La Suprema Corte di Cassazione ha messo un punto fermo sul processo scaturito dall'Operazione antimafia “Hesperia”, che nel settembre 2022 aveva smantellato i vertici delle famiglie mafiose di Mazara del Vallo, Marsala, Petrosino e Campobello di Mazara. I giudici hanno sostanzialmente confermato l'impianto accusatorio e le severe condanne già inflitte in secondo grado, rigettando quasi tutti i ricorsi presentati dalle difese.
In questo scenario di severe conferme di condanne, l'avvocato Walter Marino ha ottenuto un importante annullamento con rinvio dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione in un procedimento legato alla suddetta Operazione. I giudici hanno infatti accolto il ricorso presentato dal legale nell'interesse del mazarese Vincenzo Romano, annullando la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della pena per il reato concernente le accuse di favoreggiamento aggravato e detenzione di armi. La vicenda giudiziaria per Romano, che in secondo grado era stato condannato a 6 anni di reclusione, dovrà ora essere riesaminata da un'altra sezione della Corte d’Appello di Palermo per un nuovo giudizio relativo al calcolo della sanzione.
Insieme alla posizione di Romano, la Cassazione ha disposto un annullamento con rinvio anche nei confronti di Francesco Giuseppe Raia, assistito dall’avvocato Luigi Pipitone, limitatamente al reato relativo a una turbativa d'asta.
Per il resto dei ricorrenti, la Suprema Corte ha invece blindato l'impianto accusatorio del rito abbreviato. Sono stati rigettati i ricorsi di Piero Di Natale, Antonino Cuttone, Marco Buffa, Antonino Nastasi, Carmelo Salerno, Giuseppe Speciale, Rosario Stallone e Michele Vitale.
Dichiarati inammissibili, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende, i ricorsi di Francesco Luppino, Tiziana Rallo, Leonardo Casano, Giuseppa Prinzivalli, Girolamo Li Causi, Vito Gaiazzo, Jonathan Lucchese, Vincenzo Pisciotta, Francesco Pulizzi, Vito Vincenzo Rallo e Francesco Stallone.
L'operazione Hesperia, che nel 2022 aveva decapitato le famiglie mafiose di Marsala, Mazara del Vallo, Petrosino e Campobello di Mazara seguendo le tracce dei fedelissimi di Matteo Messina Denaro, si chiude con una pioggia di condanne anche sul fronte dei risarcimenti. Vincenzo Romano, insieme a quasi tutti gli altri imputati tra cui figurano anche Leonardo Casano e Tiziana Rallo, è stato condannato alla rifusione delle spese sostenute dai Comuni di Campobello di Mazara e Castelvetrano, liquidati in cinquemila euro ciascuno. Analoghi provvedimenti riguardano le parti civili costituite, come l’Associazione Antiracket ed Antiusura Alcamese Gaspare Stellino, Codici Sicilia, il Centro Studi Pio La Torre e l'Associazione Antiracket e Antiusura Trapani, a cui i condannati dovranno versare le spese di rappresentanza e difesa.
Il verdetto conferma la pesante responsabilità penale per il gruppo che, sotto la guida del capomafia Francesco Luppino, cercava di ristabilire il controllo del territorio nel trapanese attraverso estorsioni e infiltrazioni nelle aste giudiziarie. Sebbene per Romano e Raia si aprirà un nuovo capitolo processuale per definire i dettagli delle pene, la Cassazione ha confermato l'obbligo di risarcimento anche nei confronti di privati cittadini (familiari di una vittima) che riceveranno cinquemila euro dai condannati Cuttone, Gaiazzo, Li Causi e Pisciotta.
Le condanne.La sentenza della Cassazione conferma un lunghissimo elenco di condanne che superano complessivamente i due secoli di carcere. Tra i nomi principali figurano:
Antonino Cuttone e Vincenzo Spezia, entrambi condannati a 18 anni;
Piero Di Natale, 16 anni.
Il fratello di Francesco Giuseppe Raia, Antonino Ernesto Raia, dovrà scontare 12 anni,
Marco Buffa 11 anni e 4 mesi.
Tra gli altri esponenti coinvolti, le condanne definitive riguardano anche:
Vito Gaiazzo 9 anni,
Antonino Pace e Tiziana Rallo, 8 anni e 8 mesi ciascuno.
Per quanto concerne le figure con ruoli intermedi o partecipativi, la Suprema Corte ha convalidato le pene per:
Carmelo Salerno, 6 anni e 8 mesi e 30 mila euro di multa,
Vincenzo Pisciotta, 6 anni e 4 mesi,
Leonardo Casano e Michele Vitale, 6 anni.
Pene inferiori ai sei anni sono state confermate per:
Giuseppe Salerno , 5 anni e 8 mesi,
Antonino Nastasi e Giuseppe Speciale, 5 anni e 4 anni,
Giuseppa Prinzivalli e Francesco Pulizzi, 5 anni.
Chiudono il quadro delle condanne:
Francesco Stallone, Girolamo Li Causi, Marco Manzo e Vito Vincenzo Rallo (4 anni e 4 mesi), oltre a Rosario Stallone (3 anni e 4 mesi) e Jonathan Lucchese (3 anni e 8 mesi), le cui posizioni erano già state lievemente ridimensionate in appello.
Il collegio difensivo che ha fatto parte di questo ultimo grado di giudizio comprendeva, oltre a Marino e Pipitone, gli avvocati Alessandro Casano, Teresa Certa, Giovanni Marchese, Luisa Calamia, Giampaolo Agate, Tommaso Picciotto, Paolo Paladino, Francesca Lombardo, Antonio Salmeri, Giuseppe Oddo, Vito Galluffo, Calogera Falco e Giuseppe Pantaleo.