Le dichiarazioni del presidente del LCC Salvatore Quinci sull'anniversario della Strage di Capaci

"Una lotta che continua ad essere in campo e più che mai attuale: la lotta contro la cultura mafiosa"

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
23 Maggio 2026 10:01
Le dichiarazioni del presidente del LCC Salvatore Quinci sull'anniversario della Strage di Capaci

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota:

Quella del 23 maggio 1992 è una data che squarcia le nostre coscienze. L'attentato di Capaci ha rimosso ogni alibi, ogni tratto di superficialità e forse anche di colpevole indifferenza. Sull'autostrada A/29 non sono morti soltanto Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinari. Ha trovato la morte anche la nostra convivenza civile. E' stato superato un limite invalicabile. Quel giorno, di fronte alla massima potenza mafiosa, non potevamo più essere testimoni, seppure inorriditi, sepolti dalle macerie.

Lo Stato era stato colpito duramente ma da Stato democratico, pur tra mille contraddizioni, avrebbe reagito. Ma quel tritolo ci chiamava in causa come cittadini, come donne e uomini liberi. Perché la resistenza da opporre andava ben oltre la necessaria risposta delle nostre Istituzioni. Cominciava, nello sconforto, nella paura, una lotta che continua ad essere in campo e più che mai attuale: la lotta contro la cultura mafiosa. La mafia è mafia perché può contare sul sostegno, sulla copertura della cultura mafiosa.

La sua forza sta in questa alleanza. La sfida alla cultura mafiosa è una responsabilità che ricade su ognuno di noi. Vive e si consolida con un sistema di regole e di comportamenti che esclude la violenza, che emargina la sopraffazione, che esalta il diritto contro l'arbitrio. Il percorso che abbiamo intrapreso in questi anni ha risvegliato e rilanciato la forza di questo sistema di valori, ma non c'è un punto d'arrivo. Non ci sarà mai una condizione di equilibrio. La sua affermazione è progressiva, di prospettiva, da utilizzare oggi per costruire il futuro.

La lotta alla mafia è lotta di popolo. Il giudice Falcone ed altri caduti, prima e dopo di lui, hanno tracciato un percorso sacrificando la loro vita. Quel percorso è diventato un solco, una linea che è nelle nostre mani.

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