre che poco salubre, visto che le travi in metallo che reggono la piattaforma circolare sono evidentemente arrugginite (vedi foto scattate alcune ore fa), a parte anche la vegetazione selvaggia che permane ai lati delle mura della passeggiata del lungomare.
Qualche anno fa la nuova struttura ha sostituito, a causa del rischio, alquanto serio, di caduta dei calcinacci, quella originaria che reggeva la storica “rotonda sul mare” che per alcuni decenni ha caratterizzato, anche rappresentandolo in cartolina, lo stesso lungomare est di Mazara del Vallo. Molti mazaresi, oggi ormai anziani, ricordano di aver trascorso almeno una serata nel corso della loro giovinezza in quel rinomato ristorante che dava, attraverso la sua forma circolare e la sua posizione, sospeso in pratica sull’arenile di San Vito, la possibilità di ammirare il mare e tramonti unici al mondo.
“La Rotonda” fu progettata ed iniziata a costruire fra la fine degli anni ’50 e gli inizi del 1960 su commissione dei fratelli Giuseppe e Vito Frazzetta che, forti della loro esperienza nella ristorazione, vollero realizzare un locale esclusivo, al tempo stesso ristorante-sala ricevimenti, pizzeria e bar, sul mare. Per la sua realizzazione fu ottenuta un’autorizzazione dal Ministero della Marina Mercantile (ancora non esisteva l’autorità demaniale facente capo alla Regione). A progettare la struttura fu lo “Studio Argentino” di Mazara del Vallo, a realizzare l’opera l’impresa “Mirto”, anch’essa mazarese.
Nello spazio circolare e quello antistante vi era la sala, nella annessa struttura rettangolare il bar e i bagni; sul tetto di questa struttura una veranda ove potere prendere il sole e cenare. Nella parte sottostante, quasi al livello del mare, vi erano le cucine; nello stesso livello, nella piattaforma circolare, vi erano dei tavolini e delle sedie per fare l’aperitivo. Il proprietario Giuseppe Frazzetta nel corso della sua gestione, durata circa una quindicina di anni, ci teneva molto a deliziare gli ospiti con prelibati piatti, soprattutto di a base di pesce fresco, cucinati da bravi chef, molti locali, offrendo un servizio molto accurato.
Il locale, noto in Sicilia occidentale, era un’attrazione per molti visitatori. Dopo la metà degli anni ’70 Frazzetta vendette “La Rotonda” ai fratelli Barbera già proprietari di una trattoria in piazza Matteotti. La gestione dei Barbera durò una decina di anni. Dopo la seconda metà degli anni ’80 “La Rotonda”, la cui struttura sottostante era stata chiusa da pareti, ebbe diverse gestioni, tutte altalenanti, ciò fino alla definitiva chiusura agli inizi degli anni ’90.
Da quel momento lì la struttura fu lasciata completamente all’abbandono e al degrado, “la rotonda sul mare” divenne con il passare degli anni sempre più un rudere alla merce di vandali e, soprattutto nella parte sottostante, un ricettacolo di tossicodipendenti e per i topi; insomma un pericolo anche per i bagnanti che frequentavano quel tratto di spiaggia. A voler ristrutturare il fatiscente edificio fu la Giunta Provinciale di Giulia Adamo che nel 1999, dopo averne richiesto la concessione demaniale, elaborò un progetto avveniristico che prevedeva la sua trasformazione in museo del mare sulla cui punta estrema doveva sorgere un osservatorio.
“Come una grande goccia che si posa sulla riva e che ingrandendosi ci svela il mare”. Con queste parole l’architetto mazarese Francesca De Santi descriveva il suo progetto relativo alla rotonda di S.Vito. L’opera doveva rappresentare il Mar Mediterraneo, non solo da un punto di vista floro-faunistico, ma anche attraverso i segni della storia. L’idea era quella di incastonare questa enorme goccia, 16 metri di diametro medio, in una muratura esterna con i colori della terra. La struttura della goccia, alta 16 metri, doveva essere realizzata in acciaio e vetro, gli stessi materiali di un’opera realizzata da Renzo Piano vicino l’acquario di Genova.
Il progetto, con tutti i visti necessari per la realizzazione, fu inserito nel piano triennale delle opere pubbliche dell’Amministrazione provinciale, e finanziato con 1.030.000 euro. Proprio quando tutto sembrava pronto per l’avviò dell’appalto vi furono le dimissioni dell’Adamo, ed il conseguente commissariamento, e l’iter si arrestò. Successivamente, la Giunta Provinciale di Antonio D’Alì, con l’appoggio anche dei consiglieri provinciali mazaresi, non interessata al progetto (come poteva il Senatore avallare un progetto della “nemica” Giulia Adamo?) chiese la revoca della concessione demaniale; al contempo l’allora amministrazione comunale di Giorgio Macaddino, dopo l’acquisizione dei relativi pareri, si era mossa per la demolizione; l’idea era quella di riunificare i due tratti della spiaggia di San Vito.
Con l’avvento del sindaco Nicola Cristaldi la “musica” però cambio nuovamente, fu deciso di trasformare il rudere in una terrazza con belvedere. Il progetto, realizzato dall’arch. Alberto Ditta e cofinanziato da Provincia e Comune, fu suddiviso in due tranche. L’inizio dei lavori di demolizione (eseguiti dall’impresa mazarese “Marino Rosario” grazie ad un ribasso del 22,99% sull’importo a base d’asta di euro 63.168,10), nell’ottobre 2011, furono inaugurati con tanto di elmetto e piccone dal sindaco Nicola Cristaldi e dall’allora presidente della Provincia, Mimmo Turano, accompagnato dal assessore provinciale ai lavori pubblici, Duilio Pecorella, e dai consiglieri provinciali Vito Torrente e Silvano Bonanno.
Trascorsero circa altri tre anni circa prima che fosse iniziato il successivo intervento (eseguito dalla “Gefi Costruzioni” di Favara, con un ribasso del 27,6956% sull’importo a base d’asta di 85.922 euro) che vide la realizzazione del belvedere con la collocazione di una passerella in legno circondata da una ringhiera e di alcune panchine vista mare
Purtroppo la struttura non fu adeguatamente manutentata e il rischio della caduta di calcinacci si concretizzò (fortunatamente non si è verificato nessun danno alle persone). Fra il 2020 e 2021 ci occupammo spesso dello stato di pericolosità della “rotonda-belvedere”, anche la struttura lignea della passerella appariva molto logorata. La struttura pertanto fu chiusa al pubblico a seguito di un intervento dei vigili del fuoco; nella parte sottostante collocata una recinzione che però alcuni bagnanti poco civili ignorarono e addirittura rimossero.
Da qui la necessità di mettere in sicurezza la stessa. L’intervento di manutenzione straordinaria più volte auspicato anche per non compromettere del tutto la struttura a causa delle mareggiate invernali, fu realizzato nell’autunno del 2021 con un importo di circa 40mila euro, al netto del ribasso d’asta dalla ditta E.CO.IN. s.r.l di Catania. Oggi a distanza di quattro anni la struttura del “belvedere-rotonda” di San Vito appare nuovamente logora, necessiterebbe di una nuova manutenzione, non certamente come la precedente, però un intervento che dia decoro quello si, anche all’area ove collocate le panchine-relax in legno che appaiono usurate.
Torniamo nuovamente ad interrogarci del perché la precedente Amministrazione, la prima del sindaco Salvatore Quinci (oggi anche presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani) non abbia pensato anzichè alla ristrutturazione alla completa demolizione permettendo finalmente l’unione dei due tratti dell’arenile del lungomare San Vito, permetterebbe, oltre che un bel colpo d'occhio, anche la valorizzazione di quel tratto di costa. Si può ancora fare e ciò potrebbe anche favorire, con un contestuale lavoro per prevenire l’erosione del mare (vedi progetto di contrasto all’erosione costiera nei lungomari Fata Morgana, Hopps e San Vito presentato dall’attuale Amministrazione per finanziamento nell’ambito dell’Area Urbana Funzionale Sicilia Occidentale), la rimozione dei grossi blocchi di cemento che deturpano quel tratto della costa, la vera “spiaggia in Città” ma trascurata in questi ultimi decenni.
Francesco Mezzapelle